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Pesca alla musdea sulla secca in notturna

PESCA MARE – SULLA SECCA DI NOTTE ALLA MUSDEA

Ormai l’inverno è arrivato prepotente, la temperatura dell’acqua è scesa repentinamente e dai 17/18 °C di ottobre e novembre, siamo arrivati a 11/12 °C. Tuttavia noi pescasportivi non demordiamo nemmeno con il gelo sugli anelli, per cui ogni occasione è buona per andare a cacciare le nostre prede. L’input per questa avventura di pesca che sto per raccontarvi l’ho avuto girando tra le pescherie di Gaeta; infatti mi sono accorto di un’abbondanza di pesci spada sui banchi del pesce. Sono un neofita della pesca al pesce spada e le catture che ho fatto di questo rostrato sono state sempre casuali mentre pescavo tonni. Tuttavia sperimentare cose nuove ed evolversi è l’unico modo per migliorarsi nella pesca e solamente qualche folle potrebbe insinuare di conoscere i segreti di ogni tipo di pesca. Alla luce di quanto sopradetto, decido di impostare la pescata su una secca situata a 6 miglia dalla punta di Gaeta con il sommo a 66 mt che degrada rapidamente fino ad un fondale di 90 metri. La secca è ricca di grossi massi sparsi sul fango e queste caratteristiche, oltre a far si che sia ricca di pesce foraggio, la rendono pressoché inattaccabile o quasi dalle grosse “strascicanti” che quotidianamente arano i fondali delle nostre zone. Ovviamente, gli “spada”, in quanto sono soliti assommare su queste secche nelle ore notturne a caccia di totani e calamari, mi costringono ad impostare la battuta di pesca dal calar del sole. Con me il mio amico nonché compagno di pesca ed avventura: Francesco.

Arriviamo sulla secca nel primo pomeriggio in modo da tracciare tutti i punti migliori sul gps. Decidiamo di pescare con tre canne a profondità differenti. La prima canna, innescata con un calamaro fresco, la caliamo a 7 – 8 metri dal fondo, la seconda a mezz’acqua sempre con un bel calamaro come esca e infine la terza intorno ai 15 metri di profondità con un sugarello vivo appena pescato. Tutte le lenze sono accompagnate da una piccola luce a led con la speranza che questa attiri i predatori dagli abissi. Mentre la barca “drifta”, la pasturazione lenta e costante è composta da sarde ed alici gettate intere. Le ore scorrono veloci e di spada neanche l’ombra, quando, verso l’una di notte , in corrispondenza con il picco di alta marea (coincidenza?), ecco una botta forte sulla canna a mezz’acqua, aspettiamo seraficamente e dopo poco il cicalino del mulinello inizia a cantare. Il pesce è in canna. L’adrenalina è a mille, Francesco prontamente recupera le altre canne così da evitare fastidiosi impicci. Il combattimento si protrae per circa 30 minuti e proprio quando avevamo preparato il raffio, la canna torna in posizione di riposo: il pesce si è slamato. La sensazione che si prova quando si perde un pesce così è davvero brutta, ci si consola pensando che in fondo, stavamo pescando nel modo giusto e continuando così, sicuramente riusciremo a toglierci anche questa soddisfazione. Sono ormai le 2 e 30 del mattino, così decidiamo di ancorarci sul punto dello strike a circa 76 mt, ricalare le canne e riposarci fino a giorno. Prima però c’è tempo per un’oretta di bolentino . Il montaggio è un semplice “pater noster” con l’aggiunta di un amo “pescatore”. Dopo un paio di piccoli gronghi, ecco che la canna si piega prepotentemente ferro e le testate mi indicano l’allamata di un bel pesce. Poco dopo una musdea sul chilo di peso arriva in superficie . Così decidiamo di dare fiducia al bolentino, con l’ausilio di un pasturatore apposito, mandiamo una cospicua quantità di pezzetti di sarda sul fondo sperando di attirare qualcosa. Tempo 10 minuti e nuovamente una botta forte sulla mia canna: il pesce è chiaramente più pesante, tanto che ho non poche difficoltà a staccarlo dal fondo .Il combattimento si protrae per alcuni minuti, lasciandoci con il fiato sospeso. Avvicinato il pesce al guadino, ci rendiamo conto che si tratta di un’altra musdea, un esemplare meraviglioso che rasenta i 4 kg di peso. Neanche il tempo di cullarci sugli allori, che questa volta sulla canna di Francesco la mangiata è netta, veemente e la ferrata altrettanto pronta, dal combattimento capiamo subito di cosa si tratta: un’altra musdea e siamo a tre, e anche quest’ultima è oltre i due chili.

La stanchezza inizia a farsi sentire, per cui decidiamo di riposare qualche ora per poi tentare la cattura di qualche grosso fragolino a giorno fatto. Mi alzo in tempo per godermi la meraviglia dell’alba e dopo un bel caffè caldo, innesco nuovamente la canna e giù alla ricerca di qualche altra emozione. Purtroppo non esce niente di interessante, così verso le 10, smontata e riposta l’attrezzatura, ritiriamo l’ancora e ci avviamo verso il porto. Durante il viaggio di ritorno, non possono non salire alla mente le immagini della bella serata, lo sciacquettio delle onde sulla plancia della barca quest’ultima culla dei nostri sogni legati a questo sport meraviglioso.

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