Lorenzo Valvassura spiega la pesca in porto PESCA MARE

La pesca del cefalo nei porti secondo Lorenzo Valvassura


LA PESCA DEL CEFALO IN PORTO

Lorenzo Valvassura, oltre ad essere un garista di lungo corso, è titolare di una delle aziende più specializzate nella pesca sportiva in mare: la Ellevi con sede a Vado Ligure. Ritorniamo, con l’arrivo della bella stagione, ad analizzare i trucchi di alcune fra le pesche più praticate in mare, in  considerazione di coloro che fra poco inizieranno a popolare porti e spiagge della Liguria e non solo. Una serie di articoli rivolti a migliorare i risultati per chi inizia ad avvicinarsi alla pesca oppure per i tanti vacanzieri che in estate non si separano mai dalla propria canna.

Allora Lorenzo iniziamo questa serie di chiacchierate tecniche sulla pesca in mare con quella che forse è una delle più praticate da riva: quella del cefalo nei porti o dai moli. 

Si è vero, una delle tecniche più praticate in mare è proprio quella del cefalo all’interno dei porti. Prima di iniziare a parlare di questa tradizionale pesca è doveroso fare un piccolo passo indietro per poter dare qualche consiglio in più. Fino a qualche anno or sono, nei porti si riversavano numerosi scarichi fognari più o meno piccoli che apportavano in mare nutrimento per il pesce e in particolar modo per i cefali. L’acqua, in prossimità di questi scarichi, era sempre torbida e il pesce era meno sospettoso. Oggi, con i depuratori obbligatori per legge, nei porti troviamo acqua sempre più limpida e pesci sempre più difficili. Per questo motivo anche la vecchia pesca al cefalo si è evoluta arrivando a livelli molto sofisticati, ma non per questo impossibili da praticare. Ne sono avvantaggiati i pescatori di acqua dolce che sanno cosa vuol dire insidiare il cavedano in acque limpide. Il turista lombardo o piemontese che viene in Liguria è probabilmente più preparato rispetto ad un suo collega locale in quanto è già avvezzo all’impiego di piccoli ami e fili molto sottili. La canna per eccellenza è la fissa di otto metri che ci permette di pescare su fondali profondi. Dovendo usare nylon sottili  consiglio di usare il Micron Ellevi, un filo giapponese imbobinato in Italia, con la più alta tenacità oggi disponibile. Madre lenza dello 014 e finale a seconda della mangianza del pesce: dallo 012 fino ad arrivare ad uno 008 in grado di tenere pesci anche importanti. Qui da noi il finale, per tradizione, è costituito da una coppola di ami, di una lunghezza anch’essa in rapporto all’umore del pesca, tra i venticinque e i quaranta centimetri e comunque inversamente proporzionale alla quantità di pesce presente. Ami piccoli a gambo medio corto del dodici o del quattordici e sempre in rapporto al tipo di esca che useremo e di cui parleremo fa poco. La lenza è costituita da una torpille collocata sopra una catenella di piombini di diametro fra un millimetro e mezzo e lo zero settantacinque per galleggianti fra uno o due grammi mentre in casi estremi si può arrivare anche al mezzo grammo con una lenza costituita da una scalarina di piccoli piombini.

Uno dei tuoi cavalli di battaglia sono le pasture, ci illustri quali sono le più adatte per questa pesca e come si preparano.

Di pasture per il cefalo ne ho a catalogo diverse, ma quella specifica per la pesca nei porti è una miscela di due pasture molto particolari da cui ho avuto molte soddisfazioni e la consiglio vivamente per la sua efficacia: Le due pasture in questione sono la Cefalo Bianca e la Fondo Cefalo Competizione. La prima è una pastura molto buona proposta ad un ottimo rapporto qualità/prezzo che ben si adatta alla pesca dalla scogliera; ha un aroma spiccatamente al formaggio e può essere utilizzata anche per altri pesci da scogliera. La seconda è invece una pastura da gara ad elevata qualità, composta da sostanze dolci miscelate al formaggio e addizionate con aminoacidi molto attiranti. E’ un composto studiato per le competizioni laddove il garista deve necessariamente attirare sul proprio picchetto il maggior numero di pesci rispetto ai suoi diretti avversari. Il mio consiglio è quello di unire tre parti di Cefalo Bianca con una di Fondo Cefalo Competizione. La bagnatura puo’ avvenire anche sul luogo di pesca utilizzando l’acqua del mare tenendo presente che il composto ottenuto deve avere la giusta collosità per arrivare sul fondo e lì disgregarsi pian piano. Per avere i maggiori risultati occorre sondare molto bene il fondo e posizionare l’amo a cinque centimetri da questo. Effettuato questo importante controllo, iniziamo a pasturare gettando sul galleggiante cinque o sei palline di pastura della grandezza di un’albicocca. E’ opportuno non eccede nella pasturazione in quanto il cefalo si può saziare subito ed è sempre meglio tenerlo in zona con una pasturazione molto parsimoniosa, ma continua, con piccole palline della grandezza d una noce.

E per le esche?

Nei porti sono due le esche tipiche per il cefalo: la polpa di sarda e il pane a treccia. La lista si potrebbe allungare all’infinito, ma per esperienza mi affido sempre a queste due esche, per non sbagliare. Per la sarda, la parte che consiglio è quella della pancia, che ottengo pulendo dalle interiora la sarda una volta squamata. La pancia presenta una carne molto chiara e morbida ricoperta da una pellicina bianca e riflettente, estremamente adescante per il cefalo. Si innesca sull’amo un quadratino di circa un centimetro quadro, cucendolo un paio di volte. La sarda è un’esca insuperabile, ma deve essere ben curata. Come ho già precisato, deve essere pulita, squamata, decapitata e quindi privata della spina centrale. Si ottengono in tal modo due filetti molto morbidi dai quali però occorre fare un’ulteriore pulizia: quella di eliminare le due fasce laterali più scure, ricche di sangue, poco attrattive per il cefalo che gradisce di più una carne totalmente bianca. La seconda esca molto efficace nei porti è il fiocco di pane in treccia al latte che faccio produrre appositamente per la pesca sportiva. E’ un prodotto, che a detta dei nostri clienti, ha un’ottima tenuta all’amo pur essendo molto morbido. Il suo utilizzo è universale: in mare e in fiume, indistintamente. Occorre mettere a bagno la treccia di pan secco la sera prima della pescata in modo che tutta la mollica si ammorbidisca. La mattina si comprime fra le mani il pane per eliminare l’acqua in eccesso e lo si ripone in uno straccio umido di cotone. Per l’innesco useremo solo la mollica bianca prelevandone una strisciolina che verrà avvolta su di un amo cristal a gambo medio del numero 14.

Qual è la stagione migliore per la pesca nei porti?

Sinceramente sempre. Il porto rappresenta un’oasi a parte rispetto al mare aperto. L’acqua è sempre calma e limpida, anche quando esternamente c’è burrasca. Il cefalo nel porto è sempre presente e lo si può pescare anche in pieno inverno. Anche di notte è un buon momento soprattutto d’estate quando di giorno la minutaglia assale ogni tipo di esca poniamo all’amo. Di notte il cefalo è meno sospettoso ed è anche una bella pesca effettuata con galleggianti provvisti di starlite.