Intervista ad Alan Scotthorne PESCA AL COLPO

Ladies & Gentleman, Mister Alan Scotthorne – 1° Parte


INTERVISTA AD ALAN SCOTTHORNE

Quando lo scorso anno Peter Drennan e figlia giunsero a Milano per presentare ufficialmente alla stampa l’inizio di una collaborazione con Milo per la distribuzione di alcuni loro prodotti nel nostro mercato, erano passate poche settimane dal trasferimento del millennio. Parliamo della firma di Alan Scotthorne con Drennan dopo ben 17 anni assieme a Shimano.

In quell’occasione lo stesso boss della ditta inglese aveva spiegato alcuni particolari del trasferimento di Alan Scotthorne. A quel punto la speranza è stata quella di vedere a breve il campione inglese nel nostro Paese per promuovere i prodotti Drennan. Un desiderio che a distanza di 420 giorni è stato esaudito e l’arrivo di Alan Scotthorne si è concretizzato nella giornata di ieri, martedì 14 maggio. Un vero e proprio evento a cui era impossibile mancare. Il suo soggiorno durerà fino a sabato. In questi giorni sarà estremamente assediato da tutti gli organi di stampa riguardanti la pesca italiana.

Oggi e domani sarà ai Laghi di Mantova per poi spostarsi il venerdì sul Canal Bianco ad Adria. Una scelta questa voluta appositamente da Milo in vista del campionato italiano a feeder che proprio domenica prenderà il via. Alan Scotthorne è arrivato direttamente con la propria macchina in Italia. Questo perchè nell’ultima settimana si trovava in Francia per partecipare alla Rive Cup. Si tratta di una manifestazione internazionale della quale mi ha raccontato e di cui parlerò poco più avanti.

Prima di iniziare a trascrivere l’intervista vorrei ringraziare Milo per l’opportunità che mi ha dato. Milo ci ha organizzato appositamente un incontro privato per intervistare il più titolato pescatore del mondo nella pesca al colpo. Un privilegio raro mi verrebbe da dire.  Essere al tavolo con due grandi campioni come Milo ed Alan Scotthorne è stato un vero proprio piacere ed onore. Naturalmente un ringraziamento è dovuto anche ad Alan che dopo diverse ore di viaggio si è prestato a rispondere alle mie domande e devo anche ammettere che è stata una chiacchierata molto piacevole, sia prima dell’inizio dell’intervista, sia durante. Prima di accendere il registratore abbiamo scambiato due parole sia sulla gara che ha svolto in Francia la scorsa settimana sia sulla sua esperienza in linea generale in Italia, considerando le cinque volte in cui ha pescato in un campionato del mondo. Direi quindi di partire da qui.

Prima di tutto mille grazie per la disponibilità a prestarti a questa intervista, è un onore e un piacere poter parlare con un cinque volte campione del mondo. In cortile ho visto la tua macchina e credo che ciò sia dettato dal fatto che arrivi direttamente dalla Francia, dove Milo mi ha detto che eri a partecipare ad una competizione.

Esattamente. La scorsa settimana ho passato alcuni giorni in Francia per una sorta di tour promozionale dei nuovi prodotti Drennan e per partecipare alla Rive Cup, una manifestazione di carattere internazionale in quanto erano presenti pescatori provenienti sia dal Belgio, sia dalla Germania, sia dall’Inghilterra. Si è trattato di una gara in cui erano consentite tutte le tecniche di pesca, dal colpo al feeder, un evento in terra francese in quanto mai prima d’ora si era svolta una competizione di questo tipo. Cosa che invece da noi in Inghilterra è molto comune.

Ci siamo trovati in un lago nei pressi di Rennes, a cinque ore di distanza da Parigi, dove a farla da padrone erano le skimmers (ovvero piccole breme). Essendo libero anche il feeder si potrebbe pensare che sia la tecnica migliore da utilizzare, ma così non è. In Inghilterra il feeder è sempre consentito, però non sempre è la tecnica che porta alla vittoria. In questo caso infatti, specialmente il primo giorno, ha fatto maggiormente la differenza il wraggler, al punto che ho utilizzato maggiormente questa tecnica piuttosto che il feeder nelle cinque ore di gara. E’ stata una bella pescata e due belle gare, peccato solo che ho concluso al quarto posto assoluto con tre penalità in quanto i primi tre avevano due penalità a testa. Peccato, ma non si può sempre vincere.

