Come Pasturare a carpfishing Golden line

Come pasturare a carpfishing


COME E COSA PASTURARE A CARPFISHING

Molto spesso leggiamo articoli riguardanti attrezzature, minuterie montaggi o inneschi. Tutte cose molto importanti, ma altrettanto importante è capire il numero di esche e le varie tipologie da abbinare a questi montaggi. Io personalmente pongo l’esca al centro della pesca della carpa. Secondo il mio modesto parere, ritengo che l’esca componga l’80% della riuscita della mia pescata. A volte, anche se lo spot non è ottimale, con delle buone esche si riesce a catturare ugualmente qualcosa.




Per me il Carpfishing si può parafrasare nella Boilie. Questa sfera racchiude il successo di tutte le nostre avventure. Personalmente la uso quasi ed esclusivamente sul mio amo. Ho eliminato il mais. I pellet li utilizzo solo nei laghetti in abbinamento alla tecnica del feeder, ma qui parliamo di carpfishing. Sono invece ottime alleate le tiger nut che vengono mangiate ed espulse più volte mantenendo così il pesce in pastura. Anche queste non le uso sull’amo, ma solamente per pasturare.

Premetto che non esiste un Carpfishng di serie A o B. Per me il carpfishing vuol dire pescare su laghi di grosse dimensioni o su canali e fiumi naturali dove il pesce presente non è sottoposto a forte pressione di pesca e non è troppo influenzato da fattori esterni. Questi posti presentano una pesca attiva con scarsa presenza di altri pescatori. Il pesce non è mai sovrapasturato o pressato. Spesso si ciba di alimenti naturali come gamberi, cozze o piccoli insetti. E’ importante in queste condizioni capire quante esche buttare, numericamente parlando e la tipologia.

Io mi affido a due tipologie di esche. La prima molto nutritiva e attrattiva. La seconda molto attrattiva, ma dal basso potere nutritivo. Queste le uso singolarmente o in combinazione. Non mi dilungo nella spiegazione di queste due tipologie di esche, ma se siete interessati a saperne di più potete consultare il mio sito www.goldenlinecarp.it

Sono diverse le tipologie di pasturazione. Quella in cui si effettua il lancio di una manciata di esche per un pesce. Quella che implica grossi letti di pasturazione per tentare di fermare branchi di carpe in determinate porzioni di lago. In ambienti ricchi di erbai o di ostacoli si utilizza il primo approccio. Si può provare ad abbinare esche molto attrattive, profumate e magari con colorazioni fluorescenti per cercare di stuzzicare oltre all’olfatto anche la vista delle carpe. Differenziare la presentazione rispetto al possibile cibo naturale presente è utile.In questi casi è importantissimo scegliere bene lo spot di pesca, altrimenti si rischia di non venire presi in considerazione.

Invece nei laghi in cui sono presenti spianate dritte prive di ostacoli, erbai o in presenza di grossi plateau possiamo pasturare con quantità maggiori. Un modo per tentare di creare una zona di alimentazione momentanea.

In questi casi è importantissimo dosare l’esca cercando di capire quante carpe possono essere presenti nella nostra zona. Una buona idea e quella di pasturare con svariati chili ma larghi, non concentrati, in maniera da formare un grosso rettangolo. Questa tecnica io la chiamo a scacchiera perché creo come una scacchiera di circa 200 mq e butto in ogni metro più o meno una/due palline a distanza di circa un metro una dall’altra. Questo sistema è abbastanza laborioso e necessità di pasturare a mano o con il cobra ma esclusivamente dalla barca .E’ importante essere precisi.

Per riuscire al meglio nell’intento inizialmente c’è bisogno di prendere alcuni riferimenti. Quattro segnalini saranno sicuramente di aiuto. Può sembrare tanto, ma spesso sono presenti molte carpe e di buona taglia che in breve tempo mangeranno tutte le esche.La disposizione invoglia i pesci a nuotare e spostarsi, in questo modo rimaranno attive. A conti fatti si tratta di buttare in acqua circa un 400-500 esche. Supponendo un peso medio di 9 grammi vanno a formare una pasturazione iniziale di circa 5 kg. Sulla pastura è importante scegliere le giuste aromatizzazioni e le giuste tipologie.

