CARPFISHING

Carpfishing – L’uncino vincente


CARPFISHING – PARLIAMO DI AMI

Non si scopre l’acqua calda nel dire che è l’accessorio più importante nell’ampio panorama dei vari componenti delle nostre montature: costituisce di fatto il punto di congiunzione con la nostra possibile preda. Nel mio percorso di carpista non ho portato a guadino grosse carpe perché l’amo si è deformato o addirittura troncato di netto. Tutto ciò è dovuto al fatto che gli uncini avevano dei limiti oggettivi. Gli ami di ultima generazione, invece, rappresentano un perfetto connubio fra leggerezza e resistenza, in particolare quelli rivestiti in teflon che sono anche opacizzati. Ma qual è l’uncino su cui vale la pena puntare e perché una forma piuttosto che un’altra? Bisogna tenere in debita considerazione anche il posizionamento dell’occhiello. Se rivolto verso l’esterno ha una logica inerente alla funzionalità realizzare un mini D rig che naturalmente va “attivato”, andando ad innescare un’esca galleggiante. Con questa tipologia di amo si possono effettuare impeccabili stiff rigs. Tuttavia vanno per la maggiore quelli con l’occhiello in asse e le versioni con l’occhiello rivolto verso l’interno (in linea di massima con un angolo intorno 20 per cento). Inoltre, l’amo a gambo lungo si addice meglio agli inneschi pop up, mentre i modelli a gambo corto, in linea di massima, sono più indicati per le esche affondanti. Fatta questa premessa, la scelta dell’amo deve essere effettuata in relazione all’ambiente di pesca (habitat con presenza o meno di ostacoli) ed alla relativa intensità di pesca e considerando naturalmente la variabile esca. Personalmente, il controllo sull’integrità e l’efficienza dell’amo è maniacale. Nel caso in cui avessi anche il minimo dubbio sull’efficacia dell’uncino (non performante al 100%), sicuramente non esiterei un attimo a sostituirlo. Va da sé che un controllo sistematico delle condizioni della punta quando si opera su fondali duri (ghiaia, pietre, ecc) è fondamentale. Purtroppo anche gli ami di nuova concezione si spuntano con una certa facilità. Dopo una sola “preda” bisogna effettuare il cambio, perché l’amo non “picca” più a dovere. Sono arrivato ad una conclusione: gli ami Milo (Made in Japan) non temono confronti, soprattutto hanno punte affilatissime ed una ineguagliabile tenuta; inoltre,con lo stesso amo è possibile fare più catture senza alcun problema di sorta. In passato ho fatto ricorso, spesso, alla pietrina per rifare la punta o per togliere sbavature. Con tale utensile però si corre il rischio che nel cercare di ripristinare una punta si vada, poi, a realizzare una vera e propria lama; la quale non farà presa sull’apparato boccale della carpa e pertanto scorrendo va a tagliare di netto i tessuti del pesce. Sconsiglio questo genere di operazione (se l’amo non è più idoneo buttiamolo via) che non risulta vantaggiosa anzi tutt’altro: oltre ad innalzare le percentuali di slamata, è causa di lesioni che possono compromettere l’incolumità stessa della carpa.




VARIABILI di PESCA

Nel caso in cui la pressione di pesca fosse veramente intensa, la mia scelta cadrebbe inevitabilmente su amo del 6 o addirittura dell’8; ovviamente questo ha un senso quando non ci sono ingombri o si ha la possibilità di cedere filo così da poter sviluppare un combattimento non troppo violento. Scendendo di taglia, il filo dell’amo diventa inevitabilmente sempre più sottile, pertanto si renderà opportuno “forzare” il giusto e soprattutto lavorare il pesce sfruttando al massimo l’elasticità della canna e, ovviamente, la frizione. Se attivo l’inganno con una pallina affondante in un ambiente pieno di intrichi la mia scelta cade su un amo robusto, dalla curvatura ampia, dal gambo corto, in particolare l’Anti Snag Cather Hook. Questo uncino ha l’occhiello in asse e per migliorarne la funzionalità vado ad inserire un pezzetto di tubino termo-restringente realizzando un classico “line aligner” (in modo da accentuare l’angolo di fuoriuscita del filo). Quando invece vado a caccia di erbivore, gioco forza, punto su un amo del 1 volendo anche un 1/0, preferibilmente dal gambo medio lungo e con punta dritta e alta. Così da insidiarle avendo la possibilità di esercitare una massima trazione a senza alcun problema nel caso di ripetute ripartenze da parte del pesce. Le cose semplici e basate sull’essenzialità, alla lunga, si rivelano essere le più performanti: “badiamo al sodo”. Il Classic Boilie Hook rivestito in PTFE è quello che mi permette di coprire, in linea di massima, tutte le situazioni di pesca: eccellente per fare un blow out line aligner. Basta utilizzare due mm di tubetto in silicone per tenere in asse il capello sul gambo e legare l’amo con un nodo senza nodo. Una delle mie presentazioni preferite è l’omino di neve non nella versione classica: non mi avvalgo di due boilies tonde di differente diametro, bensì opto per una sezione dumbell affondante sormontata da un’altra metà dumbell pop up; di conseguenza occorrerà bloccare le due parte infilate sul capello con un chicco di riso. Anche nella circostanza di un doppio innesco 15/20 mm preferisco realizzare un inganno con un amo relativamente grande (generalmente un 2 o un 4). Ovviamente, quando ci si avvale di un boccone voluminoso sarà fondamentale tenere il cappello abbastanza lungo, affinché la stessa esca non determini il cosiddetto effetto ombra. Quanto “riportato” deriva da un insieme di esperienze fatte nel tempo, è fuori discussione che non costituiscono la verità assoluta; tuttavia Concludo invitando neofiti e non ad usare sempre la massima cautela nello slamare le beneamate: è una nostra priorità. Ben venga l’impiego degli ami di ultima generazione, perché, sono dotati di micro ardiglione; “incideranno” meno nella bocca del pesce e risulterà più semplice l’operazione di slamatura anche nel caso di una piccata profonda. Sperando che queste righe Vi siano utili, faccio a tutti un in bocca al lupo!!!

Glauco GRANA