A proposito di ciò, sei favorevole all’apertura a tutte le tecniche in una gara e permetteresti il feeder anche in un campionato del mondo?

Ti rispondo separatamente a questi due quesiti. Per quanto riguarda il permettere tutte le tecniche durante le gare io sono assolutamente favorevole. In questo modo c’è una maggiore varietà di tecniche che si possono utilizzare e anche il pescatore ha la possibilità di avere più alternative. Per quanto riguarda i campionati del mondo invece è meglio che siano separati essendo comunque due tecniche differenti. Sono anche molto favorevole alla durata di quattro ore delle gare. Credo che tre ore siano troppo poche e cinque eccessive e stancanti. Considera che vicino a casa mia, ad Oxford, c’è una fisheries dove si svolge una gara di ben sei ore e alla quale ho partecipato insieme a mia moglie. Non finiva più! Se cinque ore sono tante, come la Rive Cup, sei sono quasi infinite, non finisce mai.

Molti inglesi preferiscono pescare più a feeder che al colpo. Anche per te è così?

Se devo essere sincero no. A me piace poter utilizzarle tutte, motivo per cui sono favorevole al loro utilizzo in tutte le manifestazioni, a parte quelle internazionali ovviamente. Sono dell’idea che avendole a disposizione tutte sia più facile adattare la propria pescata sia alle condizioni di pescosità sia alle condizioni meteo. In Inghilterra il vento spesso spira anche forte e poter cambiare dalla roubaisienne al feeder o all’inglese può essere molto utile.

Cosa ne pensi invece dell’utilizzo del fouilles e ver de vase?

E’ sicuramente una delle esche più catturanti, ma non lo userei in ogni ambito di pesca. Sempre in Inghilterra è consentito solo pochi mesi l’anno, durante il periodo invernale da ottobre fino al 15 marzo, mentre in estate è vietato. Devo dire però che da quando è stato liberalizzato l’utilizzo del pellet morbidi, molti pescatori, me compreso, hanno iniziato a concentrarsi di più sulla conoscenza di questa esca.

(Da sottolineare il suo stupore quando gli abbiamo detto che in Italia innescare il pellet è vietato. Dobbiamo considerare però che loro pescano in fisheries, ovvero laghi privati, mentre noi effettuiamo le nostre competizioni in ambito prettamente naturali su fiumi, canali e laghi).

In Italia tu hai pescato in cinque campionati del mondo per nazioni, più uno per Club a Umbertide e in un paio di campionati europei se non sbaglio. Considerando solamente i mondiali per nazioni, che sono quelli in cui hai vinto di più a livello individuale, quale campo ti è piaciuto di più?

Adoro l’Italia, adoro la varietà di campi gara che avete e le tante specie ittiche. In Inghilterra la pesca nei fiumi è praticamente morta; tutti i fiumi sono stati trattati chimicamente per la depurazione ed il pesce non si riproduce più. Sono presenti solo grossi pesci, ma non sono nemmeno tanti. Tutta la pesca si svolge nelle fisheries ed è a senso unico su carpe, carassi, f1, breme e gardon. Quando ho la possibilità di pescare in Italia sono più che contento.

Il primo mondiale italiano è stato nel 1985 a Firenze dove vincemmo, a seguire c’è stata Peschiera del Garda dove vinsi individualmente, poi ancora Firenze nel 2000, argento a squadre, Spinadesco nel 2008 con la nostra vittoria e Ostellato 2011 dove per la prima volta in Italia non andammo a podio. Il campo più bello? Ogni campo gara era stupendo. Ricordo i due mondiali a Firenze per le differenti tipologie di pesca. In quello più recente carpe e carassi la facevano da padrone a dispetto di 28 anni fa quando c’erano si i carassi, ma anche molti più cavedani. Era una pesca più “all’italiana”. Spinadesco è stato un successo per noi inglesi; il campo gara era veramente bello anche se artificiale e la pesca estremamente tecnica e difficile.

