Alla scoperta del Bisenzio in bolognese Toscana

Itinerario Toscana – Bolognese sul Bisenzio a Ponte Petrino


IN BOLOGNESE SUL FIUME BISENZIO

A pochi chilometri dalla mia abitazione, nella piana di Firenze-Prato-Pistoia, scorre un fiume meraviglioso, il Bisenzio. Si tratta di un fiume di dimensioni medio piccole, a carattere prevalentemente torrentizio, il cui percorso va dall’appennino fino all’Arno, passando prevalentemente attraverso la città di Prato. Benchè a me praticamente sconosciuto, è rinomato per essere uno dei fiumi più pescosi e affascinanti della regione, paradiso di altri tempi per il passatista amante degli ambienti ristretti, dei barbi e del re del fiume: il cavedano, vero sovrano incontrastato di queste acque limpide e silenziose. Deciso a riprendere dopo quasi un decennio il mio primo vecchio amore, la bolognese, ma estremamente disorientato sul da farsi, mi sono fatto coraggio e grazie ad alcune avanscoperte e soprattutto ai filmati degli amici di BuonaPesca.it, sono riuscito a mappare vari spot, tra cui uno veramente eccezionale, in pieno centro pratese e precisamente al di sotto di un ponte chiamato “petrino”, già costruzione medievale e di origine romana. Lo spot prende vita come detto proprio al di sotto del ponte suddetto e si sviluppa a valle per alcune centinaia di metri, alternando tratti di acqua bassa a molti “strisci” perfetti per la pesca in passata con bolognesi corte e leggere. Per accorgersi della presenza “imbarazzante” di cavedani sul posto basta affacciarsi dal ponte e guardare verso il fiume. Accertata d’altronde anche la presenza di barbi fino a 3 kg, vaironi, lasche, alborelle e carpe, a completare una fauna ittica di tutto rispetto, ma soprattutto di altri tempi.




Armato di una Colmic Royal S-100 di 6m nuova di zecca, abbinata ad un mulinello “antico” ma vero e proprio portafortuna, il Colmic Tayton 300 caricato con Astor da 0.125 mm, mi sono piazzato circa 50 metri a valle del ponte, proprio di fronte ad una formazione rocciosa in sponda opposta, in uno striscio di una ventina di metri a corrente media e profondità molto variabile ma non superiore agli 80 cm, scarsa ma inevitabile conseguenza delle magre piogge invernali. Ho optato per una montatura così eseguita: galleggiante Colmic Menta da 0.20 grammi, tarato con una spallinata decisamente aperta di morbidi pallini del numero 11 e 12, con distanza sempre maggiore verso l’asola di congiunzione del finale, costituito da un buon Colmic Stream 0.10 mm e lungo circa 30 cm. Bigattino singolo innescato alla francese su amo Colmic WB400 del n.24 e via in pesca, cercando di far dragare il galleggiante fino a circa metà della passata attraverso una leggera trattenuta, in modo da stendere la lenza e permettergli di scendere verso il fondo con i bigattini lanciati a mano, per poi lasciarlo libero di viaggiare appoggiando in questa fase gran parte del finale sul fondo, là dove i bigattini si fermano ed è più facile ingannare i cavedani in caccia. La scelta del diametro da 0.10 mm per il finale mal si sposerebbe, in teoria, con la pesca classica del cavedano, che vuole ami microscopici e soprattutto finali ben più esili, ma è stata determinante in questo spot popolato di grossi pesci. Grazie alla scelta di appoggiare il finale a fine passata nascondendo così l’insidia ed alla voracità quasi incredibile dei cavedani in questo contesto e periodo, sono riuscito a catturare, perdendone pochissimi, una quantità incredibile di pesci, prevalentemente cavedani da 700/800 grammi fino a quasi due chili, per una taglia media comunque ben superiore al chilo, rendendomi soddisfatto della scelta di non usare finali più sottili. Inaspettata, ma non certo sgradita, la cattura di una carpa regina di quasi 4 kg, portata a guadino dopo un combattimento bellissimo durato oltre un quarto d’ora.

Nella seconda uscita è toccato al mio amico Luca Carmignani, già campione di feeder a coppie toscano per l’anno 2015, ma ancora maestro della tecnica bolognese, godere della pescosità di questo spot fantastico, con oltre 15 cavedani portati in nassa, tra cui un pesce mostruoso che passava sicuramente i due chili di peso. Nell’incredulità generale, si chiude così una settimana di pesca veramente inaspettata per numero di catture e soprattutto dimensioni; posso affermare che da domani vivrò con una rinforzata certezza: nessuna emozione è grande come quella della cattura di questi pesci in riva ad un bel fiume limpido, e con in mano una leggera canna bolognese; è una pesca di altri tempi, dove la tecnica e le opinioni lasciano il posto all’arte e all’intuizione, basata su un’attenta lettura dell’acqua che è il vero segreto del successo nella regina delle tecniche al colpo. Concludo questo articolo con un ringraziamento speciale agli amici di BuonaPesca.it Ighli Vannucchi e Gianfranco Monti, che con i loro video mi hanno permesso di conoscere questo spot favoloso, e di rompere il ghiaccio con questo fiume meraviglioso, da cui spero in futuro di ricavare le medesime emozioni.