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"Non siamo macellai!" La risposta di Alessandro Pavan agli ambientalisti di Torino

In seguito alla pubblicazione da parte del quotidiano “La Stampa” di Torino del 29 Dicembre 2011 di un articolo in cui venivano attaccati i pescatori additandoli come “macellai” del pesce e dichiarandosi contrari alla realizzazione di un campo gara di pesca sul fiume Po nel tratto chiamato Molinette, Alessandro Pavan, agonista della Castelmaggiore Hydra, componente del Club Azzurro e soprattutto campione d’Italia con la sua società nel 2010, ha voluto esprimersi a riguardo, rispondendo alle accuse mosse contro i pescatori. Ringraziamo Alessandro per averci permesso di pubblicare questa sua lettera di risposta a La Stampa e che sicuramente interesserà tutti i pescatori.

Buongiorno, faccio seguito all’articolo letto su “La stampa” del 29/12 sulle polemiche riguardo il campo di gara di pesca che verrà (forse) creato alle Molinette.

Sono un pescatore..non comune, campione d’italia 2010 di pesca al colpo. Credo di aver diritto di replica alle accuse infondate fatte da pseudo ambientalisti che descrivono come macellai i pescatori, sostenendo che con la creazione del campo gara alle molinette sarà legalizzato un massacro. Il mio sdegno come quello di migliaia pescatori Torinesi è enorme.

Queste persone parlano senza minimamente sapere cosa vuol dire pescare, quali emozioni ci sono dietro, quali emozioni provoca e quali difficoltà ci siano nella cattura di un pesce selvatico che vive nel suo ambiente naturale, che molte volte è catturato, ma con amore e cura viene rilasciato nel suo ambiente, per tornare ogni volta a competere e sfidare il pescatore, sperando di non rifare l’esperienza di essere ferrato da un amino e subire per qualche secondo l’esperienza di essere portato fuori dal suo ambiente.

Peschiamo con ami senza ardiglione della dimensione di un chicco di riso, ma veniamo descritti da delle persone che “ignorano” la pesca, descritti come macellai, come massacratori, mentre il pesce non ha la benchè mimina percezione della “ferita” in cui è agganciato l’amo. Il pesce si accorge della sua situazione anomala solamente perchè qualcosa di invisibile lo sta portando verso la superficie. Il massacro descritto è un demone nella testa di chi ci critica. Quasi usassimo ami che squarciano le gole o le bocche dei pesci. I detrattori della pesca è bene che si cimentino anche loro a pescare, provando con mano come sia difficile ingannare un pesce pescando con ami visti solo nei film. Smetterebbero per…mancanza di clienti. La pesca è un’altra cosa, ognuno è libero di provare visto che è cosi semplice.Ma la vita che sta sotto il pelo dell’acqua non è cosi semplice e superficiale come quella di chi sparla.Peschiamo con fili sottili come un capello (0,06-0,07 millimetri) e la figura del massacro legalizzato non solo mi va stretta, ma proprio non la tollero.
Io e altri 1000 pescatori che conosco rilasciamo i pesci pescati con mortalità nulla. Ribadisco, nulla!
Chi parla per sentito dire o per una caccia alle streghe farebbe bene a informarsi e capire non solo cosa c’è dietro, ma soprattutto dentro la pesca.
Il pescatore ama l’alba e i tramonti in riva al suo fiume. Ama le giornate proficue di catture e quelle più povere. Lo accetta senza compromessi. Sono i pesci a dettare le regole. Loro non sono come gli uomini, loro non tradiscono, ti puniscono senza catture se sbagli a pescare, ti premiano se fai le cose ben fatte. Non sono come le “serve” che pettegolano sul giornale senza motivo e senza conoscenza. Se sbagliamo esca, misura dell’amo, profondità di pesca, grammatura del galleggiante, errata pasturazione (più a monte o piu a valle), errato innesco dell’esca e mille altri punti, il pesca non abbocca. Questo non è un mondo semplice, è una vita di esperienza e sensazione. Una vita! E non può arrivare il primo ambientalista da bar a spararti addosso.

Noi all’ambiente crediamo davvero. Facciamo pulizia delle sponde che vedono in pochi, segnaliamo gli inquinamenti, salviamo i pesci dalle secche e dalle morie e dagli inquinamenti.
Finisco con il fare quattro considerazioni :
1) I soldi spesi per fare il campo gara delle molinette è gran parte denaro dei pescatori, ben altro ci sarebbe da dire sulla pista ciclabile fatta dalla parte opposta della sponda dei Marinai d’Italia che, oltre ad aver cancellato un “nostro campo di gara”, ha buttato al vento, credo 1 milione di euro(????) per un passaggio di ben sei biciclette settimanali….Se non è uno spreco questo? Ma li gli ambientalisti non sono intervenuti dopo che per fare la pista sono stati riversati sulla sponda del fiume (e poi sul suo letto) tonnellate di materiale inerte. Mi chiedo: ma nessuno ha visto lo scempio???? Ai danni dei letti di frega dei nostri pesci? Dov’erano gli ambientalisti, come mai non parlavano dei letti di frega sepolti dalla barca che seminava i detriti della lavorazione della pista ciclabile?

2) Dice un detto cinese: se vuoi essere felice una giornata intera ammazza il maiale più grasso che hai, se vuoi essere felice un anno sposati, se vuoi essere felice tutta la vita impara a pescare….

3) Se mai avessimo molti più pescatori in riva al fiume credo che avremmo meno gente (soprattutto giovani) che cerca nella droga, nelle pasticche e in altri mali del nostro tempo per evitare la noia. La pesca, fidatevi, è una passione pura fatta all’aria aperta, a contatto con la natura. Ma come ogni disciplina non è semplice da imparare e solo un occhio superficiale e malato può crederla primitiva e rozza. La pesca è arte e mi fregio di dirlo a chi non lo sa , noi italiani siamo i campioni del mondo 2011.

4) Ultima considerazione: la smetta la gente di parlare di cose che non conosce, la pesca e fatta anche di gente che ci lavora dietro, negozi, industrie di canne da pesca, accessori e articoli vari, esche ecc.ecc. Non eliminiamo anche questi posti di lavoro, ci vuole il rispetto di tutti, sia di chi va in canoa, di chi va in bici, sia di chi corre sia di chi va a pesca, specie se questa non fa del male a nessuno, pesci compresi.

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