Devo ammettere che in un campo del genere era necessaria anche una piccola dose di fortuna visto che in alcuni casi il picchetto era fondamentale. Peschiera un altro campo stupendo, con differenti tecniche di pesca tra bolognese e roubaisienne e canna fissa vista la presenza di alborelle e triotti nel sottoriva e grosse scardole e cavedani pescando a roubaisienne. Bello, ma non quanto Ostellato. Si, credo che Ostellato sia il più bel campo gara italiano in cui abbia mai pescato in occasione di un campionato del mondo. Nonostante come squadra fossimo andati abbastanza male, la concorrenza era spietata, specialmente l’Italia che doveva vendicarsi della sconfitta del 2008. Un campo gara quello di Ostellato dove molte squadre erano allo stesso livello essendo una pesca che ben si adattava a molte squadre. Non abbiamo vinto, non abbiamo raggiunto il podio, ma un campo gara veramente favoloso.

Ad Ostellato se non sbaglio ci avevi già pescato in passato, esatto?

Vero. Lo vidi nel 1984 in occasione di un incontro internazionale tra Italia e Inghilterra e dove partecipò anche Milo. In quell’occasione la pesca era completamente all’inglese sulla sponda opposta e si catturavano esclusivamente carassi. Ricordo che all’epoca il commissario tecnico inglese era Dick Glegg e quando mi vide pasturare sul galleggiante mi rimproverò dicendomi che dovevo pasturare alcuni metri prima del galleggiante se volevo prendere i pesci. Ecco, rispetto a quell’Ostellato devo ammettere che preferisco la versione 2011 con le breme.

Ho pensato di dividere l’intervista in tre parti suddividendole in tre giornate differenti. Questa prima puntata l’ho indirizzata principalmente sull’esperienza di Alan Scotthorne in Italia. Aggiungendo alcuni piccoli particolari del regolamento internazionale. Domani parleremo in dettaglio della breme. Toccheremo direttamente il discorso Drennan ed i nuovi prodotti che da quest’anno saranno commercializzati anche in Italia.

Per concludere questa prima parte riguardante l’aspetto personale di Alan Scotthorne, voglio aggiungere due righe su due cose curiose che mi ha detto a microfoni spenti nel momento in cui l’ho conosciuto. Mi sono permesso di chiedergli quando ha svolto la sua prima gara di pesca. Mi ha risposto 14 anni, con l’aiuto finanziario del padre che gli permise di partecipare. Considerate che ora ne ha 50 ed è in nazionale inglese da circa una trentina di anni. Sono veramente tanti anni ad altissimi livelli con risultati eccezionali. Simpatica invece il momento in cui siamo entrati nell’ufficio di Milo per le foto di rito.

Da sottolineare che questa per lui era la prima volta da Milo, non so se anche a Milano e nell’ultima sua visita da Milo andò solamente ai Laghi Tensi in quanto uomo immagine della ditta Bait Tech, anno in cui la Bait Tech iniziò la collaborazione con Milo per la distribuzione dei suoi prodotti in Italia. Guardando i tanti trofei in vetrina, sia nel suo ufficio, sia all’interno della ditta, Scotthorne ha rivelato di avere in casa 45 medaglie della Cips conquistate nei vari campionati del mondo tra lui stesso, sua moglie Sandra e il figlio Oliver. Una famiglia di campioni insomma. In famiglia, oltre ad Alan Scotthorne cinque volte campione del mondo individuale, anche sua moglie ha conquistato il mondiale a livello individuale in ben due occasioni consecutive mentre il figlio Oliver ha conseguito la medaglia di bronzo individualmente e quella a squadre negli under 16 nel 2005 in Serbia.

Non perdetevi domani la seconda parte di questa intervista!