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La Muzza: i consigli di Maurizio Teodoro – Le lenze

Come ben ricorderete avevamo pubblicato tre settimane fa un articolo sulla pesca in Muzza con l’aiuto di Maurizio Teodoro, che conosce molto bene il canale lombardo. Ci eravamo lasciati con la promessa che avremmo parlato nell’articolo successivo su come si realizza una montatura per la pesca in Muzza con la bolognese e, più precisamente utilizzando la tecnica della vela.

 

Un galleggiante questo poco utilizzato dai pescatori a causa dell’alto coefficiente di difficoltà tecnico; si è soliti vederlo utilizzato con la roubaisienne sia su forti correnti, sia in condizioni di corrente lenta, con il solo scopo di restare il più possibile fermi sulla pastura. In bolognese il suo utilizzo è leggermente più complicato, specialmente nelle fasi di lancio. Ma come si costruisce la lenza per la vela? Ripassiamo quindi la parola a Maurizio:

 

“Quelle che seguiranno sono nozioni per la pesca in Muzza, che coincidono con le basi per la pesca in bolognese nei canali con corrente sostenuta e fondali disomogenei. Partiamo dalla cosa più importante: come tarare il galleggiante per pescare in trattenuta? In queste condizioni le mangiate sono molto rapide e per poter arrivare in tempo sulle abboccate abbiamo la necessità di tarare al limite la portata del galleggiante. Le lenze per la bolognese, in senso generale, sono da bilanciare a seconda del peso del galleggiante. Se dovessimo fare qualche esempio, per tarare un peso da quattro grammi sarà necessaria una sfera o una torpille da 2,5 grammi e dei pallini tra il 7 e il 9 di misura, fino al raggiungimento della taratura completa. Per un galleggiante da cinque grammi la sfera/torpille dovrà essere di almeno tre grammi e poi pallini tra il 6 e il 9 per tararlo del tutto. E via così. In parole semplici: maggiore è la portata del galleggiante, più i pallini devono essere grossi e maggiormente distanziati. Al di sotto dei quattro grammi è preferibile fare lenze a pallini, sempre a scalare, ma raggruppate verso l’alto. Tutto ciò per tenere la parte bassa della lenza molto morbida.

Per quel che riguarda i finali bisogna sempre considerare la tipologia di acqua che si va ad affrontare; nel caso della Muzza spesso questa si presenta molto limpida e solo in rari casi è velata. Opportuno quindi avere a disposizione diversi spessori e ami: con dimensioni dello 0.10 e 0.12 mm è giusto associare ami della misura del 18 o al massimo del 16 innescando due cagnotti. Se il pesce è restio a mangiare, è necessario arrivare a montare anche uno 0.09 mm con un amo a gambo lungo del 18/20 ed un solo cagnotto (cercato con cura e soprattutto tra quelli grossi aromatizzati all’interno della pastura). Un piccolo trucco potrebbe essere quello di puntarlo a metà facendo in modo che rimanga piatto. Mai dimenticarsi anche qualche amo del 16 montato su finali grossi da 0.14 / 0.16 mm nel caso arrivassero in pastura le carpe, pesci presenti in quantità nella Muzza, anche di grosse dimensioni. Magari ci sarà da corrergli dietro sulla riva, ma volete mettere che gioia…! Attenzione, per ridurre le probabilità di accavallamento del finale in fase di lancio, posizionate un pallino attaccato alla girella per raddoppiarne il peso rispetto al pallino sovrastante. Infine, mettere anche qualche pallino sopra la sfera, tra essa e il galleggiante; in questo modo renderete la lenza più bilanciata e la trattenuta sarà più semplice.

Già che ci siamo parliamo anche della lenza a vela per la roubaisienne. Di norma in forti correntoni si preferisce utilizzare la bolognese e io stesso la consiglio. La pesca in roubaisienne è più complicata, necessita di maggiore concentrazione e soprattutto braccia ferme. Il galleggiante deve essere completamente bloccato e vi posso assicurare che quando la corrente è superiore ai trenta grammi non è affatto semplice. E’ una pesca che si pratica maggiormente in estate, specialmente sulla Muzza e, su questo canale, può portare a grandi soddisfazione. Tenete conto che per prima cosa bisogna armarsi di una canna robusta, magari da carpa, con delle punte che presentano elastici di misura non inferiore a 1,6 mm, possibilmente cavi. Questo perchè i barbi e i cavedani della Muzza tendono a prendere in brevissimo tempo la corrente, complicando non poco la vita. Inoltre, più il pesce è grosso, più sarà difficile portarlo a guadino. Per quel che riguarda le lenze ci sono due linee da seguire: i galleggianti inferiori ai 10 grammi e quelli superiori.

Partiamo dal primo caso: per grammature da 4 – 6 – 8 grammi i pallini devono essere ben distanziati a partire dal basso, stringendosi man mano che si va verso il galleggiante, con distanze che partono da dieci centimetri fino al bulk terminale. All’incirca parliamo di 80 centimetri di lenza. Per quanto riguarda le dimensioni dei piombini, questi non devono essere minori del n.8, mantenendo il primo vicino alla girella, crescendo sempre di più finchè non si tara il galleggiante. Passando invece a galleggianti vela oltre dieci grammi è meglio adottare una biglia di almeno due grammi più leggera del galleggiante, tarando con una piombatura di pallini che si stringono verso l’alto di diametro tra 8 e 6, due per dimensione fino alla taratura. La lenza è un po’ più chiusa, in modo che non si alzi troppo dal fondo. Non dimentichiamo sono lenze molto soggettive, bisogna essere bravi a interpretare bene il posto in cui si è e la tipologia di corrente. Cosa molto importante da non trascurare è di mantenere “morbida” la lenza nella parte vicina alla girella in modo che scorra agevolmente sul fondo senza incagliare. Di conseguenza, in posti in cui possono essere presenti molti ostacoli o non si ha ben idea di cosa ci si presenta davanti, meglio non appoggiare troppo il finale.

E adesso? Adesso non basta altro che andare a pescare. Tutte le basi per una giornata di pesca le avete; se sarà buona o meno non dipenderà dalla lenza, ma dai pesci della Muzza, che sanno essere allo stesso tempo stupendi da catturare ma anche….cattivi, per non dire una volgarità!”

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