PESCA A FEEDER

Marukyu – Specialist in torrente


CON MARUKYU A SPECIALIST IN TORRENTE

Dopo lunghe trasferte in “terra straniera” (a fortune alterne) per cercare di insidiare i miei amati chub, decido di lanciare le mie esche letteralmente a due passi da casa. Lo spot scelto infatti è una piccola buca del Torrente Tresinaro (Al Tesnéra) che mi scorre praticamente sotto casa e che mi ha visto lanciare i miei primi galleggianti reggianini o penne d’istrice alla ricerca di vaironi, barbi canini, cavedani e tutta quell’ittiofauna che in molti posti ormai è solo un piacevole ma lontano ricordo. Questo torrente ha le sue sorgenti sulle montagne di Carpineti e Castelnovo nè Monti (RE) e come tutti i piccoli torrenti montani/collinari, per lunghi tratti non è altro che una sottile, intricata e poco profonda lingua d’acqua, molto più simile ad un fosso montano. Qui grazie ai ripopolamenti costanti e alla dedizione dei cultori di questo piccolo gioiello pedecollinare, sono presenti trote fario ed iridee anche di discrete dimensioni, mentre nel corso medio basso i ciprinidi la fanno da padroni con la presenza di esemplari che difficilmente si crede possano abitare tali ambienti. Certamente negli anni questo piccolo corso d’acqua è cambiato molto; le belle e profonde buche ed i raschi che tanto mi piaceva frequentare da monello, sono scomparsi a causa delle piene ed al loro posto sono stati eretti salti artificiali in cemento ed immessi massi frangiflutti. Ma qualche bel posto per passare ore in totale silenzio e relax, ne conosco parecchi lo stesso. Basta accontentarsi di ciò che ora il torrente offre ed adattarsi! In questo tratto (come tutta la parte alta del suo corso) è vietato l’uso della larva della mosca carnaria (esca che in passato era consentita e permetteva soprattutto d’inverno di fare discrete catture), quindi la mia intenzione era quella di abituarli piano piano a boiles, pellet e pastelle per cercare di fare selezione e puntare agli esemplari più grossi. Dalla primavera scorsa ho cominciato una preventiva pasturazione composta da piccolissime manciate di boiles 10 mm e pellet dai 2 agli 8 mm, accompagnati da qualche chicco di mais per convincere da subito questi furbi squaletti ad avvicinarsi con meno diffidenza ad esche mai viste prima. Mi è capitato spesso (e capita tutt’ora) di utilizzare esche naturali quali uva, sambuco, ciliegie, amarene ecc e da sempre si sono dimostrate esche estremamente selettive. Ora la sfida è cercare di abituarli ad esche “similari” ma proposte in periodi completamente “fuori stagione”. Infatti se è abbastanza normale per i pesci trovare amarene e ciliegie nel periodo estivo e sambuco ed uva nel periodo autunnale, è invece diverso trovare esche che vagamente gli somigliano, ma in periodi non proprio adatti alla loro naturale presenza. Quindi la pazienza è d’obbligo e la costanza sua fedele compagna. In questo incredibile e caldo inizio del nuovo anno, organizzo finalmente una sessione nella mia buca e con pochissima roba al seguito, mi preparo ad inoltrarmi nella fitta foresta di rovi, acacie e salici che circondano le sponde di questo tratto. Arrivare infatti anche con pochissima attrezzatura, è abbastanza arduo e l’ausilio di una corda legata all’albero che sovrasta l’alta sponda è da sempre la mia opzione preferita, sia per fare meno fatica sia per muovermi in sicurezza lungo pareti di roccia calcarea e friabile, tipica di tutto l’alveo del Tresinaro. Sono infatti meravigliosi alcuni passaggi tra le rocce calcaree alte anche 4/5 mt che nel tempo sono state modellate dall’azione dell’acqua e del vento, a creare veri e propri canaloni!




