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Asciutta invernale del navigli: è un grave problema!

A Milano, come per il resto della pianura padana, l’annoso problema della concentrazione delle polveri sottili nell’aria è principalmente legato al vento e alla pioggia.

Gli amministratori locali non attendono altro che piova per non dover pagare un giorno in più di sanzione alla Comunità Europea per il superamento dei limiti di PM10. Ma se con la pioggia, da un lato, si ottiene un miglioramento della qualità dell’aria, il rovescio della medaglia è ancor più drammatico e soprattutto sconosciuto. Le polveri sottili infatti, con la pioggia, si riversano nei fiumi oppure nelle più profonde falde freatiche. In ogni giorno di pioggia a Milano, nelle acque dei Navigli si riversano quintali di agenti inquinanti depositati da giorni lungo le strade adiacenti e non di questi antichi corsi d’acqua e successivamente nel Ticino, nel Po e infine nell’Adriatico. Polveri sottili di ogni tipo, naturali o derivanti dalla combustione di idrocarburi, si sciolgono facilmente nell’acqua e sono, in parte, assimilate nelle carni dei pesci. Se a prima vista l’acqua dei Navigli milanesi può sembrare molto limpida, in realtà essa nasconde un’infinità di veleni che nemmeno il più sofisticato sistema di trattamento delle acque è in grado di debellare totalmente. Se poi consideriamo che i Navigli subiscono costantemente drastici cali di livello, se non addirittura complete asciutte risulta ben chiaro che i pesci sono le prime vittime delle colpe dell’uomo. E sono queste asciutte, specialmente quelle che avvengono durante il periodo invernale, ad influire in modo pesante su tutta la popolazione ittica. Rispetto a quelle tradizionali che avvengono tra marzo e aprile e tra settembre  ottobre, le asciutte nel pieno inverno sono più letali. Ogni anno è sempre la stessa storia. Da Turbigo a Pavia, salvo pochi tratti in cui vengono mantenuti pochi centimetri di acqua, il letto dei due “fiumi” di Milano si asciuga completamente, lasciando che la poca acqua rimasta piano piano evapori o filtri nel terreno. In inverno il problema è ben più grande in quanto, con le temperature costantemente sotto zero fino a 5 – 6 gradi durante la notte e sopra lo zero per poche ore al giorno, queste pozze ghiacciano, intrappolando i pochi esseri viventi che sono presenti al loro interno, principalmente pesci e, in rari casi, anche i gamberi di acqua dolce, portandoli a morte certa. Cavedani, scardole, barbi, savette, rutili, pighi, alborelle, carassi, triotti; quasi tutte specie autoctone che nulla possono contro la totale mancanza di acqua che per molti giorni l’anno affligge interi tratti di canale. A questa agonia, secondo studi scientifici, dovrebero salvarsi solamente specie come anguille e pesci gatto che, grazie alla loro epidermide, riescono a sopravvivere rimanendo solamente umidi. Lo scorso anno la situazione è stata veramente critica, con il Consorzio Villoresi che ha lasciato pochi centimetri di acqua proprio nel periodo più freddo dell’anno, quando il vortice polare ha avvolto l’intera Pianura Padana portando temperature fino a quindici gradi sotto lo zero, portando a ghiacciare addirittura un grosso bacino come l’Idroscalo di Milano. Quest’anno la storia si è ripetuta. Esattamente nella settimana più fredda dell’anno i Navigli sono stati prosciugati, lasciando ancora una volta che le pozze di acqua rimaste congelassero. Una situazione di completa strage volontaria operata dai gestori del Consorzio che, nonostante tutti i buoni propositi ambientalistici, non sono in grado di evitare. E così’ a rimetterci le pinne sono sempre loro, i pesci, inconsapevoli vittime di situazioni poco pubblicizzate in quanto “invisibili” all’opinione pubblica, in opposto alle numerose segnalazioni di maltrattamenti ad ogni tipo di animale, al di fuori dei pesci. Animalisti che, inoltre, sono i primi ad accusare ingiustamente tutti i pescatori di maltrattare il pesce, fregandosene completamente però quando bisogna agire realmente e salvare le migliaia di vite ittiche.      

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