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Pesca in mare – Fatte le padelle…ecco i cefali!


PESCA IN MARE SUBACQUEA

Le giornate più corte e il traffico nautico in diminuzione, ci indicano che anche questa stagione estiva sta volgendo al termine. “Loschi” individui, mimetizzati fino ai denti, prendono il posto di quei pochi bagnanti ormai rimasti. Le scogliere fino a qualche giorno fa inaccessibili ritornano ad essere disponibili e loro meta di caccia. Le prime perturbazioni e i bruschi cali barometrici, sono presagio di un autunno ormai alle porte. Sott’acqua è in atto un mutamento. I branchi di cefali dorati e i primi cefali bosega (detti anche cerini) iniziano ad abbrancarsi per l’imminente riproduzione in prossimità delle punte rocciose; le aguglie si assembrano per proseguire la migrazione; piccole seppie, moltitudine di latterini, sarde e alicette lasciano intendere l’arrivo dei grossi predatori nel sottocosta. Come tanti pescatori in apnea, anche io attendo questo periodo con ansia; giornalmente consulto il meteo per fare in modo di trovarmi in acqua nel momento che, almeno in linea teorica, risulta il più propizio. Quando il mare è formato ed i venti di libeccio o, ancor meglio di scirocco, sferzano le nostre coste tirreniche allora molti nutrienti arriveranno in prospicienza di esse innescando così la catena alimentare. Come per la maggior parte delle tecniche d’acqua salata, il momento “magico” è quello della scaduta: il mare, torbido a causa del cibo in sospensione, si va calmando ed i pesci possono nutrirsi con uno scarso dispendio energetico. Generalmente cefali, saraghi e la maggior parte dei grufolatori, sono soliti cibarci con il sole ancora alto mentre molti predatori come lecce e pesci serra amano spostarsi proprio quando il sole si appresta a sparire dietro l’orizzonte. La pressione in aumento ed i venti in attenuazione, ci indicano l’inizio della scaduta. Il tempo di preparare l’attrezzatura e sono in macchina. Durante il viaggio verso la nostra costa, saltano alla mente tanti ricordi di bellissime catture effettuate in questo periodo dell’anno. Tra le più recenti ricordo quella di una bella orata catturata in prossimità della punta di Gaeta (vedi foto). Il posto prescelto è una scogliera esposta a ponente, direzione da cui entrano le onde della mareggiata. Con me il mio fido arbalete da 99 cm; consapevole che la sorpresa sia dietro l’angolo, monto sullo stesso un doppio elastico in grado di garantirmi un adeguata potenza anche al cospetto di pesci di mole. Infatti, nemmeno a dirlo, dopo pochi metri da quando entro in acqua, una grossa leccia amia mi sfila di fianco, pochi metri oltre il tiro utile del mio fucile. Anche l’avvistamento di branchi di grossi cefali, per lo più “cerini”, mi conferma la presenza di predatori. E’ d’obbligo indugiare al cospetto di questi branchi in quanto la preda, quella giusta, è sempre dietro l’angolo. Non di rado in questo periodo, ho catturato serra, lecce e grosse spigole, spesso mimetizzate tra i cefali. Improvvisamente, durante un aspetto, mi rendo conto che un branco di cefali apparentemente tranquilli, tende a schiacciarsi sul fondo. Nemmeno il tempo di pensare, ecco due grossi pesci serra scorrermi veloci sul lato destro. Prendo di mira il più grosso e cerco di anticiparlo, premo il grilletto e lascio partire il colpo: PADELLA CLAMOROSA. Ritorno in superficie tra mille bolle contenenti le mie imprecazioni. Tuttavia, ricarico velocemente l’arma e sono di nuovo in pesca. Dopo alcuni tuffi infruttuosi, stessa scena di prima, ma questa volta il grosso pesce serra viene dal mare aperto e mi sfila sul lato sinistro. La giornata sembra maledetta, anche questa volta tento il tiro lungo ma vedo l’asta scalfire appena il bersaglio che veloce scappa via verso il largo. Continuo la mia pescata senza incontrare altri predatori e, passata circa un’ora, decido di rientrare. Durante i successivi aspetti ed agguati, mi rendo conto che i cefali sembrano essere molto più tranquilli (forse perché qualcuno ha spaventato i pesci serra?!), così, considerata l’ottima qualità delle loro carni, che io reputo essere tranquillamente a livello di pesci di ben altro pregio, decido di tirare agli esponenti più grossi del branco. Questi grossi cefali sono prede tutto rispetto, in quanto sono sensibili all’aspetto e la loro mole, spesso superiore ai 2 kg, rende la cattura particolarmente sportiva ed entusiasmante. Inoltre queste sono catture che aiutano ad affinare la tecnica e la messa a punto dell’attrezzatura nonché la balistica delle mie armi vista la loro coriaceità. Considerato il nuovo target, decido di portare i miei aspetti non più nella schiuma, ma su delle rocce sparse sulla sabbia lontano dalla turbolenza, cercando i cogliere i cefali durante la loro attività alimentare. La mia scelta si rivela vincente, infatti, appena arrivato sul fondo, noto sulla sabbia un nutrito branco e, dallo stesso, si stacca uno dei più grossi e mi punta deciso, tempo pochi secondi ed è davanti la punta del mio fucile. Stavolta, contrariamente a quanto successo con il pesce serra, l’asta velocissima raggiunge il bersaglio fulminando il pesce. Gli avvistamenti si susseguono numerosi e così anche le catture. Nel breve tratto che mi separa dalla riva, raggiungo il limite pescabile e, nonostante il rimorso per i due clamorosi errori di inizio pescata, rientro a casa soddisfatto, pregustandomi un’ottima cena con gli amici a base di cefali al carpaccio e alla brace.