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Perfavore, non chiamatemi Goujon!

Quante volte al termine di una gara a Spinadesco o a Fissero avrete sentito imprecare qualcuno per la gran quantità di “Gujon” che davano fastidio alla pesca delle abramidi o dei carassi? Quasi sempre. Dal momento della sua comparsa nelle acque italiane, una decina di anni or sono, un piccolo percide di origine europee, viene identificato col nome improprio di Gujon.

Si tratta dell’Acerina, uno stretto parente del Pesce Persico di cui ricorda la fisionomia. L’Acerina è presente in Europa in quattro varietà di cui una, la Gymnocephalus Acerina Cernuus, si è talmente ben acclimatata in alcune delle nostre acque da divenire pesce infestante, raggiungendo dimensioni non superiori ai quindici centimetri. In Italia è impropriamente chiamato Gujon, comprensibile storpiatura del suo nome dialettale francese Gujon Perche o Perche Goujionniere mentre il suo vero nome comune, sempre in francese, è Gremille. L’assonanza del vocabolo Goujon è data proprio dalla sua affinità abitativa con una altro piccolo pesce, il Gobione che, guarda caso, in Francia viene chiamato Goujon, da qui l’errore di riconoscimento, che non trova scuse in quanto il Gobione assomiglia ad un piccolo barbo, con tanto di barbigli mentre l’Acerina, come detto prima, ha molto del Persico Reale. L’Acerina in Italia ha trovato, in pochissimo tempo, un ottimo habitat al punto da invadere interi bacini chiusi, come piccoli laghi e canali. I due esempi più eclatanti sono proprio il Canale Navigabile a Spinadesco e il Fissero Tartaro a valle di Mantova, luoghi ben conosciuti dai pescatori agonisti per la loro fama di campi di gara nazionali e internazionali. Due canali a prima vista abbastanza simili, ma totalmente differenti per la qualità delle loro acque. Il Navigabile infatti è notorio per la sua imprevedibilità di pesca causata dalla poca stanzialità del pesce nel tratto corrispondente al campo di gara, al punto che nemmeno i massicci ripopolamenti effettuati in occasione del recente Campionato del Mondo per Nazioni hanno offerto una pescosità prolungata nel tempo. Una delle cause relative alla bassa pescosità è la mancata riproduzione delle specie presenti, eccezion fatta per l’Acerina che si è moltiplicata a dismisura nonostante l’elevato livello d’inquinamento del fondale causato dalla sedimentazione di metalli pesanti, da qui una delle maggiori cause di non prolificità delle altre specie. Quello che stupisce è la resistenza all’inquinamento dell’Acerina, considerato non come pesce adulto, ma bensì come uovo in via di sviluppo, il momento più delicato di ogni essere vivente. In opposto la qualità delle acque del Fissero Tartaro non è così disastrosa; basti osservare la grandissima quantità di piccole abramidi autoctone, ragion per la quale il nostro piccolo percide dimostra una grandissima adattabilità, a suo vantaggio, in ogni situazione. 

 IL PESCE SALVA GARA

Restiamo in tema di competizione per affrontare la pesca dell’Acerina come pesce vincente. Probabilmente qualcuno comincerà a sorridere, a questa mia affermazione, ma quando a Spinadesco o a Fissero i pesci grossi non mangiano, ecco come questo bistrattato pesciolino possa costituire un serio elemento di vittoria. L’Acerina è un pesce di fondo che predilige l’esca appoggiata oppure sollevata non più di cinque centimetri. La sua maggiore attenzione è rivolta al ver de vase e al fouilles; basta catturarne alcune, dopo una pasturazione a base di fouilles, per capire come ne siano ghiotte; in alternativa si possono usare piccoli pinkie oppure vermettini di letame. La scelta di impostare tutta o una parte della gara sull’Acerina si basa sulla buona conoscenza del campo di gara e su un’adeguata preparazione tecnica alla sua cattura che può avvenire sia a canna fissa oppure a roubaisienne. In entrambi i casi la montatura sarà concentrata verso il basso a circa una spanna dall’amo, a mo’ di pesca dell’alborella o del triotto; amo tra il 22 e il 18, meglio se a gambo lungo e finale dello 010, un diametro più sottile si rovinerebbe subito con l’azione meccanica dello slamatore e dell’abrasione dei denti del pesce. Il gambo lungo si rende necessario per velocizzare la slamatura in quanto l’Acerina tende ad ingoiare profondamente l’esca e l’amo a gambo lungo, oltre a rallentarne la discesa, favorisce una rapida estrazione dalla grande bocca. Indispensabile l’impiego di uno slamatore a testa molto piccola per non uccidere il pesce; ricordo che al momento della pesatura un concorrente è sanzionabile se presenta oltre il dieci per cento del pesce morto, e con l’Acerina le probabilità di uccisione della preda è elevata. Ma quanto è vincente? E’ palese che la sua pesca è condizionata dal fatto che al massimo, in tre ore di gara, si possono accumulare cinque/seicento punti, per circa duecento pesciolini, se pescati nel modo giusto; un punteggio questo facilmente superabile con una sola cattura o con una manciata di blicche.

TERRA E FOUILLIES
Il fouilles è il maggior richiamo per l’Acerina che si ingozza fino all’inverosimile pur di mangiarne più delle sue compagne di branco. Attenzione però a non saziarla al punto da rifiutare ciò che viene posto sull’amo: ver de vase, pinkino o vermettino che sia. La miglior cosa è quello di creare una zona pasturata di non più di mezzo metro quadrato nella quale calare la lenza; indispensabile è l’impiego della tazzina posta in vetta alla punta, se si pesca a roubaisienne, oppure con molta precisione a mano se si sceglie una canna fissa fra i tre e i sette metri. Si può usare sia la terra di somma che quella di fiume; la prima è morbida e crea una scia dispersiva in fase di caduta verso il fondo, ideale anche per richiamare altri pesci, la seconda è molto collosa e trattiene maggiormente il fouilles costringendo il pesce a cercare il cibo direttamente nella palla di terra senza disperderlo attorno. L’abboccata dell’Acerina è molto lenta e laboriosa, occorre aver molta pazienza e solo quando tutta l’astina del galleggiante sarà sommersa si dovrà ferrare. Quindi galleggianti ad astina lunga e non troppo sensibili per dare al pesce tutto il tempo di ingoiare esca ed amo; una ferrata troppo frettolosa rischierebbe solo di far perdere tempo e pazienza.

Nella foto qua sotto potete vedere anche com’è fatto il goujon, ovvero il gobione!

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