PESCA AL COLPO

1° Parte Intervista a Maurizio Teodoro – Mondiali Giovani


INTERVISTA A MAURIZIO TEODORO SUI MONDIALE GIOVANI

Un mese fa si concludeva la settimana dei campionati mondiali giovanili che nel 2015 hanno fatto tappa in Serbia, nei pressi della cittadina di Smeredevo, pochi chilometri a sud di Belgrado. Un’esperienza che è stata dolceamara per la spedizione azzurra, tornata in patria solamente con l’ottimo argento conquistato dalla squadra dei giovanissimi under 14 guidata da Michele Natali. Purtroppo le altre due rappresentative italiane per pochissimi grammi sono rimaste giù dal podio ed anzi, si potrebbe quasi parlare di podio sfiorato solo per piccoli dettagli. Come sempre in seguito ad un campionato mondiale abbiamo fatto due chiacchiere con Maurizio Teodoro, capitano degli under 18 che, come sempre, si è rivelato gentilissimo nel rispondere alle nostre domande e raccontarci com’è andata l’avventura in terra serba.




Eccoci qua a raccontare un altro campionato del mondo, che hai vissuto come sempre da capitano e per il secondo anno consecutivo alla guida della nazionale under 18. E’ stato un mondiale davvero duro ad iniziare proprio dalla partenza per il lungo viaggio e proseguito poi all’insegna del forte caldo che ha messo a dura prova tutti i presenti, finendo poi a tutte le difficoltà tecnica sull’impostazione della pesca. In più c’erano molti dubbi sul campo gara e la pesca da fare. Per l’occasione avete scelto le nazionali a Spinadesco osservando i ragazzi sulla pesca corta in cerca di pesci di piccolissima taglia. E’ servita tutta questa preparazione? Raccontaci un po’ il tutto.

Se dovessi parlare della decisione di scegliere la nazionale su un campo gara come Spinadesco, direi che è stata una mossa azzeccata in quanto la pesca è stata a cinque – sei pezzi nel sottoriva per prendere bremette e gardoncini di taglia molto piccola da 4 a 7 grammi. La nostra impostazione è stata quella di giocare sul numero di catture, trascurando magari la ricerca dei pochissimi pesci di taglia. E tutto ciò comunque si può notare anche dalle classifiche dove si vede benissimo il numero totale dei nostri pesci e quelli dei nostri avversari. La scelta di non cercare il pesce di taglia è stata dettata anche dalle condizioni avverse del meteo, con un caldo talmente asfissiante che per tutta la settimana le temperature sono rimaste al di sopra dei quaranta gradi. Per quanto riguarda il viaggio hai detto bene, è stato davvero epocale, lungo ben 18 ore, ma questo non ha grande importanza visto che anche altre nazioni hanno dovuto sobbarcarsi questo problema. A parte noi “vecchi” che abbiamo sentito la stanchezza per qualche ora in più, i ragazzi dopo un giorno sono stati subito abili e arruolabili.

Abbiamo affrontato il mondiale cercando di interpretare la pesca un po’ a modo nostro cioè di prendere tanti pesci garantendoci un piazzamento medio per la squadra. C’era un’altra interpretazione volendo, ovvero stare a 11,50 metri in cerca di pochissimi pesci di taglia o in cerca delle carpe come hanno fatto i serbi nella giornata di venerdì. Però era una interpretazione molto rischiosa che poteva portare ottimi risultati e pessimi risultati. Per l’appunto i serbi hanno conquistato la vittoria in due settori, ma anche portato ben due dodicesima posizioni di settore, pesantissime per la classifica.

Le carpe erano state seminate poco prima del mondiale e tutte di taglia compresa tra il chilogrammo ed i due chilogrammi di peso. Oltre a queste, gli unici pesci di taglia erano dei rari carassi, mentre per il resto non era presente alcun pesce più grosso di un centinaio di grammi, ad eccezione di rarissime breme o gardon da 300/400 grammi le cui catture si possono contare sulle dita di due mani. Secondo la nostra deduzione, l’assenza del pesce di media taglia poteva essere dettato dal fatto che nel canale vengono spesso buttate delle rete per il recupero del pesce e quelli al di sotto di una certa taglia riescono a sfuggire alle reti, mentre quelli più grossi no. Gli unici che sono riusciti a prendere qualche pesce un po’ più grosso sono stati i francesi, i quali hanno catturato anche dei gardon da 30 – 40 – 50 grammi pescati proprio alla francese, ovvero fuori dalla pastura, ai bordi della pasturazione. Una pesca che non si addiceva molto alle nostre caratteristiche, più abituati ad essere sempre in movimento piuttosto che aspettare cinque minuti per la cattura di un pesce. Il rammarico è che ancora una volta, come in Olanda, a buttarci giù sono stati due settori: il primo quello in cui era presente Yuri Tabasco che per dieci grammi ha perso dieci grammi e per trenta/quaranta un’altra, utili per buttare indietro i nostri avversari. Stesso discorso nel settore di Maicol Marchetti che per centocinquanta grammi non abbiamo lasciato dietro le nazioni in lotta per il podio con noi. Dalle nostre previsioni riuscendo a stare nelle prime quattro o cinque posizioni in tutti i settori, cosa possibilissima per le nostre qualità in campo, saremmo saliti tranquillamente sul podio. Purtroppo però a scombinare i piani si sono messe le catture di quel paio di carpe che portavano a superare il chilo e mezzo – due chili necessari per restare nelle posizioni di testa.

