Nel ferrarese, lungo il collettore delle Acque Alte a Coccanile di Copparo, è stato portato a termine un importante intervento contro il bracconaggio ittico: volontari dell’associazione Eurocarp hanno rinvenuto e recuperato quasi due chilometri di reti da pesca illegali posizionate nel canale, liberando quasi 700 chilogrammi di pesce di grossa taglia — fra carpe, amur e temoli russi — intrappolati dalle reti sottomarine.
L’operazione è avvenuta durante un normale servizio di controllo delle guardie volontarie, impegnate nella tutela della fauna ittica dei canali locali. I bracconieri, accortisi dell’arrivo dei volontari, si sono dati alla fuga, lasciando sul posto le attrezzature. Le guardie hanno quindi rimosso le reti e liberato i pesci che stavano morendo.
Secondo il presidente di Eurocarp, Christian Forlani, l’episodio evidenzia “una battaglia difficile”, perché sono sempre troppo pochi i volontari impegnati nella difesa delle acque e delle specie ittiche contro chi opera illegalmente”. Nella vicenda è emerso anche un tentativo di intimidazione da parte di alcune persone colte nella zona poco prima del sequestro, che avrebbero cercato di riappropriarsi delle reti sottraendo il materiale ai volontari.
Il fenomeno del bracconaggio nei corsi d’acqua
Questo episodio è solo l’ultimo in una lunga serie di segnali che indicano come il bracconaggio in acque interne sia un problema persistente e strutturale. In passato, infatti, operazioni di contrasto condotte dalla Polizia provinciale di Ferrara avevano portato alla distruzione di decine di chilometri di reti, barche, gommoni e altri strumenti illegali impiegati per la pesca di frodo nei canali e nel Po.
La pressione esercitata dai bracconieri non è un fenomeno isolato: documenti e studi sul bracconaggio nelle acque interne italiane mostrano come gruppi organizzati — a volte con base stabile nel territorio — operino sistematicamente, spesso sfruttando la difficoltà di controllo delle forze dell’ordine su un territorio molto esteso e ricco di corsi d’acqua.
Perché è importante intervenire
Le reti illegali, soprattutto quelle di grandi dimensioni, rappresentano una minaccia significativa per l’ecosistema acquatico.Collocate nei canali o nei corpi idrici, catturano indiscriminatamente grandi quantità di fauna ittica, spesso in periodi in cui non sarebbe consentito pescare, distruggono habitat e compromettono la biodiversità locale. Oltre ai danni ambientali, queste pratiche generano un impatto negativo anche per i pescatori dilettanti e professionisti che operano nel rispetto delle regole.
Il ruolo delle associazioni e delle guardie volontarie
Interventi come quello di Eurocarp sottolineano il ruolo fondamentale che le associazioni di pesca e tutela ambientale svolgono nel monitoraggio e nella salvaguardia dei corsi d’acqua, spesso in collaborazione con le autorità locali. La presenza di volontari impegnati nella rimozione delle reti, nel recupero dei pesci intrappolati e nella segnalazione alle forze dell’ordine contribuisce concretamente a ridurre il fenomeno del bracconaggio.
Tuttavia, rimane forte la richiesta di una maggiore presenza di forze preposte al controllo ufficiale e di un impegno coordinato per combattere efficacemente chi viola le normative sulla pesca, proteggendo così l’ambiente e il patrimonio ittico.