Bene, dopo aver descritto questa piccola ma,per me e molti altri, importante vallata, passiamo all’aspetto tecnico. Le mie pasturazioni erano iniziate con le famose, ma ormai introvabili perchè fuori produzione, Marukyu ABR Protein 10 mm lanciate una cinquantina alla volta (praticamente un pugno) e JPelletZ 4 e 6 mm nella stessa quantità. Le boiles sono poi state sostituite con le nuove Credence Boiles Fruit Spice 10 mm ma sempre apportate nelle stesse quantità. Purtroppo per lunghi periodi non sono potuto andare ad effettuare le mie offerte di cibo, a causa del meteo che tutti ben ricordiamo. Immaginate in un torrente di queste dimensioni cosa possono aver causato piene continue e prolungate! Disastri! Ma la mia buca sebbene con qualche albero e ramo in più in acqua, ha resistito, grazie alla robusta struttura che la sovrasta e che forma una cascata di un paio di metri. Mi reco sul posto nella tarda mattinata, visto che qui i pesci difficilmente si muovono la mattina presto, se non qualche trota in caccia. Scendo il sentiero (mulattiera sarebbe più appropriato, ma sono poche decine di metri…) e lontano dall’acqua piazzo la seggiola, il picchetto ed apro la canna. Faccio tutto da sedere per rimanere il più basso possibile; l’acqua in questo periodo è veramente limpida e nonostante i 3 mt abbondanti nel punto più profondo, “questi” ci vedono benissimo!!! Nelle magic box che ho con me ho preparato: 50 % Skrill Pellet 2 mm e 50 % JPelletZ 4 mm, alcune retine in PVA riempite di boiles (sia intere che frante) e pellet di vario diametro, 5 pasturatori dai 20 ai 35 gr ed alcuni piombi dello stesso peso, ami a paletta ed occhiello dal nr 18 al nr 10, nylon e fluorocarbon dallo 0,16 allo 0,25. Nonostante si peschi praticamente sotto la cascata, la corrente tira solamente in superficie, mentre sotto è praticamente ferma mentre ai lati crea un bel giro con corrente contraria. Ed è proprio lì che ho pasturato e cercherò finalmente i miei chub! I pasturatori saranno da preferire a fori larghi per permettere agevolmente la fuoriuscita dei pellet sia da 2 che da 4 mm. Pescherò con una maneggevole 12′ con tip’s da 1,5 oz, mulinello 4000 Shimano, lenza madre 0,22 mm sulla quale costruisco la montatura pescante. Quest’ultima sarà realizzata come di seguito: un semplice Grippa Stop a fermare una perlina con moschettone a cui agganciare piombo o pasturatore, una brillatura di circa 15 cm sul cui nodo faremo scorrere un tubetto di silicone di alcuni mm e sul quale si bloccherà una perlina paracolpi a goccia. Semplice, antigroviglio ed efficace! Al termine della brillatura si verrà così a creare un’asola su cui legheremo direttamente i nostri terminali. Io addirittura preferisco la congiunzione asola con asola come si fà per la pesca a gallo. Questo mi permette una presentazione morbida e naturale dell’intero terminale ed un veloce cambio del terminale. Oggi utilizzerò ami sia riggati che legati direttamente, ma con una costante sulle esche: JPZ Tough, Credence Corn e Boiles Fruit Spice. Queste verranno alternate per vedere se e quale verrà scelta come boccone dal chub di turno.

Una volta lanciato e messo in pesca, mi organizzo per bene, aprendo materassino e guadino, posizionando la seggiola, togliendo rami e rametti che mi impediscono di pescare agevolmente. Una volta che tutto è in perfetto stile Zio (se vedo fuori posto anche una sola cosa vado nei matti!), posso sprofondare sulla mia inseparabile Korum, allungare le gambe e cominciare a fissare fiducioso quel sottile tubicino di carbonio che si staglia verso la cascata. Gli scarichi e le ricariche del feeder saranno piuttosto radi, visto che in questo periodo, con acqua sotto i 6 gradi, non hanno certo bisogno di riempirsi di cibo, ma sempre molto precisi e con lanci sottomano. Durante la giornata alterno feeder con piombi secchi, infilando in questo caso, una retina in PVA contenente pellet e boiles, sul terminale e fermata sull’amo. La giornata passa tranquilla, nessun movimento del vettino, nessuna mangiata, solo io, il rumore della cascata e quel paesaggio che mi riportava ai giorni passati e le scorribande da monelli lungo queste chiarissime acque. Il sole riscalda piacevolmente tutto il corpo e la tentazione di chiudere gli occhi e lasciarsi accogliere in questo caldo abbraccio è molto forte, ma finalmente una netta decisa starata del tip’s, segnala che qualcosa ha gradito il JPZ Though innescato direttamente su un’amo del 10 a paletta. Dopo la starata la canna piega decisamente verso il fondo della buca e soprattutto verso l’albero immerso, al suo fianco. Sono piuttosto sorpreso da una reazione tanto violenta e invece che ad un cavedano, penso immediatamente ad una grossa trota…ma per esserne sicuro, meglio portarla a guadino prima! Si dimostra un’avversario caparbio e forzuto, rafforzando sempre di più l’idea che quello ferrato non sia un cavedano. Dopo alcuni minuti di tira e molla lo sento cedere lentamente ed una volta fatto uscire dalla corrente di centro buca, la stessa mi aiuta a trascinarlo verso la bocca del mio guadino. Fino all’ultimo secondo non si concederà alla mia vista, lasciandomi incerto e col fiato sospeso. Poi la sagoma inconfondibile dello Squalius squalus fuga ogni dubbio, confermando che il JPZ ha fatto un’altra vittima tra i boccalarga. E che vittima!!!! Un cavedano bellissimo e grasso! Oltre 50 cm di lunghezza per quasi, quasi, quasi 2 kg (la bilancia ha ballato tra i 1,950 ed 1,980 kg) di squame lucide e chiare, di pinne nero/verdi grandi quanto il mio palmo, di bocca gigantesca e vorace! Non lo porto sul materassino perchè è stanco morto, non si muove nemmeno, stremato dal combattimento. Lo slamo con facilità sul fondo del guadino immerso in acqua, lo lascio lì fermo un’attimo a farsi ammirare, fotografare, pesare. Boccheggia tranquillo, probabilmente ancora incredulo di aver ceduto all’inganno. Tolgo il guadino e tenendolo per la coda lo ossigeno leggermente prima di lasciarlo e vederlo affondare pinneggiando pigramente nella sua buca…che da oggi è anche un pò più mia…

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