CARPFISHING

Carpfishing – Finale Campionato Italiano a coppie


FINALE CAMPIONATO ITALIANO A COPPIE CARPFISHING

Nei giorni 31 Luglio, 1 e 2 Agosto si è disputata la finale del Campionato Italiano a coppie di carpfishing nel bacino Enel di Pietrafitta. Questo è un famoso campo gara che ha ospitato anche importanti competizioni internazionali tra cui i campionati del mondo di carpfishing, l’ultimo giust’appunto lo scorso anno. In questo grande evento del campionato italiano si sono visti impegnati tutti i carpisti d’Italia che hanno ottenuto la qualificazione passando il turno della semifinale nelle varie zone di appartenenza: nord, centro e sud. Il Lago di Pietrafitta, come sempre, si è presentato fantastico. Durante tutto il mese di luglio il caldo torrido ha fatto da sfondo alla nostra preparazione e durante il viaggio di andata siamo incappati in un forte temporale all’altezza di Firenze e la cosa ci ha fatto un po’ scoraggiare sulle condizioni meteo che si sarebbero verificate in Umbria. All’arrivo sul lago, dopo aver fatto due chiacchere con amici che non si vedevano da tempo, sono stati consegnati i numeri con le postazioni e il relativo picchetto. Dopo la cattiva esperienza dell’anno scorso durante la quale abbiamo sorteggiato una delle postazioni meno producenti del lago, ricche di incagli e difficilmente pescabili speravamo che almeno quest’anno la fortuna girasse un poco dalla nostra parte e così è stato. Dopo aver accuratamente sondato il fondale con l’ausilio del marker ho constatato che i nostri 20 metri di box erano liberi da incagli e che ce la si poteva giocare con gli altri concorrenti del settore. Il vento e alcune gocce di pioggia mattutine ci hanno dato un notevole disturbo nella preparazione del campo, ma dopo circa mezz’ora il sole e il caldo sono tornati ad essere padroni della situazione. Conoscendo la situazione di pesca che avremmo dovuto affrontare, ci siamo preparati a casa circa 200 palle di pastura (meno della metà delle occorrenti) fatte solo esclusivamente con tiger, mais e canapa tritati; per evitare un avanzare troppo rapido della fermentazione delle granaglie abbiamo così deciso di riporle in un congelatore a cella e di estrarle al momento della partenza per raggiungere il lago. La prima mezza giornata è passata molto in fretta e la stanchezza del viaggio si è fatta sentire soprattutto durante la massiccia pasturazione che richiede pescare in questi laghi. Il sabato mattina sorge il sole e nessun pesce si aggancia sui nostri ami. Il cattivo umore e la carica comincia a scendere. Già stanchi, ci toccava affrontare un’altra giornata di intensa pasturazione e nel frattempo un forte vento frontale ci ha impedito di raggiungere le distanze desiderate al punto che la fatica nel lanciare palle di pastura ha iniziato a mescolarsi con il malumore di un clamoroso ed inaspettato cappotto! Durante il pomeriggio io e il mio compagno facciamo un rapido scambio di idee per variare la tecnica di pesca e cercare di dare una svolta a questa pessima gara iniziata totalmente in discesa, visto che tutti gli altri componenti del nostro settore avevano catturato delle carpe, mentre noi nemmeno una. Mentre ci confrontiamo, una lenta partenza ci “sveglia”, l’adrenalina sale e ci rincuora. Con molta calma e concentrazione seguo le potenti ripartenze del pesce e, mentre il forte vento e le onde fanno fischiare fortemente il filo, vediamo affiorare la sagoma della carpa. Il mio socio entra in acqua e con grande destrezza alla prima occasione insacca il pesce e lo porta sul materassino. Con canne di 3,5 – 4 libbre e fili dello 0,20 mm i combattimenti sono sempre allo stremo e durano parecchi minuti. Ricaliamo la canna. Intanto scende la sera, il vento si placa e riusciamo a gettare un po’ di esche nella zona da noi prestabilita. Nel frattempo scade l’orario di pasturazione e così dobbiamo riporre le canne da spod e cominciare con il cobra. Durante la sera tra una chiacchiera e l’altra decidiamo di impostare l’ultima notte, decisiva, con una tecnica che usiamo sempre dove peschiamo di solito ma che ci dissero che in quel lago i pesci non “rispondevano”. È ormai giunta la mezzanotte, gli occhi si chiudono senza volere, ricalo una canna e mi fiondo sulla branda per un po’ di riposo, dopo circa mezz’ora mi ritrovo su quella massicciata di sassi con un pesce in canna ed anche questa viene portata a guadino. Durante la notte riusciamo a portare dentro la nassa altre 4 carpe di discreto peso. La mattina seguente arrivano i giudici e nel nostro settore quella notte eravamo gli unici ad aver catturato, a parte un’altra coppia che ha salpato un pesce. Mentre bevo un buon caffè faccio i conti sulla scheda catture: abbiamo recuperato ben tre posizioni in una notte sola! Seguendo la classifica generale, se fosse rimasta così la situazione, ci sarebbe mancato un solo pesce per poter entrare a fare parte del club azzurro. Mentre informo il mio socio, parte una canna con uno zig-rig di oltre 5 metri. La consapevolezza di quanto valesse quella carpa ci ha fatto letteralmente tremare le gambe. Era lei, la più importante. O dentro, o fuori dagli azzurri e con un brivido anch’essa entra nella rete facendoci gioire talmente tanto da far annullare tutta la stanchezza accumulata, dandoci quella forza necessaria per affrontare l’ultima ora di competizione. Seguivo attentamente la classifica, sperando che rimanesse intatta e nessun altro catturasse pesci. E così è stato. Dopo aver smontato il campo e aver raggiunto il ritrovo all’entrata del lago abbiamo atteso con ansia le classifiche nelle quali abbiamo constatato che il nostro nome era segnato in giallo, a significare l’effettiva entrata nel Club Azzurro! Ora ci aspetterà un 2016 di duro lavoro e sacrificio per affrontare altre 4 gare con i ragazzi della nazionale.




Per Fishingmania Simone Ferrari