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Sotto il Ponte Coperto di Pavia, pighi e barbi a bolognese

A PESCA NEL TICINO A PAVIA

Fino alla prima metà degli anni ’90 uno dei posti più frequentati dai pescatori dell’area lombarda e piemontese era sicuramente il Ticino in quel di Pavia. Bolognese e barbarina, canna fissa e ledgering (quando ancora non si chiamava feeder). Queste erano le tecniche più utilizzate e soprattutto redditizie. Ma non erano le tecniche a rendere la pescata redditizia, quanto la quantità di pesce presente nel Fiume Blu che nasce in Svizzera  dal massiccio del San Gottardo, forma il Lago Maggiore e termina la sua corsa nel Grande Fiume. Cavedani, pighi, savette, scardole, barbi, strisce, alborelle, triotti, carpe, forse anche le tinche! Tanto pesce, tutto autoctono naturalmente. Niente gardon o barbi comuni, niente siluri ed aspi, niente breme, solo i nostri pesci. Ma come tutti voi sapete le cose sono cambiate drasticamente nella seconda metà degli stessi anni ’90. L’aumento della popolazione di cormorano, la sempre maggior presenza del siluro (anch’esso ha dato il suo contribuito, inutile negarlo) e l’eccessiva depurazione delle acque (che si elimina l’inquinamento ma, allo stesso tempo, immette nuovi agenti chimici che proprio bene al pesce non fanno) hanno portato ad una diminuzione delle specie autoctone a favore delle più resistenti specie esotiche come barbi e breme. A Pavia però, dopo alcuni anni bui, ora sembra esserci un piccolo spiraglio di luce perchè da un paio di anni a questa parte sembrano essere tornate alcune specie indigene come cavedani e pighi. Era da tempo che l’amico Lele mi aveva invitato nella cittadina lombarda famosa per il Ponte Coperto e per avere una delle università più antiche ed importanti d’Italia ed Europa, per una pescata e soprattutto per realizzare un servizio. Mi ha sempre parlato di breme e barbi di grosse dimensioni, ma ciò che mi ha attratto maggiormente è stata la notizia che a Pavia si catturano diversi cavedani e soprattutto molti pighi. Un ciprinide che fortunatamente nell’area attorno a Milano è ben presente tra Adda, Muzza, Naviglio e Serio, ma che in Ticino sembrava essersi un po’ perso negli ultimi tempi.

Per chi non conoscesse Pavia, il fiume passa proprio in centro città e proprio recentemente il Ticino ha realizzato un’importante piena, forse la più grossa da quella del 2000 che mise in ginocchio buona parte della città. A novembre infatti il fiume ha fatto davvero paura con i suoi oltre mille metri cubi al secondo, finendo per pochi centimetri sulla strada di Borgo Lavandaie. Dopo un mese però la situazione sta tornando alla normalità ed al momento mancano solo circa ottanta – cento centimetri per raggiungere il livello normale. In inverno però i tempi si allungano a causa delle temperature basse. Ad ogni modo al momento il fiume è pescabile e soprattutto si effettuano anche delle catture. Entrambe le sponde sono pescabili, con quella di Borgo Lavandaie, la storica sponda di Borgo Lavandaie, considerata ancora adesso la più pescosa. Unico neo il fatto che nel periodo invernale il sole è alle spalle e non fa praticamente mai capolino sull’acqua. Viste le basse temperature mattutine inferiori agli zero gradi abbiamo preferito rimanere sulla sponda cittadina, pescando in mezzo agli imbarcaderi. La pesca tra le due sponde è differente in quanto sono differenti le condizioni del fondale. Mentre dalla parte opposta è necessario pescare più in fuori per trovare il filo di corrente a causa del basso fondale (che permette anche di pescare in acqua con gli stivaloni), da questa parte la profondità aumenta velocemente fino a raggiungere i cinque metri a soli otto metri da riva e scendere ulteriormente fino a sei metri poco più in fuori. Poi, la presenza di esemplari di grossa taglia come barbi, breme, cavedani e pighi obbliga l’utilizzo di bolognesi da tiro, con azioni strong per controllare al meglio la passata e lavorare con sicurezza le possibili catture allamate. Qualcuno potrebbe pensare di provarci anche con la canna fissa, magari con l’elastico…meglio che abbandoni immediatamente l’idea, è pressochè impossibile riuscire a tenere pesci di quelle dimensioni in quella tipologia di corrente. Corrente che risulta sempre molto sostenuta ed obbliga l’utilizzo di galleggianti fino a quindici grammi di peso. Considerata la taglia diventa obbligatorio adeguare i finali, munendosi di monofili non inferiori agli 0.14 millimetri, mentre per quanto riguarda gli ami si può rimanere sullo standard tra n.14 e n.18 a gambo lungo ed allo stesso tempo molto robusto. Spesso il problema principale risiede nell’evitare che il pesce prenda la corrente, diventando di conseguenza ingestibile e cercare di tirargli la testa fuori dall’acqua e fargli prendere quelle poche boccate d’aria che lo indeboliscono. Basti pensare che il barbo in foto, stimato oltre i tre chilogrammi, ha messo a dura prova sia la bolognese che il pescatore mettendoci una buona mezz’ora ad entrare nel guadino. Questo perchè la sua forma idrodinamica gli ha permesso di sfruttare al massimo la corrente. Tirargli su la testa e guadinarlo è stata una vera impresa. Diverso il discorso per i pighi, ma anche loro hanno venduto cara la pelle prima di entrare nel guadino. Certo è che che pighi di quelle dimensioni non si catturano tutti i giorni e sapere che popolano ancora il Ticino, anche con esemplari di piccola taglia nel periodo estivo, è sicuramente un buon segno. Inutile dire che un buon quantitativo di cagnotti e pastura a base di pane e formaggio è obbligatorio, ma attenzione ai limiti regionali che impongono mezzo chilogrammi di cagnotti per pescatore.

Per la cronaca, il Ticino a Pavia è tanto bello quanto difficile. Dopo alcune giornate di catture, siamo ritornati dopo un paio di giorni con la tecnica del feeder e con la stessa bolognese ma il risultato è stato impietoso: cappotto. Questo significa che i pesci del più importante affluente del Po vanno molto a giornate ed è necessario armarsi di pazienza e magari provare a cambiare posto o addirittura sponda.

COSA VEDERE

Se volete portarvi al seguito moglie, figli o fidanzate sappiate che Pavia è una cittadina molto interessante da visitare. Il Ponte Coperto è una delle opere caratteristiche della città, ma è nel centro storico che si possono visitare le strutture più interessanti sono le tante chiese come il Duomo, Santa Maria del Carmine, San Michele Maggiore e San Teodoro. E poi ancora il Castello Visconteo con il museo situato al suo interno, Palazzo Mezzabarba sede del Municipio, Piazza della Vittoria e la Pinacoteca Malaspina. Infine da non dimenticare le tante aree naturali vicino al Ticino.

COSA MANGIARE

Dopo la pesca, ciò che interessa maggiormente i pescatori è il cibo. A Pavia la cucina risente di tanti influssi: da quella piemontese a quella ligure, passando per la cucina piacentina. Il suo piatto storico è la zuppa alla pavese che consiste in una zuppa in brodo costituita da pane raffermo casereccio, formaggio e uovo fresco al centro. Diversi sono anche i piatti a base di riso proveniente dalla vicina Lomellina e che vede il suo punto più alto con il risotto alla certosina. Tra i primi da non dimenticare anche gli agnolotti pavesi, un mix tra cucina piemontese e piacentina. Anche in questo caso i salumi sono caratteristici, con il salame di Varzi a farla da padrone oltre agli altri insaccati come coppe, pancette, cotechini. Tra i dolci famosa è la Torta Paradiso

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