NOTIZIE DAL MONDO

Le meduse di acqua dolce avvistate nella lanca del Po


“Scovate” da un pescatore a Casale Monferrato e immortalate dal fotografo Marco Colombo




Meduse, Encicliche e Finanza. L’estate è cominciata e chi va al mare potrà trovare le meduse, una presenza oramai costante lungo tutte le nostre coste. Sono anni che chiedo ai cittadini di mandarmi segnalazioni attraverso il progetto Meteomedusa e, grazie alla scienza dei cittadini, stiamo riuscendo a capire meglio la distribuzione di questi bellissimi animali nelle acque che bagnano l’Italia. Alcune pungono, ma altre sono quasi innocue e osservarle nel loro ambiente è uno spettacolo che merita di essere visto. È facile amare cani e gattini, ma… vuoi mettere le meduse??? Anche cani e gatti ci possono far male, ma non per questo pensiamo che il mondo sarebbe migliore senza di loro. Con le dovute precauzioni dobbiamo godere della loro presenza. Bergoglio, oramai lo citerò quasi sempre nei miei articoli, ci insegna con la sua Enciclica che tutti gli animali fanno parte degli ecosistemi e contribuiscono al loro funzionamento. Soprattutto quelli che ci paiono più insignificanti o addirittura nocivi, come le meduse.

Ed ecco le meduse di acqua dolce. Le ha avvistate il pescatore Stefano Covizzi, nella lanca del Po a Casale Monferrato, dove le ha fotografate Marco Colombo, un fotografo naturalista. La medusa si chiama Craspedacusta sowerbii, descritta da Lankester nel 1880 dal centro di Londra: la trovò nel Serpentine, lo stagno di Hyde Park. Da allora, questa bellissima medusa compare qua e là, in tutto il mondo. All’improvviso si presenta con migliaia di individui. E tutti si sorprendono. Da dove viene? Come fa a comparire in posti così lontani e separati geograficamente? Il segreto si chiama polipo. Questa medusa, come molte altre, ha uno stadio del ciclo vitale (il polipo) che vive sul fondo. Sono loro, i polipi, che generano le meduse con processi di gemmazione.

Succede anche in mare, per le specie marine. I polipi di Craspedacusta sono speciali. Possono entrare in una sorta di letargo, diventando piccole palline di tessuto, ricoperte da un involucro chitinoso. E possono restare addormentate per anni, anche per decenni. Gli stagni si possono prosciugare, ma loro sopravvivono nel fango. Gli uccelli possono trasportarle da un corpo d’acqua all’altro, nel fango che rimane sulle loro zampe. Poi, se le condizioni tornano favorevoli, i polipi si svegliano e producono nuove meduse. Le meduse non vivono molto e, nell’arco di poche settimane, si riproducono freneticamente. Dalla riproduzione sessuale derivano i nuovi polipi, che scendono sul fondo e tornano a potersi addormentare non appena le condizioni diventino sfavorevoli. Ora lo sapete. Se volete vedere questo spettacolo, andate nella lanca del Po a Casale Monferrato, con maschera e pinne. Magari con una sottile muta di neoprene.

Questa notizia mi permette di commentare ancora l’Enciclica di Francesco. Leggetela. Tratta temi vitali per la nostra sopravvivenza. Ma non basta leggere uno scritto. Bisogna imparare a leggere la Natura. Bergoglio non lo dice, nel suo documento fondamentale, così ve lo dico io: nella Genesi il Creatore dà un solo compito all’uomo: dare il nome agli animali. Dare il nome significa conoscere. L’incarico divino per eccellenza è proprio questo: conoscere la Natura. Certo, poi la dobbiamo custodire. Ma non si può custodire ciò che non si conosce. Di mestiere faccio lo zoologo, e dò il nome agli animali. Anche io, come Lankester, ho dato il nome a diverse specie di meduse che prima erano sconosciute e, nel mio piccolo, ho dato un minuscolo contributo al compito assegnatoci dal Creatore. La stima è che, sul pianeta, ci siano otto milioni di specie. Abbiamo dato il nome solo a due milioni di specie, le altre sono ancora sconosciute. Ma anche quelle a cui abbiamo dato il nome sono in gran parte sconosciute ai più.

La Natura è fuori dalla Cultura che si insegna a scuola. Per questa profonda ignoranza, la improvvisa apparizione di Craspedacusta in una lanca del Po può essere considerata un mistero. E invece è un fenomeno naturalissimo che, ancora una volta, ci mostra la profondità della nostra ignoranza. E quindi andatela a vedere, se potete. Grazie a Dio sono ateo, ma quando le Scritture insegnano cose così profonde, e quando un Papa esprime questi concetti, mi sento in perfetta comunione con chi crede. E, soprattutto, portate i bambini a vedere la bellezza di queste creature. A loro (ai bambini, non alle meduse) non serve leggere l’Enciclica, queste cose le sanno per istinto. Se questo istinto viene coltivato, diventeranno custodi della Natura. Altrimenti, con i percorsi scolastici attuali, perderanno questa sensibilità e magari entreranno spregiudicatamente nel mondo della finanza. Quella di cui parla Bergoglio con parole durissime. È la finanza di chi ignora.

FONTE: LA STAMPA

Università del Salento, CNR-ISMAR, WWF-Italia

FERDINANDO BOERO

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *