SPINNING

Spinning – Ardito da aspi


IN CERCA DI ASPI COL MITICO ONDULANTE ARDITO

Dicembre, gennaio e febbraio possono essere considerati dei mesi di transizione per la pesca a spinning. Segnano il passaggio da una pesca all’altra, con i black bass completamente freddi e rintanati, salvo rare eccezioni di grossi esemplari ed i lucci che diminuiscono l’attività alla sola ricerca del cibo una volta ogni quattro giorni circa. O meglio, così dovrebbe essere in inverno.Lasciamo perdere che anche quest’anno l’inverno vero e proprio ancora non ha voluto farsi vedere, facendoci quasi dimenticare come sia fatta la neve in pianura. Di norma, tra fine novembre ed inizio marzo, la pesca a spinning passa dai laghi ai fiumi, determinando l’inizio del regno dell’aspio. Un predatore questo, giunto nelle nostre all’inizio degli anni 2000 e che in pochi tempo si è facilmente diffuso in tutto il bacino del Po. Le condizioni del fiume più importante d’Italia sono molto simili a quelle che si possono ritrovare nei bacini europei del Danubio, Elba, Reno, Ebro e questo ciprinide non ci ha messo molto ad adattarsi velocemente, arrivando a raggiungere dimensioni importanti, oltre il metro di lunghezza ed intorno ai sei – sette chilogrammi di peso. Un predatore molto divertente da pescare che nei mesi freddi, specialmente quando la neve ricopre le sponde dei fiumi. Da Casale Monferrato fino a Ferrara, passando per il basso corso di Sesia, Ticino, Adda, Oglio e Mincio, l’aspio è una delle prede più catturate nella pesca a spinning. Nonostante sia presente in buona quantità, non è assolutamente un pesce facile da catturare. Essendo un predatore si potrebbe pensare che gli orari migliori siano il mattino e la sera; vi sbagliate. Non esiste un orario vero e proprio. In alcuni posti sembra che mangino solamente a metà giornata, in altri solo la sera, in altri ancora solo la mattina all’alba. Diciamo che bisogna avere anche un pizzico di fortuna, oltre ovviamente ad una buona dose di capacità nel manovrare in modo giusto gli artificiali.




Per la pesca all’aspio prima di tutto bisogna essere equipaggiati con canne abbastanza cattive, di potenza da 25 – 75 grammi, in grado di recuperarel’artificiale anche in forti correnti e lanciare fino a cinquanta metri da riva. Abbiamo parlato di artificiali. Sono tante le opzioni che si possono utilizzare; dai classici hardbait galleggianti o affondanti, ai rotanti, passando per gli ondulanti. Ecco, questa volta ci soffermiamo su quest’ultima categoria, forse quella più economica ed allo stesso tempo semplice da usare. Partiamo dal presupposto che pescare in un fiume come il Po o l’Adda o il Ticino comporti il rischio di incagliare sul fondo o sulle prismate, cosa che per un neofita non è assolutamente impossibile da fare. Il rischio è quello di utilizzare delle esche che costano a partire da otto euro. Comprarle per perderle farebbe girare non poco le scatole. Ecco allora che l’alternativa più semplice è quella di affidarsi ai classici ondulanti, dal costo decisamente basso tra 1,50 e 2,50 € a seconda della dimensione, facili da attaccare al moschettone e semplici da recuperare. Ok, magari a volte bisogna dare un movimento particolare con recuperi alternati veloci e lenti, ma fondamentalmente non è raro prendere i pesci lanciando e recuperando normalmente. In commercio si possono trovare tanti ondulanti, ma qual è quello più famoso e catturante? Inutile dire che l’Ardito della Panther Martin sia il migliore in assoluto. Stiamo parlando di un prodotto storico per la pesca a spinning, che almeno tutti hanno utilizzato almeno una volta nella vita. Un ondulante Made in Italy e che rappresenta la storia della pesca italiana assieme ai Martin, i suoi più stretti parenti fabbricati anch’essi nella stessa azienda. L’Ardito è presente in tantissime misure, forme e colorazioni. Quello che più si addice per la ricerca dell’aspio è il classico Ardito Ondulato nelle colorazione Madreperla, argentato con una striscia rossa, dorato con una striscia rossa, completamente dorato od olografico. I primi sono disponibili in dimensioni da cinque a trenta grammi, mentre quello olografico Perca Tigre arriva fino a 13 grammi. Il peso da utilizzare è legato alle condizioni che si vanno ad affrontare. Che pesi solo cinque grammi o trenta grammi non è importante, in quanto l’aspio è un predatore spietato che attacca senza tanti ripensamenti. Il nostro consiglio è quello di utilizzare misure intermedie da 8 e 12 grammi quando si lancia a ridosso della sponda, a meno di un metro dalle prismata, sia a monte che a valle essendo una zona in cui gli aspi cacciano frequentemente. In questo caso il recupero deve essere immediato una volta caduto in acqua l’artificiale per evitare che si incagli sui sassi. Lanciando invece in mezzo al fiume è meglio cercare di allontanarsi il più possibile dalla riva per coprire un raggio migliore d’azione. Ecco allora che le grammature da 18, 24 e 30 grammi si fanno decisamente più utili. Da non escludere assolutamente anche le zone situate attorno ai ponti, dove si tendono a creare dei giri d’acqua nei quali gli aspi, anche di grosse dimensioni tendono a stazionare. Pescando lontano da riva e vicino ai piloni dei ponti, immediatamente dopo la caduta dell’ondulante bisogna attendere qualche secondo in modo che questo vada verso il fondo prima di recuperare a velocità alternata. La mangiata dell’aspio è abbastanza violenta su questo tipo di esca. Nel momento dell’attacco, durante il recupero, la canna si inchioda improvvisamente ed il pesce inizia a tirare verso l’esterno. Di norma dopo non molti secondi dall’attacco il pesce perde subito forza e tende a farsi trascinare verso riva abbastanza facilmente, salvo riprendere forza una volta raggiunto il sottoriva. Una volta fotografato e slamato con cura è opportuno rilasciare il pesce con le più dovute cautele e farlo riossigenare per bene. Non è detto che nei paraggi possa essercene già un altro ed un lancio immediato è meglio sempre farlo. La pesca dell’aspio è una pesca di movimento. Dopo una serie di cinque lanci senza neanche una tocca bisogna cambiare subito postazione di almeno una ventina di metri. Se il pesce c’è, mangia subito. Attenzione che lanciando in zone di giri d’acqua non è escluso anche l’attacco di qualche siluro.

L’Ardito ha dato grandi risultati nelle uscite che abbiamo effettuato e dalle notizie che abbiamo ricevuto da amici che lo utilizzano, ma non sempre la “caccia all’aspio” regala i frutti desiderati. Il cappotto è dietro l’angolo, specialmente quando il pesce è abbastanza apatico come in queste giornate tra il freddo ed il caldo, assolutamente inusuali per il mese di gennaio.

Gli ondulanti Ardito si possono trovare praticamente in quasi tutti i negozi di pesca tra cui i negozi Mister Fish, Todeschini PescaFrigerioEsca & Pesca SportAcqua AzzurraSilverfish, in tutte le misure e colorazioni. L’Ardito è il Made in Italy per eccellenza e vale la pena averlo sempre a disposizione e tentare sempre qualche lancio.