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Peschierà non delude mai

 

Visto il periodo una puntata sul Mincio è da tempo che l’avevo in programma e quando l’amico Christian Riglietti del negozio Il Paradiso del Pescatore di Lissone mi ha proposto di andare a fare un servizio su uno dei più bei campi gara italiani, non ho potuto far altro che accettare con molto piacere.

Sono anni che tra maggio e giugno il fiume che segna parte del confine tra Lombardia e Veneto “esplode” in tutta la sua bellezza e pescosità. Le scardole e i cavedani sono al termine del loro periodo di frega, così come i carassi, mentre le carpe sono proprio nel momento clou. Inoltre il tempo abbastanza clemente nella zona del Lago di Garda ha impedito che quest’ultimo si alzasse troppo di livello garantendo una portata da parte del Mincio molto bassa e uno scarico d’acqua non superiore ai 40 metri cubi al secondo alla diga posta proprio alla fine del campo gara.

Programmata la partenza da Milano per le sette circa, in modo da evitare il consueto traffico sulla A4 tra Milano e Bergamo e fatta colazione appena dopo la città bergamasca, abbiamo raggiunto il campo gara alle nove e nonostante l’orario e soprattutto la giornata lavorativa, c’è da dire che il campo gara era abbastanza popolato da pescatori locali, al punto che al pomeriggio era addirittura prevista una gara, la quale ci ha anche obbligato a spostare tutto il nostro materiale poche centinaia di metri più a valle. Come sempre il Mincio si è presentato in veste perfetta: sponda impeccabile, acqua cristallina e leggermente velata, segno che forse nella notte un leggero temporale si è scatenato sul lago, alberi ricchi di foglie e la superficie dell’acqua continuamente spezzata dai salti di cavedani e scardole. A dir poco un paradiso che farebbe innamorare anche i non pescatori e i non naturalisti. Inoltre anche il tempo ci ha dato una mano, almeno per metà giornata, con delle nuvole che hanno mantenuto l’aria un po’ più rinfrescata e ad una leggera pioggia trasportata dal vento che per qualche minuto ha rinfrescato ulteriormente l’ambiente. Insomma, condizioni a dir poco perfette. L’unica difficoltà l’avevo avuta i giorni precedenti a questa pescata, quando ho dovuto faticare per convincere Christian che non avrebbe piovuto e avremmo potuto pescare senza ombrellone e impermeabili. So già che quando leggerà questa frase mi maledicerà, scusa Cri ma non potevo non scriverla almeno qua!

Ma torniamo a noi. Per questo giro niente panchetti o roubasienne. Solo bolognesi, rigorosamente Lineaeffe e un paio di canne fisse nel caso il pesce fosse stato sotto riva, cosa che poi non è avvenuta. Fili sottili ma nemmeno troppo, tra 0.08 mm e 0.12 mm, un paio di chili di cagnotti, del mais e pastura al forte aroma di formaggio. Il mio obiettivo era di divertirmi e prendere un po’ di pesce, mentre quello del mio compagno di avventura era di catturare qualche bel pesce, specialmente cavedani. Cavedani che purtroppo alla fine non si sono fatti vedere o almeno, se li abbiamo attaccati, non si sono fatti alzare dal fondo. Dopo il fondo iniziale con diverse palle di pastura e quattro, cinque palle di incollati abbiamo iniziato a pescare. Due grammi per me, quattro grammi per Christian. I risultati iniziali mi hanno visto catturare quasi immediatamente delle scardole tra 200 e 400 grammi, mentre per Christian il pesce ha fatto più fatica ad abboccare, con diversi bei pesci rotti o slamati. Ma la lenza pesante sembrava essere adatta ai pesci di taglia in quanto, mentre io mi sono divertito con le scardolotte, i carassi da oltre un chilo hanno preferito attaccare ai quattro grammi dell’altra canna. Scardola, carassio, scardola, scardola, carassio, carassio, carassio. Più o meno è andata avanti così la giornata, con i carassi a farla da padrone dopo un paio di ore di pesca ed oltre un chilo di cagnotti buttati in acqua. Che dire, una giornata più che positiva e soprattutto divertente, tanto quanto la giornata passata a Spinadesco con Simone. Inutile dire che il pesce è stato rilasciato con tutte le cautele dopo le foto di rito. Per la cronaca abbiamo visto un solo gobbo nel sottosponda, a significare che questi simpatici pesciolini non riescono più a riprodursi come un tempo nelle acque del Mincio.

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