La pesca sportiva lombarda torna al centro del dibattito. Regione Lombardia sta lavorando a una riforma che prevede, tra le varie novità, l’introduzione dellibretto segna-catture digitalee un contributo annuale destinato alla tutela e alla promozione del patrimonio ittico.
Sulla carta, l’obiettivo può anche essere condivisibile: monitorare meglio il pescato, contrastare il bracconaggio, raccogliere dati utili e destinare risorse alla pesca. Il problema, però, è sempre lo stesso: quando la politica scopre il digitale, spesso lo trasforma da strumento utile a imposizione burocratica.
E qui bisogna essere chiari:il digitale deve essere una possibilità, non un obbligo.
Non tutti vogliono vivere con un’app in tasca
L’idea di registrare le catture tramite applicazione può sembrare moderna, comoda e intelligente per chi usa ogni giorno smartphone, SPID, app bancarie, notifiche, QR code e servizi online ( ed anche su questi punti potremmo discutere a lungo su sicurezza, blocchi ecc ). Ma la pesca non è fatta solo da utenti digitalizzati.
La pesca è fatta anche da persone anziane, da pescatori che vanno in montagna dove il telefono prende poco o niente, da chi usa un cellulare base, da chi non vuole installare applicazioni per ogni cosa e da chi, semplicemente, ha tutto il diritto di non voler trasformare anche una giornata sul fiume in un adempimento digitale.
Perché questo è il punto:non si può dare per scontato che ogni cittadino debba possedere uno smartphone, avere una connessione dati, scaricare un’app, aggiornarla, ricordarsi le credenziali e usarla correttamente magari con le mani bagnate, al freddo, sotto la pioggia o in mezzo a un torrente.
La tecnologia deve semplificare. Se diventa una barriera, ha già fallito.
Il Codice dell’Amministrazione Digitale parla di diritti, non di obblighi ciechi
Il tema non è essere contro il digitale. Anzi: un libretto digitale ben fatto, facoltativo, semplice e magari utilizzabile anche offline può essere utile. Il problema nasce quando il digitale rischia di diventare l’unica porta d’accesso.
Il Codice dell’Amministrazione Digitale riconosce il diritto di usare strumenti digitali nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, in modo accessibile ed efficace. Ma un diritto non dovrebbe trasformarsi automaticamente in un obbligo generalizzato, soprattutto quando si parla di attività pratiche, svolte all’aperto, spesso in luoghi dove la connessione è assente o instabile.
Inoltre, lo stesso principio di accessibilità impone una domanda molto semplice:un sistema basato solo su app è davvero accessibile a tutti?
Se la risposta è no, allora non è vera innovazione. È esclusione digitale.
Il pescatore corretto non va trattato come un problema
C’è poi un altro aspetto che dà fastidio: la tendenza a costruire nuove regole partendo sempre dal sospetto.
Se il problema è il bracconaggio, si colpisca il bracconaggio. Se il problema è il commercio illegale del pescato, si aumentino i controlli dove servono. Se il problema è la mancanza di dati, si costruisca un sistema semplice, condiviso, progressivo.
Ma non si può scaricare l’ennesimo obbligo sul pescatore corretto, quello che paga la licenza, rispetta le misure, segue i regolamenti, frequenta i negozi, sostiene le associazioni e vive la pesca come passione.
Perché alla fine succede sempre così: chi rispetta le regole si trova addosso nuove procedure, nuovi contributi, nuovi libretti, nuove app, nuovi controlli. Chi non le rispetta davvero, spesso, continua a fregarsene.
Digitale sì, ma con il cartaceo sempre disponibile
La soluzione ragionevole esiste ed è molto semplice:libretto digitale facoltativo e libretto cartaceo sempre disponibile.
Chi vuole usare l’app la usa. Chi preferisce il cartaceo continua a usare il cartaceo. Chi pesca in zone senza rete non deve sentirsi in difetto. Chi ha 70 anni non deve chiedere al nipote di installargli l’app per poter andare a pescare. Chi vuole staccare dal telefono almeno quando è sul fiume deve poterlo fare.
Questa non è nostalgia. È buon senso.
Il digitale può essere una strada utile se viene costruito attorno ai pescatori, non calato dall’alto sopra la loro testa. Deve essere testato, spiegato, accompagnato, reso semplice e soprattutto mantenuto come alternativa, non come vincolo.
Anche il contributo va spiegato bene
Nella riforma si parla anche di un contributo annuale, indicato in 5 euro dal 2027, da destinare alla tutela e alla promozione della pesca sportiva.
Cinque euro non sono il problema in sé. Il problema è la fiducia.
I pescatori devono sapere con chiarezza dove vanno quei soldi, chi decide come usarli, quali interventi vengono finanziati e con quali risultati. Ripopolamenti? Controlli? Miglioramento degli habitat? Accessi ai corsi d’acqua? Progetti per giovani pescatori? Comunicazione? Vigilanza?
Se il contributo viene percepito come l’ennesima tassa travestita, sarà respinto. Se invece sarà trasparente, rendicontato e realmente utile al comparto, allora potrà avere un senso.
Ma anche qui serve una regola:ogni euro raccolto dalla pesca deve tornare alla pesca.
La vera modernità è ascoltare chi va in acqua
La pesca lombarda non ha bisogno di complicazioni inutili. Ha bisogno di tutela ambientale, controlli seri, semplificazione, accessi curati, regolamenti chiari, semine ragionate, contrasto vero al bracconaggio e dialogo costante con chi vive fiumi, laghi e torrenti tutto l’anno.
Un’app può aiutare. Un obbligo digitale imposto male può invece allontanare ancora più persone dalla pesca.
E sarebbe paradossale: in un momento in cui bisognerebbe promuovere la pesca sportiva, avvicinare giovani, famiglie e nuovi appassionati, si rischia di trasformare una passione in un percorso a ostacoli.
La posizione dovrebbe essere semplice:
- sì al digitale come strumento;
- no al digitale come obbligo;
- sì al monitoraggio del pescato (a patto che ci sia una reale gestione di immissioni e riqualificazione)
- no alla burocrazia inutile;
- sì alla tutela delle acque;
- no a regole pensate senza considerare davvero chi pesca.
Perché la pesca è già fatta di permessi, licenze, regolamenti, divieti, misure, periodi, zone, tesserini e controlli. Aggiungere un’app obbligatoria non significa automaticamente innovare.
A volte significa solo complicare.
E la modernità, quella vera, non è obbligare tutti a usare uno smartphone.
È creare un sistema che funzioni per tutti.


1 commento
Io quando vado a pescare vado in mare e non voglio che prenda il telefono, anzi lo spengo del tutto e non mi interessa rimanere connesso a nulla, uso il telefono con i tasti e non lo smartphone che non può essere imposto per la pesca. La molestia ai pescatori va punita , altro che segnalare le catture che dovresti fare solo nei casi di una gara di pesca. I banditi che fanno certe leggi minano la libertà di ogni italiano cercando di obbligare tutti all’uso del cellulare. Abbandonate gli smartphone!