NOTIZIE DAL MONDO

Bracconaggio – Aumenta il problema


BRACCONAGGIO A MANTOVA – AUMENTANO LE “BANDE”

Non sono bracconieri occasionali. Semmai si tratta di bande organizzate. Forse una decina o anche più quelle in attività nel Mantovano. Pescano di frodo, calano le reti di notte – o, nel caso dei siluri, lenze con decine di esche – e fanno quintali di bottino in spregio alle regole e alla tutela dell’ambiente.Sanno già dove piazzare il pescato, c’è un mercato nero che ingoia di tutto, un sommerso che alimenta l’attività di bracconaggio. Il fenomeno dei predoni dei fiumi sta cambiando fisionomia. Non sta solo crescendo nei numeri, sta anche ampliando il suo raggio d’azione. Dall’osservatorio delle forze di vigilanza, prima fra tutte le guardie venatorie della Provincia, da oltre un anno s’è allargato dall’asse del fiume Po ai laghi di Mantova, al basso Mincio e negli ultimi mesi al canale Fissero Tartaro. Barche e reti nel magazzino dove viene ammassato il materiale. C’è un magazzino alle porte della città dove le guardie ittico venatorie della Provincia hanno stoccato tutto quello che negli ultimi quindici mesi sono riusciti a togliere alle gang della pesca illegale. Ci sono 24 chilometri di reti illegali, dieci barche e oltre una trentina di chili di pesce che, essendo stato rinvenuto morto, o addirittura già sfilettato, viene conservato (nei surgelatori), come qualsiasi prova di reato. Il danno. Sono almeno due i riflessi negativi dell’attività dei predatori dei fiumi. Il primo, come è facile immaginare, è ambientale. La pesca di frodo, praticata soprattutto nel tardo inverno o in primavera – quando la fauna ittica esce dal letargo e si prepara alla riproduzione – non fa alcun tipo di selezione. Raccoglie tutto e in modo massiccio, ripulisce lunghi tratti di corsi d’acqua da tutto ciò che è vivo. Basti pensare ai canali dove la sera vengono piazzate in obliquo centinaia di metri di rete. Per una notte intera tra le sue maglie viene bloccato tutto quello che passa. Sono carpe, carassi, cavedani, tinche, lucci e altro ancora. A decine di chili. Ma c’è anche un danno sanitario. Il bottino dei predoni dei fiumi è destinato alla tavola, più spesso quella di paesi come la Romania, anche se il sospetto è che qualcosa finisca tra le maglie di un presunto mercato nero nazionale. Il fatto è che proviene da acque inquinate o viene, come nel caso dei siluri, sfilettato sul posto e confezionato in porzioni senza alcun accorgimento igienico. I controlli. I pescatori stranieri che hanno richiesto una licenza di pesca negli ultimi due anni hanno raggiunto quota 3.500. È probabile che tra di loro si nasconda anche qualche predone. La Provincia continua a condurre con propri mezzi (quattro imbarcazioni) e la collaborazione dei volontari delle associazioni di pesca, numerosi controlli sul fiume sul Po. Nel 2013 sono stati portati a termine 280 controlli, notificati 16 sanzioni amministrative e 11 verbali di sequestro. Ma è anche vero che per monitorare gli 80 chilometri di Po che scorrono in territorio mantovano, non esiste un corpo di vigilanza dedicato. Lo scorso anno il boom. L’attività di vigilanza coordinata con le altre forze di vigilanza, (Fipsas (Federazione poesca sportiva), Parco del Mincio, Carabinieri, Polizia e Corpo forestale dello Stato) ha portato a denunciare alla procura sei persone, a contestare 186 sanzioni e mettere in atto 22 sequestri di materiale. I vigilanti anti-predoni hanno immagazzinato due furgoni, quattro imbarcazioni, una ventina tra canne da pesca e bertovelli, 14 chilometri di reti, oltre 8 quintali di pesce morto, più decine di quintali di pescato ancora vivo che è stato rilasciato. Le sanzioni. Nel 2014 sono stati 181 i verbali elevati dagli organi di vigilanza dei fiumi. Di questi la maggioranza, (146) sono a carico di stranieri, albanesi, tedeschi, moldavi, cinesi, ucraini, ma soprattutto romeni (raggiunti da 99 verbali). Solo 57 verbali sono stati pagati: dei 20mila euro di sanzioni a carico dei pescatori stranieri, nelle casse della Provincia sono entrati 6mila euro, o poco più. I restanti 35 verbali sono a carico di italiani per un totale di circa 23.000 euro. Ma anche qui all’incasso è andato per ora solo un terzo della somma, 7.600 euro. Nel settembre 2014, visti i costanti tagli di bilancio, la Provincia ha introdotto una tassa istruttoria di 15 euro per ogni licenza emessa, con l’impegno a dedicare i fondi alla salvaguardia del patrimonio ittico.




Fonte – Gazzetta di Mantova