PESCA AL COLPO

Mondiale Disabili – Alberto Neri : Non sono deluso dal risultato


INTERVISTA AD ALBERTO NERI, CT DEI DISABILI

Quarto posto per la nazionale disabili in condizioni molto difficili per la nostra squadra. Un quarto posto che fa tanta rabbia perché per un solo punto si perde il podio e per due la medaglia d’argento. Alberto Neri, commissario tecnico della squadra italiana, ci parla del mondiale visto dal suo punto di vista.




Allora Alberto, c’è molto amaro in bocca per questo quarto posto, non solo per essere rimasti giù dal podio ma soprattutto perché sarebbe bastato un solo punticino?

Devo essere sincero? Per quanto mi riguarda non ho da recriminare più di tanto. Noi siamo venuti qui con con l’idea di fare un buon campionato, senza pensare di poter stravincere nonostante ci trovassimo su un campo gara di casa, come invece sono stati bravissimi a farlo i veterani e a cui vanno i miei più vivi complimenti. Non c’è rammarico, è strano a dirsi ma è vero. Abbiamo affrontato una pesca sulla quale i miei ragazzi onestamente fanno fatica a fare. Durante l’anno abbiamo portato uno stage qui, è vero, non mi voglio nascondere dietro ad una foglia di fico dicendo che non sapevamo cosa avremmo incontrato. Lo abbiamo potuto provare in tutto il tratto per due giorni, ma c’è un piccolo particolare da non dimenticare: lo abbiamo trovato in condizioni completamente diverse da questa settimana mondiale. Un giorno è calato di 120 centimetri in sole 5 ore, in alcuni punti nel settore C e D con la nassa da quattro metri abbiamo dovuto cercare di fare una prolunga per far si che i pochi pesci catturati arrivassero all’acqua. Di contro al pomeriggio l’acqua è cresciuta di mezzo metro. Alla domenica mattina (delle prove) ce lo siamo trovati un metro e ottanta più alto e quasi si toccava l’acqua con le mani dalla banchina. Onestamente non abbiamo avuto il tempo materiale per capirci tutto.

Da quello che ne deduco quindi il problema principale è stato quello di capire il tipo di pesca da fare?

Esattamente. Non possiamo paragonarci ai veterani, in quanto stiamo parlando di agonisti con delle disabilità che li portano ad essere limitati in determinati movimenti. Non siamo riusciti a fare il secondo stage con gli accompagnatori che sarebbe stato molto importante per noi, in quanto in questa categoria l’accompagnatore è molto importante essendo sia la seconda mente, dopo il pescatore ovviamente, che il braccio in alcuni casi. Nella prima prova abbiamo avuto una compensazione di sfortuna e fortuna, con un picchetto non favorevole ed un esterno di campo gara. E’ chiaro, sull’esperienza della prima prova abbiamo cercato di rivedere la nostra strategia di gara cioè utilizzando la stessa impostazione, seguendo le informazioni quotidiane dei veterani e abbiamo scoperto che sono stati due campi totalmente diversi nonostante fossero distanti solo 500 metri. Nei veterani pesci grossi, da noi invece pochissimi pesci di taglia. Consideriamo che nella seconda prova è bastato catturare un pesce per vincere il settore o piazzarsi. Noi come numero di pesce potremmo essere contenti, ma purtroppo siamo stati penalizzati dalla taglia delle catture e non ci ha pagato alla fine. Ripeto, non mi sento deluso dalla posizione finale anzi, prendiamola come un’esperienza. Onore alle nazioni dell’est come Croazia, Ungheria e soprattutto Repubblica Ceca che negli ultimi quattro anni mi sembra abbia vinto ben tre mondiali, le quali pescano con una semplicità disarmante, adattandosi a tutti i terreni di pesca. Una semplicità che a mio avviso noi perdiamo per il semplice fatto che abbiamo tanti, forse addirittura troppi campi gara con condizioni differenti tra di loro. Ecco, ciò ci porta ad avere troppe idee, con troppe varianti che spesso potrebbero essere controproducenti. Per esempio la mia squadra aveva a disposizione più alternative se andiamo a guardare le lenze, mentre le nazionali che ho citato prima in condizione di acqua corrente hanno un solo tipo di lenza: galleggianti pesanti con sfera, un pallino più o meno grosso in modo che l’amo non si attacchi alla sfera e basta! Sia che si peschi in correntoni come quello del Tevere, sia che si peschi in acqua ferma, loro bene o male usano lo stesso metodo. E’ una mentalità completamente diversa dalla nostra che gli permette comunque di fare risultato.

Abbiamo parlato di come le condizioni del fiume fossero molto difficili. E’ doveroso a questo punto chiederti una battuta su questo campo gara creato appositamente per il campionato del mondo in una delle città più belle del mondo: a tuo avviso è un campo gara adatto per la pesca al colpo e soprattutto per ospitare un mondiale disabili?

Allora, è sempre difficile fare una valutazione. Personalmente sono venuto qui con molta paura e tante idee per la testa. Un campo gara adatto per un mondiale di pesca al colpo? Voglio risponderti con un’altra domanda: ti ricordi Maribor 1990? Città bellissima, fiume stupendo, tutto quello che vuoi ma un campionato del mondo dove un settore da 25/26/27 concorrenti è stato vinto con un’anguilla. Bisogna essere obiettivi, abbiamo visto molto, molto di peggio. Discorso disabili? Il campo gara era molto comodo. Certo la macchina non ce l’avevamo dietro al sedere, ma ci hanno lasciato entrare per scaricare tutto il materiale senza problemi. Forse l’unico problema è che era un po’ stretto, ma gli organizzatori hanno fatto un lavoro superlativo, come spesso facciamo noi italiani quando ospitiamo un campionato del mondo di pesca.

Ringraziamo Alberto Neri, commissario tecnico della nazionale italiana diversamente abili che è stato gentilissimo nel rispondere alle domande di Fishingmania e al quale auguriamo un pronto riscatto il prossimo anno.