PESCA AL COLPO

Intervista a Maurizio Teodoro – 2° parte Mondiali Donne e stagione giovani 2016


INTERVISTA A MAURIZIO TEODORO SU MONDIALI DONNE E CLUB AZZURRO GIOVANI 2016

Dopo la chiaccherata sul mondiale giovanile in Serbia, è ora tempo di parlare dell’altro grande appuntamento che ha visto protagonista Maurizio Teodoro: il mondiale femminile. Dopo il grande successo dello scorso anno in Portogallo alla sua “prima” da commissario tecnico della nazionale donne di pesca al colpo, la nazionale azzurra era attesa dalla difficile trasferta in terra belga, in una nazione con campi storicamente ostici alle nostre rappresentative. Nemmeno il tempo di riprendersi dalla lunga, pesante e accaldata trasferta in Serbia che il ct Teodoro ha subito rifatto le valige per la partenza verso il Nord Europa. Il mondiale si è svolto infatti appena due settimane dopo quello giovanile, che quest’anno è stato posticipato di una settimana rispetto al passato. Non è andata bene per le azzurre, lo sappiamo tutti, che hanno sofferto l’esperienza delle altre nazioni su una pesca a noi non consona. Ma lasciamo la parola, ancora una volta, a Maurizio Teodoro.




Hai iniziato agosto in giro per un mondiale e hai finito agosto in giro per un altro mondiale. Mondiale Donne in Belgio affrontato da campioni del mondo. Ce lo avevi confidato durante la settimana del mondiale che sarebbe stata un’avventura molto, molto difficile. Ci racconti un po’ come sono andate le cose?

Sai Matteo, mi avevi intervistato più a livello personale che da commissario tecnico alcuni mesi e ti avevo detto proprio così. E’ ovvio che all’estero non ti portano a fare una passeggiata nel senso che cercano in tutti i modi di favorire la squadra di casa e mettere in difficoltà tutti gli altri avversari. In Italia li portiamo ad Ostellato, a Pisa, in Fiuma, sul Cavo Lama, Spinadesco, il Fissero ed Umbertide. Posti certo difficili, ma dove ci sono comunque tanti pesci da catturare, abbastanza lineari dove le condizioni sono uguali più o meno sempre. Invece in Belgio ci siamo trovati in un canale condizionato da delle dighe dove passavano enormi battelli e su questo siamo abituati, visto che non era la prima volta e non sarà l’ultima. Ci siamo trovati con la corrente che durante la settimana andava un po’ a destra, un po’ a sinistra. Il sabato della gara è stato peggio dei giorni di prova. Mi spiego: oltre all’acqua che ha cambiato continuamente direzione ci sono stati degli sbalzi ancora più importanti durante la gara di 25 – 30 centimetri. Immaginatevi provare il campo gara in determinate condizioni e poi il sabato è tutto il contrario e, tanto per la cronaca, la domenica l’acqua si è bloccata completamente. Non cerco scuse, non l’ho mai fatto e mai lo farò. Siamo arrivati dove siamo arrivati, settimi in classifica, però il discorso è lo stesso fatto in occasione dell’intervista sui mondiali giovani: l’impegno è comunque stato lo stesso. Noi abbiamo fatto un secondo, due terzi e due quinti posti, tenendo conto che Simona Pollastri ha conquistato un terzo posto perdendo due pesci a guadino che le avrebbero permesso anche di vincere. Simona come sempre ha fatto un mondiale splendido. Era da vedere con i propri occhi il rispetto che avevano le altre pescatrici nei suoi confronti, considerando inoltre che dopo oltre venti campionati del mondo, Simona Pollastri continua a far paura alle sue avversarie.

Devo riconoscere l’aiuto che ancora una volta la federazione ci ha dato sia nell’organizzazione prima, durante e dopo il mondiale, sia nelle informazioni sulla pesca da tentare. Siamo arrivati a tenere sui nostri picchetti i gardon, cosa assolutamente non semplice per chi questo pesce non lo pesca praticamente mai durante le competizioni. Abbiamo avuto due bruttissimi picchetti però, tecnicamente, era impossibile battere i paesi confinanti al campo gara ovvero Olanda, Francia e Germania perché quella è la loro pesca. Se guardate le magliette della Francia, sul loro logo c’è il gardon: il loro pesce. Io vorrei imparare tutto ciò che bisogna sapere su quel tipo di pesca per poterlo trasmettere, ma è inutile prenderci in giro, queste nazioni avevano una marcia in più. Se noi riusciamo a prendere un picchetto decente sia il sabato che la domenica che ci permetta di togliere quei 15 – 18 punti, eravamo certamente più contenti. Ad ogni modo le nazionali che sono andate sul podio meritavano di andarci ed è giusto così. Alle ragazze non posso dire nulla. Sono mondiali con pesche non attitudinali alle nostre e quando arriverà il nostro momento speriamo di poter portare dei risultati come abbiamo sempre fatto.

Conclusa la tua stagione internazionale 2015, a distanza di una settimana è già iniziata la stagione internazionale 2016 visto che ad Ostellato si è svolto il Club Azzurro Giovanile che tu e gli altri ct avete chiesto di svolgere prima per poter lavorare con le nazionali di più dei canonici 45 giorni. Come vedi adesso il nuovo corso che ti ha tolto dei ragazzi e te ne porta di nuovi dall’under 14, oltre ovviamente a quelli che sono già nella categoria dallo scorso anno?

Beh, fa parte un po’ del gioco visto che ogni anno dobbiamo rimodellare una nazionale. Questo passaggio dagli under 14 agli under 18 mi ha dato il permesso di portare avanti qualche ragazzo meritevole. Basta vedere i nomi che sono stati ai mondiali in questi anni e che hanno nella testa solo la pesca. Ovviamente loro, come tanti altri che magari non sono mai riusciti ad essere scelti. Oggi c’è un’altra esperienza da fare, visto che i ragazzi che avevo finora non li ho più e si parla di ragazzi “tirati su” durante la mia esperienza nell’under 14 o con le scuole di pesca con la Fipsas. L’under 18 è praticamente tutta nuova, con alcuni ragazzi che hanno fatto grandi cose tra i piccolini e che già si sono contraddistinti negli under 16 come Veronesi, Signorin, Armiraglio, Corradi per citarne qualcuno. Sarà a loro, come ad altri, dimostrare che hanno appreso ciò che in questi anni potevano apprendere grazie agli stage, la nazionale e tutto l’iter che accompagna i ragazzi. Avere i ragazzi un anno per l’altro ci permette di lavorare meglio con loro e prepararli nel modo migliore per il campo gara che dovranno affrontare. Finora non abbiamo mai potuto farlo, dal 2016 si (2016 che è iniziato in uno strepitoso Ostellato). Attenzione, ho fatto dei nomi è vero, ma nessuno parte con la maglia azzurra già addosso e tutti possono ambire ad indossarla dopo gli stage della Fiuma che saranno proprio settimana prossima. Anche perché io ho sempre guardato le classifiche, salvo casi in cui ci sono stati ragazzi che hanno pagato dei picchetti davvero brutti. Tra l’altro poi personalmente ho sempre guardato tutti, mi sono sempre mosso per il campo gara e ho sempre sudato sotto il sole per non dare vantaggi a qualcuno rispetto agli altri.