Nel porto di Pescara è stata scoperta un’estesa attività di pesca illegale di cefali, culminata con 4 denunce penali, 14 sanzioni amministrative e il sequestro delle attrezzature impiegate.
Una vera e propria “mattanza” nel cuore della città adriatica, dove la pesca non autorizzata avveniva all’interno dell’area portuale, zona vietata alla pesca sia professionale che sportiva.
Un’operazione che segna un punto fermo contro la pesca illegale
L’intervento delle forze di polizia locale e delle autorità marittime è frutto di una serie di controlli mirati, avviati dopo diverse segnalazioni. Gli agenti hanno accertato che alcuni gruppi di persone — perlopiù di nazionalità straniera (rumena, albanese e polacca) — stavano praticando pesca a strappo e con attrezzi non consentiti nel canale portuale.
Le verifiche hanno portato a un bilancio pesante:
4 persone denunciate per violazioni penali legate alla pesca illegale;
14 sanzioni amministrative, per un totale superiore a 25.000 euro;
sequestro di canne, attrezzature e del pescato illegittimo.
Le indagini hanno confermato che il prodotto pescato non era destinato a uso personale, ma presumibilmente rivenduto in modo irregolare, senza alcuna garanzia sanitaria o tracciabilità.
La risposta delle autorità
L’operazione di Pescara rientra in una serie di controlli avviati lungo la costa adriatica per contrastare le attività di pesca abusiva.
Le forze dell’ordine hanno confermato che continueranno a intensificare la vigilanza, soprattutto nelle aree portuali, dove negli ultimi anni si è registrato un aumento del bracconaggio ittico.
L’obiettivo è ripristinare la legalità e garantire una gestione sostenibile delle risorse ittiche. La collaborazione tra autorità, associazioni e pescatori sportivi è fondamentale per proteggere il mare e chi lo vive nel rispetto delle regole.
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