Trout Area

Area Trout – Nuova moda o futura realtà?


ALLA SCOPERTA DELL’AREA TROUT

Una nuova tecnica sta raccogliendo sempre più appassionati, tanto da veder nascere vere e proprie comunity e laghetti a cui dedicarsi. Sto ovviamente parlando dell’ Area Trout, un modo nuovo di approcciarsi allo spinning in laghetto. Ma in fin dei conti, l’Area Trout che cos’è? Come si pratica e che attrezzatura ci serve? E poi, dove praticarlo?




Partiamo dall’inizio, spiegando da dove arriva. E’ una tecnica che nasce in Giappone, dove da diversi anni viene praticata in piccoli laghetti. Come già detto più volte nelle scorse settimane, è arrivata anche in Italia partendo principalmente nell’area centrale della penisola ed in particolare in Umbria, Abruzzo e Lazio. Regioni in cui si è iniziato subito con l’organizzazione di alcune manifestazioni. Ciò ha portato inevitabilmente alla realizzazione di un vero e proprio regolamento da diffondere in tutti i laghi e negozi, in modo da divulgare questa nuova disciplina. Le esche utilizzate sono esclusivamente artificiali ondulanti, mentre non sono ammesse esche di gomma di qualsiasi natura, oppure ami dressati con piumette. Nemmeno i rotanti o simili sono ammessi nell’ Area Trout. Gli unici artificiali consentiti sono dei micro ondulanti e micro minnow muniti di amo singolo senza ardiglione. In commercio ormai esistono un’infinità di colori e forme. Inoltre, fattore molto importante in questa specialità, è previsto assolutamente il Catch & Release della preda, oltre ad evitare in modo tassativo il contatto con la stessa; motivo questo che obbliga l’utilizzo di un guadino con rete siliconica od in gomma e di un “Relase”. La tecnica consiste nel pescare con micro ondulanti da massimo 5 grammi, muniti di amo senza ardiglione, così da poter nuocere il meno possibile al pesce. Le forme ed i colori hanno un’importanza rilevante in merito. Sul come si pratica, si può riassumere il tutto leggendo le righe sopra. Si potrebbe pensare che basti recuperare un ondulante con una canna light, ma in realtà le cose non stanno proprio così. Non è nemmeno così semplice infatti, in quanto siamo abituati ad artificiali con peso e dimensioni di gran lunga superiori rispetto a quelli da “Area Trout”. Non solo, ma senza una canna specifica non potremmo nemmeno farli lavorare nella maniera corretta. La velocità di recupero sarà la nostra chiave di svolta. Certo, fin qui niente di nuovo. D’accordo, ma la possibilità di catturare le nostre con una canna ed un mulinello light, anzi, ultra light, secondo me risulta molto divertente. Specialmente se poi il pesce lo rilascio in acqua. Personalmente mi piace sempre di più il rilascio del pescato con la massima cura possibile ed il cardine principale di tale tecnica diventa quasi la sua filosofia. Oltre al guadino con rete gommata, che evita di danneggiare la cute del pesce (risultando anche inodore una volta asciutto), precedentemente ho citato anche il Relase. Cos’è il Relase? Semplicemente un piccolo “ferro” piegato a dovere, che permette di slamare la trota in acqua, senza neppure doverla toccare. In pratica, una specie di lungo slamatore.

