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Mantova – Lotta al bracconaggio, ma con poche guardie

PROBLEMA GUARDIE NEL MANTOVANO PER LA LOTTA AL BRACCONAGGIO

I predoni dei fiumi sono sempre di più e sempre più organizzati, mentre coloro che dovrebbero contrastarli sono sempre di meno. È il caso delle guardie ittico-venatorie della Provincia che negli ultimi due anni sono diminuite da 15 a 9. Ad aggravare la situazione ci si è messa anche la mancata attuazione della riforma costituzionale che avrebbe dovuto cancellare le Province.

«La riforma appena abbozzata – afferma il vice presidente di Palazzo di Bagno Alberto Borsari, sindaco di Villa Poma – ha fatto sì che l’ente si trovasse, su questo fronte, in maggiori difficoltà. Le funzioni di agricoltura, caccia e pesca sono state trasferite alla Regione mentre la vigilanza ittico-venatoria è rimasta in capo a noi. Questo ha comportato anche una diminuzione di risorse, personale e professionalità in un settore molto delicato».

Tuttavia, chi è rimasto non si è certo risparmiato e le attuali 9 guardie ittiche «hanno portato a termine interventi molto importanti di contrasto alla pesca di frodo» sottolinea Borsari. Il bilancio dell’attività di repressione del bracconaggio da parte del servizio di vigilanza ittico-venatoria della Provincia, anche attraverso il coordinamento delle guardie ittiche della Fipsas e Arci Pesca e alla collaborazione di forze dell’ordine, Ats e guardie volontarie del Parco del Mincio, parte da fine agosto 2013. Quel giorno avvenne il primo intervento antibracconaggio in prossimità della foce dell’Oglio, dove fu rilevata la presenza di un accampamento di pescatori di nazionalità romena con barche e reti illegali.

Da allora nel Mantovano sono stati effettuati circa 4mila controlli che hanno portato all’avvio di 9 procedimenti penali e alla notifica di 612 sanzioni amministrative e 67 verbali di sequestro di attrezzi per la pesca non consentiti o usati illegalmente. In particolare, sono stati sequestrati 39 chilometri di reti, 14 natanti, due furgoni, 48 quintali di pesce morto e circa 170 di pesce vivo subito reimmesso in acqua. Sequestrati anche 16 canne con la lenza, due bertovelli, due batterie e un elettro-storditore. Sono state effettuate 250 ore di vigilanza con i natanti sui fiumi Po, Mincio e laghi di Mantova, 30 delle quali con equipaggi misti di agenti delle Province di Mantova e di Rovigo.

La principale attività di contrasto al bracconaggio è stata attuata sui laghi di Mantova dove, da fine febbraio 2014 ad oggi, in 14 interventi sono state sanzionate 14 persone (8 delle quali deferite all’autorità giudiziaria), tutte di cittadinanza romena, per pesca con attrezzi professionali vietati e senza licenza, nonchè per commercio di alimenti deteriorati e danno ambientale.

Sono stati effettuati anche quattro interventi sul Canal Bianco, due sull’Oglio, due sul Po e altrettanti sui canali Navarolo e Fossola, nel Viadanese, che si sono conclusi con il sequestro di reti, natanti e di un elettro-storditore. Dal 2014, nei periodi più critici della riproduzione dei pesci, e cioè da aprile a fine giugno, con il coordinamento della Prefettura, si sono svolte intense attività di controllo sui laghi di Mantova, a cui hanno partecipato carabinieri, polizia di Stato, Guardia di Finanza, corpo forestale dello Stato, polizia locale, guardie volontarie ittiche di Fipsas, Arci pesca e del Parco del Mincio.

Fonte – La Gazzetta di Mantova

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