Itinerario Emilia Romagna - Torrente Tresinaro Emilia Romagna

Il Fiume Tresinaro…un piccolo angolo di paradiso!‏


ITINERARIO SUL PARADISO TRESINARO

Le parole del titolo sono un’evidente dichiarazione d’amore verso questo piccolo, scorbutico, incantevole corso d’acqua che mi ha accolto nelle mie prime scorribande “acquatiche” con gli amichetti, pescando a mano sotto i grossi massi che ne dividevano la corrente e sotto i quali trovavano rifugio grossi e muscolosi barbi nostrani.




Già allora la scintilla dell’amore per la pesca era scoccata, ma questo incantevole torrente ha letteralmente iniettato carburante nella mia anima ed il motore della passione corre tuttora a gas affondato! I grossi e grassi cavedani che pinneggiavano tranquilli nelle sue profonde buche, erano oggetto dei nostri lanci di fiocchi di pane che nascondevano all’interno grossi ami da trote (quelli che riuscivamo a scroccare ai vari padri, vicini, conoscenti dopo lunghe e reiterate suppliche) legati alla bene e meglio con porzioni di nylon spessi quanto un terminale da tonni, derivanti dallo sfilacciamento delle cordelle che servivano ai nonni per legare le balle di fieno nei campi ad asciugare e come canne i lunghi e flessibili fusti dei bambou che crescevano fino a 5/6 mt in molte zone.

Sono passati oltre trent’anni da quei magnifici momenti e, se da una parte avrei voluto avere a disposizione i mezzi tecnologici odierni per poter immortalare tali momenti, dall’altra sono contento che siano stampate a fuoco solo nella mia memoria. E come si sa, i ricordi sono come il buon vino, invecchiando migliorano!

Questo torrente ha le sue fonti nelle parti più alte dei monti dell’Appennino Reggiano, attraversa l’intera vallata che divide alcune degli scorci più belli della collina Reggiana, tra Castelnovo nè Monti e Carpineti, famosa anche per i suoi ricchi sottoboschi che durante le varie stagioni vengono presi d’assalto da frotte di accaniti appassionati di funghi, frutti di bosco, castagne, verdure campestri e tutto quello che queste rigogliose montagne hanno da offrire, scende a valle attraversando il Comune di Viano e prosegue verso l’operosa Scandiano per andarsi ad incontrare con il più grosso e cattivo Fiume Secchia, all’altezza di Rubiera.

Come per tutti i torrenti di origine montana, durante il suo corso, da piccolo rigagnolo si trasforma piano piano in un bel torrente con portate d’acqua e buche molto interessanti sia per larghezza che per profondità. Purtroppo gli anni ’70 ed ’80 nel pieno del boom economico industriale, gli effetti del menefreghismo totale per il reddito a tutti costi, ha lasciato il segno in tutta Italia ed anche questo torrente non ne è rimasto esente.

Dopo anni di sversamenti incontrollati, prelievi di acqua a qualsiasi scopo, morie totali di pesci, il suo decadimento sembrava ormai essere fuori controllo, ed invece. l’impegno di diversi cittadini/ pescatori del comune di Viano e le continue proteste per ciò si cercava piano piano di togliere al nostro patrimonio territoriale, ha fatto si che venisse istituito un piano per regolamentare finalmente tutto quello che succede lungo le sue rive.

Quindi: obbligo alle aziende di munirsi di depuratori adeguati, prelievi di acqua gestiti e controllati, reimmissione delle specie che avevano subito un maggior danno a livello densità, immissioni controllate e pianificate ed addirittura l’istituzione di diversi tratti a gestione particolare di pesca e zone di frega! Questo nel giro di pochi anni ha permesso al fiume di rinascere letteralmente, addirittura con la bellissima sorpresa di nascite di iridee derivanti da adulti immessi anni addietro e completamente inselvatichite e capaci di riprodursi. Una vittoria su tutti i fronti!

Il ritorno poi dei magnifici barbi canini (che erano sopravvissuti in piccole colonie, ma con il miglioramento delle acque si sono ripresi completamente ed anno ripopolato buona parte del corso medio alto), dei gobioni, dei triotti ed addirittura dei gamberi d’acqua dolce nella parte più alta del torrente, ha definitivamente decretato la rinascita di questo meraviglioso torrente. Ovviamente negli anni il letto ed il suo corso sono stati modificati da moltissimi fattori, ma la sua accessibilità, la sua fruibilità e la sua pescosità, sono rimaste comunque ottime, basta adattarsi a quello che il Tresinaro offre ora.

Le tecniche praticabili sono praticamente tutte: fissa e bolo del tratto basso e medio dove l’ampiezza dell buche e dei correntini ci consentono discrete passate, lo spinning in tutto il suo tratto (anche se la parte medio alta rimane la più interessante per la ricerca di trote), feeder ligth in alcune delle sue splendide buche, al tocco con vermi da terra e camole tra raschi e massi nei veloci correntini… insomma tutto il torrente è praticabile e pescabile con la nostra tecnica preferita.

Attenzione ovviamente ai divieti ed alle zone riservate, comunque ben tabellate e riconoscibili. Se nel tratto medio basso è consentita la pesca con qualsiasi tipo di esca e pasturazione ( ovviamente seguendo i quantitativi massimi previsti dal regolamento), nel tratto a Regime Particolare di pesca (che comincia in zona Centro Sportivo nell’abitato di Viano e prosegue a monte per qualche km), è vietata ogni forma di pasturazione, l’utilizzo della larva della mosca carnaria, l’utilizzo di ami con ardiglione.

Nel tratto di ripopolamento e frega (che comincia sulla SP 98 all’altezza della piccola borgata denominata Vetrina e prosegue a monte per qualche km) è invece sempre inibita la pesca. La cosa interessante e proficua, sia per il fiume che per i pescatori, è lo spostamento di queste zone più a valle o più a monte di qualche km, ogni circa 5/6 anni e la conseguente riapertura dei tratti precedentemente chiusi, per dare la possibilità all’intero fiume di beneficiare di lunghi periodi di tranquillità ed al pesce di potersi riprodurre in santa pace, ripresentandosi poi dopo il lungo periodo di riposo, più in forma e pescoso di prima.

Come già detto le specie insidiabili sono molteplici e tutte quelle tipiche dei torrenti pedecollinari e montani, ed addirittura alla foce e nelle sue immediate vicinanze si possono anche incannare potenti barbus barbus (risaliti dal Po verso il Secchia e poi insediati dell’affluente), e carpe dalla forza incredibile che raramente sono riuscito a portare a guadino visto l’ambiente non proprio gigantesco ed i numerosi ostacoli presenti in acqua. Il periodo primavera – autunno è ovviamente il migliore ma anche in piena estate (se il livello delle acque lo permette) è facile fare belle pescate all’ombra dei numerosi alberi che costeggiano le rive.

Le esche più proficue per le varie tecniche sono le solite utilizzate in questi tipi di contesti, quindi bigatti e mais ove consentito, vermi da terra e camole, frutti di stagione (il sambuco come in tutti i posti in cui sono presenti cavedani, è un’arma micidiale!) per quanto riguarda le esche naturali, mentre per gli artificiali ottimi i piccoli rotanti argentati, minnow affondanti max da 5 cm dal movimento frenetico e colori non troppo sgargianti, testine piombate affusolate con piccoli shad dai colori neutri. Comunque deciderete di affrontarlo il piccolo Tresinaro vi ricompenserà sempre generosamente!