Immagina una giornata perfetta in mare: il sole che si riflette sull’acqua, la canna pronta, le onde. E poi, improvvisamente, qualcosa che non ti aspetti. All’altro capo del filo un pesce che non hai mai visto prima. Colori strani. Forme insolite. Spine appuntite. Ed è qui che scatta una domanda: ma che razza è questa?
Non è fantascienza, è realtà, sono i nuovi pesci alieni del Mediterraneo. Il Mediterraneo, oggi, è diventato un crocevia di specie aliene. Alcune sembrano uscite da un acquario tropicale, altre invece sono pericolose per l’uomo, per la pesca e per l’ambiente.
Un mare che cambia
Negli ultimi anni il nostro mare sta vivendo una trasformazione profonda.
Complici i cambiamenti climatici, il riscaldamento delle acque e sopratutto il collegamento con il Mar Rosso attraverso il Canale di Suez, centinaia di specie esotiche hanno trovato nel Mediterraneo un nuovo habitat ideale.
Non tutte sono un problema, ma alcune lo sono eccome. Non solo per l’equilibrio della fauna locale, ma anche per noi pescatori, subacquei, bagnanti.
Quando l’acquario diventa un pericolo per il mare
C’è però un altro fattore, meno discusso ma molto concreto, che ha contribuito all’arrivo di alcune specie tropicali nei nostri mari: gli acquari domestici.
Sì, hai capito bene. I pesci alieni nel Mediterraneo che oggi preoccupano scienziati e pescatori sono state liberate in mare da privati cittadini.
Succede più spesso di quanto immagini. C’è chi lo fa in buona fede, perché non riesce più a gestire un pesce troppo cresciuto, chi semplicemente ignora le conseguenze del gesto.
È accaduto, ad esempio, con il pesce leone: in Florida la sua invasione è partita proprio da rilasci da acquari. E in Italia si sospetta che alcuni dei primi esemplari avvistati vicino a porti e zone turistiche possano provenire proprio da ambienti domestici.
Un consiglio semplice ma fondamentale: mai liberare in mare pesci d’acquario, anche se sembrano innocui.
Se non puoi più tenerli, rivolgiti a un negozio specializzato o a una comunità acquariofila. Quel gesto “di cuore” potrebbe trasformarsi in un disastro ecologico.
I pesci da cui tenersi alla larga
Nel 2025 ISPRA e CNR hanno rilanciato una campagna che ha fatto discutere: “Attenti a quei 4”. Il titolo fa sorridere, ma il messaggio è serio. Quattro specie aliene, già segnalate in diverse zone d’Italia, sono pericolose per l’uomo. E non si tratta di casi isolati.
Il pesce palla maculato
Il più temuto. Non tanto per l’aspetto – anche se ha quei classici occhi da cartone animato e un corpo tozzo e gonfio – quanto per la tetrodotossina che contiene: una neurotossina micidiale, letale anche in piccole dosi.
È già stato pescato in Sicilia, Calabria e Puglia. Se lo prendi: non toccarlo, non mangiarlo, fotografalo e segnalalo.
Il pesce leone ( o anche pesce scorpione )
Sembra un’opera d’arte. Pinne lunghe e piumate, strisce eleganti. Ma è velenoso: le sue spine possono provocare dolori lancinanti. Originario dell’Indo-Pacifico, è arrivato fino al Mar Ionio e ora si affaccia anche nel Tirreno. Se lo incontri: ammiralo, ma da lontano.
I pesci coniglio
Ce ne sono due, uno “scuro” e uno “a strisce”. Sono erbivori, vivono in branco e possono sembrare inoffensivi. Ma le loro spine sono tossiche.
Ti pungono facilmente mentre stai salpando la lenza o curiosando con maschera e pinne tra gli scogli. Attenzione soprattutto lungo le coste pugliesi, calabresi, siciliane.
Invasione silenziosa
Oltre a questi, ci sono altre specie che meritano attenzione. Il granchio blu, ad esempio, è ormai ben noto tra i pescatori dell’Adriatico: sta devastando allevamenti di vongole nel Delta del Po.
Il barracuda rosso, invece, è un predatore più aggressivo dei nostri e viene avvistato con crescente frequenza al Sud. La cernia maculata, infine, è una novità degli ultimi mesi: un’altra predatrice tropicale, già presente tra Sardegna e Sicilia.
Mappa interattiva delle specie aliene nel Mediterraneo
Cosa fare se li incontri?
Prima cosa: niente panico. Ma serve attenzione e responsabilità.
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Se peschi un esemplare che non riconosci: non maneggiarlo a mani nude, fai una foto, annota luogo e data.
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In acqua: usa guanti e scarpe da scoglio, soprattutto in fondali rocciosi.
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Se vieni punto: non usare acqua fredda! Immergi la parte colpita in acqua calda, disinfetta e vai al pronto soccorso.
Segnala sempre l’avvistamento:
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Sito ISPRA: www.isprambiente.gov.it
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App gratuita “SignalFish”
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Email: speciealiene@isprambiente.it
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Un aiuto concreto alla scienza
Segnalare una specie aliena è oggi uno degli atti più concreti che un pescatore, un appassionato di mare o un turista possa fare per la salvaguardia della biodiversità.
Oggi la ricerca si basa anche sulle osservazioni dei cittadini: foto, video, testimonianze. È una nuova forma di citizen science a cui tutti possiamo contribuire.
Fishingmania continuerà a monitorare la situazione e a informare tempestivamente su nuove specie, avvistamenti e buone pratiche da adottare.