Passiamo agli artificiali. Ne esistono di svariate forme, colori e grammature. Benissimo, come sceglierli? Gli ondulantini più stretti li sceglieremo se dobbiamo lanciare verso il centro del lago. La tecnica di recupero sarà caratterizzata da leggerissime jerkatine, alternando piccoli movimenti e pause. I colori saranno prevalentemente scuri in giornate molto soleggiate quindi si andrà sul nero, marrone, grigio e verde scuro. Un’altra forma molto interessante è quella simile ad un rombo, il che rende l’esca estremamente versatile in tutte quelle situazioni in cui le trote saranno particolarmente attive. In questo caso le grammature variano da 0.8 grammi a 3.6 grammi. Nelle giornate soleggiate con attività in superficie sono gli stessi scuri di prima, mentre i colori accesi la faranno da padrone nelle giornate cupe. In commercio si trovano alcuni modelli chiamati sassolini che sono utilizzati per ricercare il pesce vicino al fondale con un movimento Sali e scendi, cosa da poter imitare il pellet che cade in acqua. Per concludere, quasi tutti gli ondulanti da “Area” sono colorati in entrambi i lati con lo stesso colore oppure a contrasto oppure ancora sulla scala del colore del primo impresso. Ciò consente di dare maggiore visibilità all’esca, oppure togliere il riflesso che in alcuni casi può risultare fastidioso alla trota.

Capitolo attrezzatura – Saranno necessarie canne specifiche che avranno una lunghezza minima di 5,6 piedi, circa 167 cm, per un massimo di sette piedi, circa due metri e dieci centimetri, con una potenza di lancio che varia da 0.1 a 3,5 grammi secondo la lunghezza. L’azione deve essere rigorosamente ultra ultra light, fino ad arrivare alla Light. Le lunghezze maggiori sono indicate per i laghi di grande dimensione, come quelli del Nord Italia, mentre per i bacini più piccoli si utilizzeranno canne decisamente più corte. E’ molto facile confondere queste canne con quelle da rock fishing o street fishing. Non hanno però le stesse caratteristiche. Queste particolari azioni permettono maggiore divertimento durante il recupero anche con trote di medie o piccole dimensioni. Non è raro imbattersi anche in trote di grossa dimensione, che garantiscono maggiori difficoltà di recupero e, di conseguenza, maggiore divertimento mettendo a dura prova più le nostre capacità che l’attrezzatura che stiamo usando. Per poter lanciare al meglio questi mini ondulanti e sfruttare al meglio le potenzialità delle canne ultra light, è praticamente obbligatorio imbobinare i mulinelli con fili altamente specifici o trecciati di alta qualità, con un carico di rottura intorno alle 4 libbre. Ovviamente a questi trecciati è necessario abbinare un terminale in fluorocarbon oppure un fluorocarbon specifico da mulinello andrà altrettanto bene. Chiaramente anche i mulinelli dovranno essere all’altezza della canna, quindi leggeri e di modeste dimensioni. Le taglie più consigliate sono dal 1000 al 2000 al massimo. In particolare dovremo fare attenzione alla regolazione della frizione e che sia di ottima qualità. La velocità di recupero può variare dal 5:1 al 6:1,1 ma questa è più una scelta personale che un obbligo. Personalmente preferisco i mulinelli lenti.

Dopo aver fatto tutto questo elenco potrebbe sembrare una tecnica costosa o da “fighetti”, ma in realtà non è assolutamente così. Per farsi un’attrezzatura da Area Trout si spende il giusto, nulla di più delle altre tecniche dello spinning. Oggi tutte le case importatrici fanno si di avere un range di prezzi alla portata di tutti, così come gli artificiali. Certo, esistono in commercio giochini costosi ed esclusivamente Made in Japan, ma sta a noi trovare il giusto compromesso.

Concludiamo questo lungo articolo di iniziazione all’Area Trout parlando dei luoghi ove praticare tale disciplina. Io consiglierei i laghetti di medie o piccole dimensione dove viene praticato il catch & release con un permesso orario molto contenuto, oppure giornaliero. Tanti si chiederanno il perché debbano rilasciare le trote che spesso sento chiamare “Trote Pollo”. Il rilascio del pescato fa parte della filosofia del pescatore sportivo e ad esso non importa da dove proviene, in quanto si tratta sempre di un essere vivente. Per quanto mi riguarda anche questa “trota pollo” merita tutto il mio rispetto come qualsiasi altro pesce. la divulgazione del Catch & Release inizia anche da qui e se tale tecnica la promuove, per me è valida.

Mauro Marzi di Armeria Caccia e Pesca Il Gatto e La Volpe in Viale Bligny 60, Milano.