Io su spot simili (ovvero dove ricreiamo una zona di alimentazione) ho notato che, con esche pesciose non troppo cariche di aroma, si hanno ottimi risultati, oppure con esche molto dolci e veloci a entrare in pesca. I mix migliori per me sono appunto fishmeal o birdfood. A queste, spesso aggiungo attrattori visivi come lo slimer Golden Line. Questo prodotto crea una colonna aromatico/olfattiva che dà un segnale in discesa e porta ad aumentare l’appetito delle carpe. Carpe che a volte possono essere apatiche o non propense a mangiare boilie in quanto non le conoscono oppure non hanno motivo di mangiarle per via del grosso alimento naturale presente. Stimolarle sicuramente è la chiave che potrebbe risolvere la nostra pescata.

La carpa è un animale onnivoro che mangia e assaggia un pò di tutto: semi, tuberi fino alla frutta. Spesso ci è capitato di vedere catturare carpe con fragole, ciliegie o altro. Per questo anche se non conosce le nostre esche sicuramente sarà invogliata ad assaggiarle, in modo particolare se stimolata. Capirà subito che è un buon cibo, trovandole irresistibili, specialmente se equilibrate sul piano nutrizionale.

Dopo questa fase si presenta la possibilità di catturare un pesce. Per continuare a farlo bisogna mantenere i branchi in attività cercando di incuriosire altri pesci in zona e portare altre carpe del bacino ad avvicinarsi a noi. Su una settimana di pesca non è raro utilizzare anche un quintale di esche. In particolare in presenza di grossi branchi da sfamare. Oppure se ci troviamo su grossi bacini dove è consentito utilizzare quattro canne per pescatore e dove possiamo sdoppiare le nostre zone di pesca.

Su zone così ampie io vado ad utilizzare due inneschi per zona. Utilizzare una sola canna e formare quindi 4 “scacchiere” potrebbe risultare troppo dispersivo. Ma è solo un mio parere, opinabile, come tutto nella pesca d’altra parte. Tornando al tema dell’articolo bisogna esattamente capire quante palline la pescata richiede. Se vediamo che le abboccate continuano a susseguirsi continueremo a pasturare. Il tutto diminuendo leggermente l’area, ovvero avvicinare i segnalini per cercare di concentrare maggiormente pesci.

In fiume invece la postazione e l’aproccio sono differenti. Si pastura prima della pescata per una o due settimane utilizzando unicamente boiles nutritive. Boiles che sul lungo periodo danno più risultati e ci aiutano a stimolare anche quei pesci che solitamente diffidano nell’abboccare. In questi casi si prende una porzione di fiume di circa 200 mq e la si pastura in maniera abbondante e larga utilizzando lo stesso sistema citato prima.

Obbligatorio fare molta attenzione alla conformazione del fondo e alla corrente. Successivamente andremo a concentrare le boiles sul nostro piccolo spot di pesca che può essere un gradino o una spianata al termine di una blocchera di fronte alla nostra piccola postazione. In questa maniera cercheremo di portare il pesce a concentrarsi in quel punto. Questo sistema non invoglia tutte le carpe del fiume, ma solamente quelle presenti in quel tratto o in quella zona.

Tuttavia è un ottimo sistema per cercare di attirarle a noi e catturare qualcosa. In questo caso io utilizzo boilie da 20 mm di due aromatizzazioni differenti: ad esempio Mulberry (fruttate/acide) e Monstar crab (pesciose/ basiche) in questo modo cerco di non saturare troppo l’appetito delle carpe e differenziare, in modo da dargli sempre un’alternativa. Anche perché poi andrò a pescare con due canne su cui metterò i gusti differenti e vedrò se uno o l’altro va meglio sostituendoli a seconda della giornata o del momento.

In questo caso queste esche non vengono ne dippate, ne potenziate. La pasturazione è tenuta abbastanza inerte e poco invasiva perché non vogliamo attirare troppo pesce di disturbo. Una parte di esche è fresca mentre una parte viene addizionata a del riso per renderle più chiuse, impermeabili e dure così da allungarne la permanenza sul fondo. Con questo sistema riesco ad avere palline che si aprono prima e dopo (due meccaniche differenti). Anche perché pasturerò ogni due o tre giorni ed è importante avere esche che lavorano per tutto il tempo in cui non viene frequentata la zona.

Tornando ai numeri, su una pasturazione di un mese in fiume butto circa 300 palline a sessione di pasturazione (circa 3kg) e vado sul luogo due volte a settimana, in pesca invece andrò a buttare circa 10-12 palline a canna variando leggermente la presentazione di quella innescata (un chicco di mais finto di differente colore della boilie può bastare) o a potenziarne leggermente l’attrazione rispetto alle boilie pasturate precedentemente, ma non sempre. Infatti spesso tenere la boilie identica a quelle lanciate fino a quel momento si rivela la scelta vincente.

Testo e foto di Marco Bertello – Golden Line Carp