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Inquinamento e pesca illegale – Un mare da difendere


UN MARE DA DIFENDERE DA INQUINAMENTO, PESCA A STRASCICO E PESCI CATTURATI SOTTOMISURA

E’ novembre, un periodo a dir poco ottimo per la pesca, un periodo eccelso per quasi tutte le tecniche sia da terra che dalla barca. A me in particolare questo mese ricorda pescate incredibili di grosse lecce amia, pesci grossi fino a 30 kg presi dalla scogliera con l’esca viva ed attrezzature estremamente light. Una pesca stupenda dove la cosa più importante è essere affiatati con i compagni d’avventure in modo da gestire al meglio ogni situazione a seconda del comportamento del pesce in canna. Tuttavia, nelle poche righe seguenti, non voglio parlarvi di una delle mie avventure ma voglio denunciare scempi che purtroppo avvengono ogni giorno rendendo, di fatto, quelle stupende pescate, una pura utopia. Dei delitti precedentemente citati, sono in parte complici tutte le persone che hanno costantemente a che fare con l’elemento liquido. I pescatori sportivi sono colpevoli di inquinare spiagge e scogliere con rifiuti di ogni genere come le famose scatole di arenicola, centinaia di metri di lenze, ami arrugginiti e bottiglie di plastica, oppure, e sono quelli che non so perché odio di più, fanno la busta dell’immondizia per poi lasciarla lì in attesa che una mareggiata magicamente la porti via. Purtroppo per la nostra categoria, non è finita qui e mi riferisco a tutti coloro i quali portano a casa i pesci sotto misura (quella dettata dall’etica) e in questo periodo in particolare parliamo di tonni rossi da 2 kg o anche fragolini da 10/15 cm. La giustificazione dei più è che portando qualcuno di questi pesci a casa non può far nulla dato che i professionisti con le reti fanno stragi; pensiero in parte anche condivisibile fino quando, però, non ci si ferma a riflettere sul fatto che quei 4/5 o 10 pesci sottomisura che non hanno ancora compiuto nemmeno un ciclo riproduttivo rubati al mare, moltiplicati per tutti i pescatori che ragionano allo stesso modo, diventano un numero davvero notevole che si traduce in un vero e proprio danno per la nostra fauna ittica. In secondo luogo ci sono i professionisti sui quali non posso troppo addentrarmi non conoscendo molto bene le leggi vigenti per la loro categoria. Tuttavia è innegabile che loro, molti di loro, contribuiscono alla lenta distruzione delle nostre acque. Basti pensare a tutte le strascicanti che arano ogni giorno senza tregua i nostri fondali rendendoli pressappoco deserti. Inoltre queste tecniche di pesca non sono affatto selettive, in particolare nel sopracitato caso delle strascicanti, infatti, secondo alcuni studi il pescato utile di ognuna di esse è spesso inferiore al 20% del totale. Questo, conseguentemente, significa che il restante 80% del pescato viene gettato nuovamente in mare ma senza vita. Altra pesca professionale che, a mio modesto parere, è estremamente distruttiva, è quella fatta con l’ausilio di reti a circuizione, le cosiddette cianciole. Questa tecnica, nata per la cattura di pesce azzurro come sardine, alici, sgombri e alletterati si è rivelata micidiale anche per i tonni rossi in mare aperto e per moltissime varietà di pesci del sottocosta. Giunti a tal punto, sarebbe semplice aggredire, additare la pesca professionale e dare la colpa di tutti i nostri insuccessi e di tutti i nostri cappotti a loro. Invece le domande che vi pongo sono le seguenti: cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo? Come possiamo insegnare il rispetto del nostro amato mare ai giovani oppure a coloro che non l’hanno rispettato mai? quando, molti di noi, si renderanno conto che è inutile parlare ma è il momento di agire? Io, dal mio canto, credo che ci sarebbe bisogno di una coesione volta alla denuncia di episodi a dir poco sgradevoli; credo, inoltre, che se gran parte di noi avesse il pieno rispetto delle regole e del pescato, i cambiamenti sarebbero tangibili e andare a pesca in spiaggia o in qualsiasi altro spot, liberi dalla spazzatura che adesso imperversa in quei luoghi, sarà un’esperienza molto più piacevole ed appagante di quanto già non lo sia. Adesso, cari lettori, lascio a voi la parola sperando di aver dato a qualcuno uno spunto in più o magari un punto di inizio per “combattere” chi, giorno dopo giorno, sta abusando impropriamente delle nostre acque.