Finalmente Barbel Feeder in Basso Adda PESCA A FEEDER

Finalmente Barbel Feeder nel Basso Adda


BARBEL FEEDER IN ADDA

Non piove da due mesi ed è un problema per la condizione dell’aria in tutta la Pianura Padana, ma come in tutte le cose un lato positivo c’è: i livelli dei grandi fiumi sono bassi e la pesca è decisamente facilitata! Dodici mesi fa ci lamentavamo dell’impossibilità di pescare sui fiumi del Nord Italia a causa della forte alluvione che ha colpito l’intera Pianura Padana, mentre quest’anno siamo in condizioni completamente opposte. Una situazione che per la pesca in Adda e Po risulta a dir poco ottimale, sia per la possibilità di trovare un numero maggiore di posti dove posizionarsi, sia per la pescosità. Come ricorderete già avevamo parlato del fiume che nasce in Valtellina e attraversa le città di Lecco e Lodi, in occasione di una pescata fatta dall’amico Paolo del negozio Acqua Azzurra questa estate. Al tempo le notizie erano già buone, con tante catture di barbi e breme di taglia non esagerata, ma grazie ai livelli idrici favorevoli la pescosità è rimasta tale anche per i mesi di novembre e dicembre e, finchè continueranno a non esserci fenomeni meteorologici avversi, la situazione favorevole dovrebbe continuare anche per le prime settimane di gennaio. Tutte queste informazioni positive per l’area di Isola Serafini tra Po ed Adda ci hanno convinto a tornare dopo diversi anni sulle sponde piacentine e cremonesi, con l’obiettivo di catturare qualche pesce a feeder. A ben ricordare, fu proprio nel Po vivo a valle della centrale di Isola Serafini che realizzammo uno dei primissimi articoli e video di Fishingmania utilizzando la tecnica della bolognese. A distanza di cinque anni siamo ritornati con il pasturatore, sia per tentare di prendere qualche bel pesce di taglia, sia per mettere in pesca la Magna Pro Feeder 150 grammi di Balzer, una delle ultime canne nate della ditta tedesca realizzata appositamente per condizioni di pesca estrema con pasturatori oltre i cento grammi di peso. In pochi giorni abbiamo riaffrontato due spot: prima nel cosiddetto Po Morto di cui parleremo nei prossimi giorni e dopo negli ultimi chilometri dell’Adda prima della sua foce in Po. In questa seconda occasione a farci compagnia abbiamo chiamato un pescatore, prima ancora che agonista, cresciuto sul Po, ben conoscitore della pesca in corrente e campione italiano nel 2014. Parliamo dell’amico Paolo Zaffani che ha conquistato il titolo italiano con la propria squadra della Lenza Emiliana Tubertini in occasione del Campionato Italiano a squadre di pesca a feeder.




La prima regola da ricordarsi quando si pesca nelle acque attorno ad Isola Serafini, sia sul Fiume Po che sul Fiume Adda, è di ridurre al massimo l’attrezzatura. Nella maggior parte dei casi la macchina è sempre ad una certa distanza e non si avrà mai alle proprie spalle. Inoltre la discesa verso l’acqua è spesso molto difficoltosa, in particolar modo nel periodo invernale con le giornate nebbiose che rendono molto umido il terreno e di conseguenza particolarmente scivoloso. A meno che non si abbia a disposizione un piccolo panchetto molto leggero, come quello di Behr o l’Helyon di Milo o ancora il Legend Light Colmic. Panieri di piccole dimensioni, facilmente trasportabili per le instabili discese o sui sassi presenti sugli argini. Una volta arrivati vicino all’acqua, il posizionamento del panchetto risulta abbastanza semplice. Associato al panchetto è d’obbligo un robusto feeder arm, con un appoggiacanne da fiume per evitare che durante la violenta mangiata del barbo la canna rischi di cadere in acqua. Però si può essere ulteriormente minimal, sedendosi sui grossi sassi ed utilizzando un semplice palo allungabile con una piccola forcella in testa per appoggiare la canna, come tra l’altro ha optato Paolone. Per quanto riguarda il resto dell’attrezzatura è sufficiente un secchio per cagnotti ed almeno cinque chili di pastura al forte aroma di formaggio per cinque/sei ore di pesce ed una piccola borsina per lo stretto indispensabile come finali, pasturatori block end e girelle. Prima ancora di iniziare a pescare è consigliabile effettuare una pasturazione iniziale con tre o quattro palle di pastura al cui interno devono essere presenti anche dei cagnotti. Solo in caso di assoluta necessità si può ripiegare su retine, naturalmente biodegradabili. Nel tratto di Adda in questione il filo di corrente risulta nell’immediato sottoriva, con la profondità che supera di poco i tre metri. Spostandosi verso la riva opposta il fondale tende a salire, così come la corrente a diminuire a causa della presenza di grossi sabbiali. Diversamente da quanto si possa pensare, i barbi tendono a stazionare maggiormente al di fuori del correntone, favorendo le zone leggermente più tranquille. Diverso è il discorso se si pesca dal sabbiale. Meglio lanciare poco prima del punto in cui risulta essere maggiore la corrente. Però attenzione, non si parla di corrente lenta in quanto è sempre necessario utilizzare pasturatori da almeno 110 grammi i quali, una volta caduti in acqua, tendono ad essere trascinati per qualche metro a valle. Basta però sbagliare di solo un metro il lancio del pasturatore per non vedere nemmeno una mangiata per diversi minuti.

Come avviene la pescata in condizioni così estreme. Si potrebbe pensare che siano necessarie montature particolari come il Paternoster o l’Evoluzione. Niente di tutto ciò. Il feeder ormai è ristretto ad una sola montatura, scorrevole, che può presentare o meno una brillatura o un piccolo bracciolo. Unico accorgimento il metodo Bow, ovvero lasciare almeno una pancia e mezza di canna in modo che il filo tagli la corrente garantendo una migliore stabilità del pasturatore sul fondale. Il barbo comune europeo è un pesce violento nella mangiata, che nel momento in cui prende l’esca si allama immediatamente. Il labbro molto carnoso, inoltre, impedisce che si slami. Ami molto robusti sono indispensabili, come le Serie E e Serie A di Milo in misure non più piccole del n.12. Importantissima è la dimensione del filo. Anche se l’acqua di Po ed Adda in questo momento è molto limpida, questo ciprinide non fa molto caso alle dimensioni, quindi per essere sicuri di portare a guadino i pesci attaccati e non romperli il consiglio è di partire da finali dello 0.18 in su, della lunghezza da un metro ad oltre due metri. Normalmente durante i primi lanci il pesce risulta essere in frenesia alimentare, salvo poi diventare più apatico alle esche a meno che non si allunghi il finale.

Alla fine per pescare i barbi in questo periodo di “bassa” non serve inventarsi chissà quali cose. Bastano canne potenti, indistruttibili, fili cattivi, pasturatori, esche e prepararsi a tirare tanto. In sole cinque ore di pesca sono stati catturati ben 62 barbi tra uno ed oltre tre chili di peso. Per ora il fiume è in condizione, ma potrebbe non durare molto quindi approfittatene ed attenzione, se doveste pescare in sponda lombarda ricordatevi che vige l’obbligo di un massimo di 500 grammi di bigattini.