Pescare in mare con la mazzetta con Ellevi PESCA MARE

Ellevi – La pesca con la mazzetta


LA PESCA CON LA MAZZETTA ELLEVI

A partire da fine aprile, meteo permettendo, inizia una delle pesche più tradizionali italiane in mare: quella della mazzetta ai cefali. Una tecnica largamente diffusa anche in Liguria, forse sua terra d’origine, fin dai lontani anni cinquanta. Con Lorenzo Valvassura, titolare del marchio Ellevi, affrontiamo i vari aspetti di questa pesca che trova il suo culmine in agosto quando viene praticata anche da tanti turisti.




Anche se è un genere di pesca che non prediligi, Lorenzo illustraci quali sono le attrezzature e le modalità per praticare la pesca del cefalo con la mazzetta.

Come per la nostra precedente chiacchierata sulla pesca del cefalo nei porti, anche in questo caso mi sento in dovere di fare una premessa, questa volta in merito proprio al cefalo. Qui in Liguria ci sono due varietà di cefalo catturabile con la mazzetta: il primo è sensibile all’aroma di formaggio e lo si pesca  da aprile a settembre, il secondo ama il gusto della sardina e lo si trova da settembre a dicembre. Una premessa questa che ci servirà nel momento della preparazione dell’esca di cui ci occuperemo più avanti. La pesca della mazzetta la si pratica su fondali sabbiosi in quanto l’esca, appoggiata sul terreno, deve essere ben visibile al pesce; quindi da spiagge o moli in momenti di mare calmo e con acqua limpida. L’azione di pesca si svolge lanciando la mazzetta oltre i trenta metri da riva con una canna a mulinello da quattro metri dotata di una potenza tra i quaranta e i centoventi grammi caricata con una madre lenza dello 025 mm. Fondamentale per la canna è un cimino sensibile in grado di segnalare le impercettibili tocche del cefalo e una robustezza sufficiente a sopportare forti strappi. Il termine mazzetta riguarda la forma della lenza, generalmente un gruppo di otto braccioli legati ad un finale dello 016 mm lungo una ventina di centimetri e disposti a mazzo, vale a dire con un unico punto di collegamento alla lenza madre, di solito una grossa girella, e terminanti ognuno con un amo del dodici. Al di sopra di questo punto di giunzione viene collocato un piombo a forma di pera da circa venti/trenta grammi che avrà la funzione di tenere ben ferma l’esca sul fondo. Questi ami vengono nascosti all’interno di una palla formata da particolare pastura alquanto lenta a disgregarsi e con un’alta tenuta all’amo. Il cefalo grufolando con il muso all’interno della pastura sarà punto da uno o più ami nel momento in cui il pescatore effettuerà un’energica ferrata dopo essersi accorto che il pesce sta mangiando. Gli otto ami, in realtà non sarebbero consentiti in quanto nella pesca in mare il limite massimo è tre, ma quando nacque questa pesca l’otto sembrava il numero perfetto ed è per questo che ancora in molti lo utilizzano. Secondo me, anche con tre ami, il risultato non cambia.

Passiamo ora al punto più importante: l’esca.
Il bello di questa pesca è quello di poter avere sempre la possibilità di avere una buona esca in qualsiasi momento senza essere sempre legati alla disponibilità di esche vive e al loro mantenimento. L’esca vera e propria è uno sfarinato asciutto che si inumidisce e lo si lavora a mo’ di pastella fino ad ottenere una polpetta. I pescatori locali lo confezionano in casa con loro ricette segrete. Personalmente ho studiato un composto disponibile in sacchetto da un chilogrammo dal costo di pochissimi euro e sufficiente per un’intera giornata di pesca. La preparazione è più di quanto semplice possa esserci. In un secchio con la base larga, versiamo una parte del sacchetto Preparato Speciale per Pastella Ellevi, poi aggiungiamo gradatamente un po’ d’acqua, o del rubinetto o di mare preferibilmente, fino ad ottenere un composto malleabile che lavoreremo per alcuni minuti fino a che tutta la farina sia inumidita e collosa, come una polpetta gommosa. Questa lavorazione deve essere effettuata un po’ prima della pesca in modo da arrivare sul luogo di pesca e terminare la lavorazione perché, rispetto ad altre miscele da mazzetta della concorrenza, il mio può essere perfezionato in quanto non utilizzo la maltodrestina, ma un altro collante che può essere corretto di volta in volta aggiungendo della farina se la polpetta è troppo morbida oppure dell’acqua se troppo dura. La maltodrestina è sempre un buon legante, ma ha la problematica che una volta bagnata diventa impermeabile e quindi non si po’ più modificare il composto così ottenuto, tipo il cemento di pronta che una volta bagnato non è più modificabile.

Ottenuta la polpetta cosa occorre fare?
Si stacca una parte di polpetta che manterremo all’interno del secchio ben coperto da uno straccio umido, e cominceremo a lavorare una palla della grossezza di una noce nel cui interno metteremo il mazzo di ami. Un’ulteriore compressione per dare più consistenza all’esca e poi effettueremo un lancio morbido verso il largo. Una volta raggiunto il fondale, metteremo in tensione il filo allo scopo di percepire le musate che il cefalo effettuerà colpendo l’esca nella speranza di staccarne il maggior quantitativo. A quel punto, un’energica ferrata e il pesce verrà arpionato da uno o più ami in prossimità della bocca. E’ una tecnica non proprio sportiva, ma in Liguria è una delle più tradizionali e anche una delle più praticate. In realtà questa pesca da alcuni anni ha oltrepassato i confini al unto che tutta la costa mediterraneo della Francia ne è interessata fino alla Spagna dove prende il nome di “Pesca de la Lisa al Lanzado”, letteralmente: la pesca del cefalo con la mazzetta. Si differenza dalla nostra pesca soprattutto per l’impiego di una specie di molla dove viene avvolta la polpetta e nel cui interno trovano posto gli ami innescati con vermi di mare. In questo caso il cefalo viene preso per la bocca in quanto ingoia uno o più ami innescati con i vermi.

La tua Esca Speciale per Mazzetta è “un pronto uso” oppure può essere modificato?
In linea di massima è già ottimo così come lo si trova all’interno della busta. E’ un composto di varie farine a base di formaggio arricchito con proteine che unisce la qualità di un’ottima pastura da fondo all’eccezionale tenuta sugli ami della mazzetta per la pesca del cefalo. In virtù del discorso che facevo all’inizio delle varie tipologie di cefalo, possiamo aggiungere al composto una percentuale del 10/15% di sardine macinate molto fini, contenute nel nostro secchiello e che servono da integratori per le pasture da competizione. Questa aggiunta non modifica la meccanica della polpetta e va effettuata durante la lavorazione dell’impasto.