PESCA AL COLPO

Nuova linfa per il Drennan Team England


LE SQUADRE DEL DRENNAN TEAM ENGLAND

Mark Downes e Mark Addy, capitani del Drennan Team England, hanno annunciato le squadre che parteciperanno alle competizioni internazionali del 2016. Partiamo ovviamente dall’appuntamento più importante, il campionato del mondo. Teatro dei mondiali di metà settembre sarà il campo gara di Plovdiv che in passato ha già visto lo svolgimento di altre competizioni internazionali tra cui proprio un campionato del mondo ad inizio anni 90, un campionato europeo nel 2001 dove il nostro Jacopo Falsini conquistò il titolo europeo individuale ed i campionati del mondo femminili. Il campo è stato però un po’ cambiato a causa di lavori effettuati durante l’inverno appena passato. Il campo gara è un bacino di canottaggio da 2000 metri e verranno utilizzate entrambe le sponde per le quaranta squadre partecipanti. Questa la squadra che affronterà la rassegna iridata :




Alan Scotthorne
Will Raison
Sean Ashby
Des Shipp
Steve Hemingray
Callum Dicks

Per quanto riguarda il campionato europeo, la nazione ospitante sarà l’Olanda con il Canale Almere teatro degli ultimi mondiali feeder e si svolgerà al 23 e 24 luglio. E’ stato però anche il campo iridato sei anni fa quando la vittoria andò sorprendentemente alla Russia. Saranno breme e gardon le specie predominanti. Per questo evento i vertici inglesi hanno deciso di adottare la linea verde, ovvero inserire dei giovani all’interno della nazionale per cercare di dargli maggiore esperienza. Assieme ai veterani e campioni del mondo individuali Will Raison, Alan Scotthorne e Sean Asby, faranno parte della squadra Lee Kerry, Matt Godfrey (unico vincitore di tre campionati del mondo individuali nelle categorie giovanili), Matt Derry e Cameron Hughes. Quattro giovani dalle belle speranze che hanno acquisito grande esperienza internazionale nelle categorie giovanili degli under 18 e 23. L’Inghilterra 2016 guarda molto alla linea giovane, come si è potuto vedere anche nell’ambito del feeder, una cosa che purtroppo in Italia non sembra essere proprio molto seguita, affidandosi di più “all’usato sicuro”.