Parlando del canale di per sé, visivamente assomigliava molto alla Fiuma, sia dal punto di vista morfologico, sia dal fatto che erano presenti delle idrovore che prendevano acqua dal Danubio. Molto comodo per la pesca, presentava sul fondale delle erbe che prima dell’inizio della settimana iridata erano maggiori e sono state diminuite dall’organizzazione che ha effettuato un parziale sfalcio. Un erba che non ha dato molti problemi alla pesca, anche se prima di ogni sessione di prova e prima dell’inizio delle gare abbiamo messo in guardia i ragazzi dal sondare molto bene e cercare di capire dove potevano esserci degli impedimenti. Un particolare filamento di erba che si staccava anche facilmente, ma che risultava fondamentale per la presenza della minutaglia su cui abbiamo impostato la nostra pescata.

Ad ogni modo il risultato è stato quello che è stato, ma nulla si può dire dell’impegno profuso dai ragazzi in condizioni proibitive dal punto di vista del caldo e nella difficile tipologia di pesca. E’ stato molto appagante vedere questo impegno e gli sforzi da parte dei ragazzi che hanno comunque risposto presente in ogni momento della settimana. Stesso discorso naturalmente anche per le altre nazionali azzurre con l’ottimo argento degli under 14 ed il podio sfumato per l’under 23 per soli pochi grammi. Tra di noi c’è stato un grandissimo lavoro e l’esperienza dei tecnici come Claudio Guicciardi, Stefano Defendi e Umberto Ballabeni è stata molto importante. C’è stato un grosso scambio di opinioni ed informazioni che è servito almeno per portare a casa una medaglia. Per il resto fa parte della pesca rimanere giù dal podio anche per pochi grammi, ma bisogna essere comunque soddisfatti e contenti perché credo che nazionali così affiatate fa piacere vederli, specialmente nelle difficoltà e nell’interpretazione della pesca che non era assolutamente semplice per l’Italia in generale.

Scusami se ti interrompo Maurizio in questo dettagliato racconto, ma mi verrebbe da dirti che ancora una volta andiamo a confrontarci in pesche che in Italia praticamente non si fanno mai. E’ esatta questa deduzione?

Hai perfettamente ragione. In Italia non facciamo mai gare dove servono finali dello 0.06 , ami del 24 e galleggianti da 4×10 a mezzo grammo. Se guardate il bicchiere mezzo pieno, i ragazzi hanno fatto un grande sforzo per cercare di adattarsi a questa pesca e non sono stati premiati. Però l’orgoglio è che noi come nazione, ovvero sommando i piazzamenti delle tre nazionali, siamo stati secondi solamente alla Francia. Se ci fosse una classifica complessiva per nazioni, saremmo stati d’argento.

A tal proposito, la Francia è esplosa negli ultimi anni tornando ad essere la nazione devastante che era negli anni 70’ circa sia a livello giovanile, che femminile, che seniores.

Guarda, bisogna dire che gli ultimi due mondiali giovanili si sono svolti in campi gara dove la pesca era attitudinale per la Francia stessa, ma anche per Belgio, Olanda, Germania e molte nazioni dell’est europeo. Tenete conto che la Polonia ha gardon e breme, perciò attenzione che sono nazioni che già parlano di loro, ma continueranno a far parlare di loro. Si tratta di nazioni preparate e sono molto più pescatori di noi.

Se dovessi tornare a fare il mondiale in Serbia cambieresti qualcosa dell’impostazione decisa o rifaresti tutto?

Tutto quello che ho fatto ho sempre condiviso. La cosa che voi non potete sapere è che c’è una grande stima di tutto il gruppo. Si vince e si perde assieme. Il perdere non fa piacere, però gli sforzi sia fisici che mentali di tutti i ragazzi, anche delle altre nazioni, bisognerebbe essere presenti per poterli capire perché si dorme quattro / cinque ore a notte e con riserve d’acqua sempre dietro per il caldo di fine luglio – inizio agosto, periodo in cui si svolge sempre il mondiale giovani. Insomma la settimana mondiale non è una vacanza e non si parte con la nazionale per rilassarsi.

E a tal proposito racconteremo prossimamente di come funziona tutta la settimana mondiale. Inutile dire, poi, che la federazione va lodata per l’impegno profuso…

Assolutamente. Ne parliamo sempre alla fine, ma in realtà ogni intervista dovrebbe iniziare con i ringraziamenti alla FIPSAS che fa davvero di tutto per non farci mancare nulla e ci aiuta in tutti i giorni che siamo lontani da casa, lontani dall’Italia. Quindi davvero un grazie enorme va a tutto lo staff federale, dal primo all’ultimo per tutto ciò che fanno per i nostri ragazzi e non solo.

Questo era il racconto di Maurizio Teodoro, commissario tecnico assieme ad Umberto Ballabeni della rappresentativa under 18 di pesca al colpo. Nella seconda parte in uscita nella serata di domani continua il racconto di Maurizio sull’altro mondiale vissuto, quello femminile in Belgio.