PESCA AL COLPO

Pellet Power in Rouba!


ROUBAISIENNE E PELLET

Un pellet per attrarli, uno per catturarli. Ok, forse non recitava esattamente così la poesia tratta dal Signore degli Anelli, però rende l’idea. Nel 99% dei casi nei laghetti la scelta delle esche varia tra cagnotti e mais, con i vermi possibili outsider. In quell’uno per cento rimanente si può optare per una tipologia di esca che non sempre è consentita nei carpodromi, ma che spesso garantisce risultati eccezionali: il pellet. Certo, il pellet non è più una novità, come poteva esserlo fino a qualche anno fa. Con la diffusione della pesca a feeder, è diventato un prodotto quasi di uso comune. Talmente tanto comune, che alcuni hanno iniziato ad usarlo con più costanza anche nella pesca con la roubaisienne. Tutto ciò è legato al fatto che sembrerebbe dare migliori risultati in termini sia di pescato, sia di taglia del pesce, specialmente con le carpe. Se per caso qualcuno ancora non dovesse aver ben capito che cosa è il pellet, si tratta fondamentalmente di semplicissima pastura compressa in cilindretti di varie misure, tra uno e dieci millimetri di diametro, utilizzabile sia come innesco, sia come pasturazione. In pratica viene esaltato l’ingrediente di base al punto che la sua attrazzione per il pesce è molto più accentuata rispetto alla semplice pallina di pastura. L’uso del pellet non è affatto facile come possa sembrare. Una delle fasi più importanti è quella iniziale, di preparazione. Grazie all’aiuto di Marco Frigerio riusciamo a spiegare esattamente cosa bisogna fare. Marco è molto conosciuto nella zona brianzola – milanese per essere il titolare del negozio Frigerio Pesca a Cesano Maderno. Inoltre è già stato sulle nostre pagine, in occasione della pescata di presentazione della nuova roubaisienne Milo Red Fifty assieme al socio e compagno di squadra Cristian Riglietti.  Assieme a Marco è stato presente anche un altro componente della Cesanesi Milo, Stefano Negri, rappresentante Milo per l’area milanese e nord Lombardia, oltre ad essere un agonista di livello da diversi anni e che anche il prossimo anno parteciperà al Trofeo di Serie A1. La conoscenza di Marco sui pellet è legata moltissimo all’ottimo rapporto con Emilio Colombo, in arte semplicemente Milo, con cui ha partecipato a diverse manifestazioni in Italia ed in Europa, ha avuto l’opportunità di apprendere diverse nozioni di pesca tra cui proprio la preparazione e l’utilizzo del pellet.




Diversamente da quanto avviene nel feeder, il pellet da pasturazione non necessita di molta lavorazione e fasi di ammorbidimento. Dovendo essere fiondato, è opportuno che rimanga di una consistenza abbastanza dura e che lavori esclusivamente una volta giunto sul fondo, in modo che liberi tutti gli ingredienti di cui è composto. Prima ancora di fiondare però è meglio effettuare alcune scodellate in modo da concentrare il tutto in un’area circoscritta molto più limitata. Inoltre, non bagnandolo, viene velocizzata la sua discesa verso il fondo. Un fattore molto importante quando si pesca in laghi con profondità superiori ai tre metri e con presenza di trote o minutaglia a mezz’acqua, come in questo caso alla Cava Nord di Paderno Dugnano. Per ciò che riguarda il pellet da innesco, il procedimento è più complicato. L’Expanda della Bait – Tech è un particolare pellet che a primo impatto risulta essere estremamente leggero e, soprattutto, galleggiante. Per far si che possa essere applicato all’amo, è necessario prendere in prestito un piccolo trucco del carpfishing: metterne una piccola quantita in una scatoletta, chiuderla ermeticamente e, tramite l’ausilio di una piccola pompetta, eliminare tutta l’aria presente all’interno. Effettuando questa operazione cinque – sei volte, il pellet tenderà ad assorbire più acqua possibile ammorbidendosi in meno di una decina di minuti. A dir la verità non è nemmeno così complicato come procedimento, al punto che è quasi più difficile spiegarlo che farlo. Per questa occasione la scelta è ricaduta su una misura da sei millimetri, obbligando l’utilizzo di ami non troppo piccoli, almeno di una misura del 14. La parte più difficile è l’innesco ed il successivo utilizzo in pesca. Quasi come succede con il pane, anche con il pellet basta veramente poco per staccarlo dall’amo. Prima di tutto si “punta” una volta sola, per non romperlo completamente; in seguito, bisogna allungare la canna con tutte le dovute cautele, senza farsi prendere dalla fretta. Il continuo saltellamento sull’acqua può portare alla perdita del pellet ancora prima di arrivare nell’area pasturata. Per quanto riguarda la pasturazione, la scelta è ricaduta sull’Halibut Marine Pellet sempre della Bait Tech nella misura di 4 millimetri, come per il pellet da innesco. Il passo successivo è quello di calare lentamente la lenza e continuare a muovere il galleggiante, in modo che l’esca non risulti troppo statica. E’ stato in questo modo che Marco e Stefano hanno visto la maggior parte delle mangiate, alcune delle quali andate anche a vuoto.Più che i diametri di ami e fili, molto importante è la scelta del galleggiante.

La scelta è ricaduta su due tipologie di galleggi creati appositamente da Milo per la pesca in laghetto. Il primo è il Savio Gerard, un particolare galleggiante realizzato per la pesca in carpodromo con la pasta. Oltre al filo passante, tutto il galleggiante ha la deriva in fibra di carbonio altamente resistente per evitare il proprio spezzettamento in caso di piegamenti anormali. Il secondo è una delle novità più interessanti degli ultimi mesi e già presentato pochi mesi fa: il Baldin. Tanto ingombrante con i suoi oltre cinquanta centimetri di lunghezza, quanto funzionale. Si tratta di un galleggiante diviso in due sezioni: l’antenna superiore ed il corpo del galleggiante con la deriva. Questi due spezzoni sono di pari lunghezza, con la deriva più spessa dell’antenna per far si che ci sia un perfetto bilanciamento. Sono presenti due anelli che possono avere due funzioni: non facendo passare il filo nell’anellino più in alto, ma solo nel secondo, l’entrata in pesca è lenta ed è consigliata specialmente quando si pesca a pellet. Diverso il discorso se il filo passa per entrambi gli anellini; in questo modo il galleggiante si raddrizza più velocemente e, conseguentemente, l’entrata in pesca è più veloce. Due galleggianti che hanno caratterizzato la pescata dei nostri due ospiti. Stefano ha optato per il Baldin quando ha visto che le mangiate sono calate con il passare del tempo, alternando fiondate di cagnotti a pellet, mentre Marco ha continuato con l’impostazione iniziale utilizzando una lenza montata con il Savio Gerard. Dire quale delle due scelte ha pagato di più è difficile dirlo, anche se con il “galleggiante lungo” le mangiate erano decisamente più nette. L’unica cosa sicura è che impostare una pescata in carpodromo con il pellet da ottimi risultati, più dei classici bigattini. Normalmente non solo dal punto di vista della pescosità, ma anche della taglia, anche se questa volta non sono usciti pesci di taglia interessante.

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