A feeder sull'Arno fiorentino in Fonderia Toscana

Street Feeder a Firenze – Le mini carpe del campo gara Fonderia


A FEEDER SULL’ARNO FIORENTINO – A METHOD IN FONDERIA

Nel corso delle mie uscite “ciclistiche” mi trovo molto spesso a costeggiare le acque dell’Arno cittadino, in particolare a partire dal tratto del parco delle Cascine verso Pontassieve, percorrendo una lunga pista ciclabile, installata negli ultimi anni dalle autorità comunali. Durante molte di queste passeggiate ho notato la ormai inconsueta presenza di qualche pescatore armato di panchetto e roubasienne, in particolare nel tratto di campo gara denominato “fonderia”, che prende vita immediatamente a monte di Ponte alla Vittoria. Altri incontri “alieutici” si sono verificati a ridosso delle pescaie a monte del campo gara del “cigno”, in località Firenze Sud, per arrivare poi all’abitato del Girone, uno degli spot che ho frequentato maggiormente nel corso della mia esperienza di pescatore. Per questo motivo, dopo la straordinaria esperienza dei Laghi Il Pino, ho deciso di vincere lo scetticismo che ormai regna circa la pescosità del tratto cittadino, e di intraprendere una serie di itinerari in alcuni spot di nota fama, partendo appunto dal campo gara della “fonderia” per arrivare fino al Girone.




Parlare di “Fonderia” senza citare Francesco Casini è impossibile: il famosissimo agonista, tra i più grandi che la nostra nazione abbia mai schierato, è infatti un vero e proprio testimonial di questo tratto di fiume, non solo per la vicinanza del suo negozio, quanto per il suo impegno nel promuovere raduni e mantenere in condizioni perfette l’intero campo gara, di norma infestato da erbe e ninfee. Ogni giovedì Francesco si arma di waders, falce e tanta buona volontà e si prodiga in un’autentica pulizia del sottosponda: dove non arriva la sua mano arriva la sua passione e grazie al suo impegno le autorità locali si sono mobilitate nella manutenzione del tratto che, non scordiamolo, è stato per lunghi decenni assieme all’adiacente campo del “terrapieno” e al frontale campo dell’ “ambasciata”, uno dei campi gara più pescosi ed importanti dell’agonismo non solo nazionale, ma mondiale. Il tratto di fiume in questione ha una larghezza di circa 60 metri, con una profondità media, in condizioni di portata normale, che va dai due metri nel sottosponda a circa tre metri e mezzo nel centro del fiume. Praticamente assente la corrente, mentre abbondanti risultato le piante acquatiche nel sottosponda, circostanza che rende la pesca leggermente complicata. I pesci che ultimamente popolano, anzi per meglio dire “ripopolano” questo tratto sono piccoli clarius, una nutrita schiera di piccole alborelle, qualche bella carpa ma soprattutto una nuova popolazione di carpette dai 500 grammi al chilo scarso. La pesca si svolge prevalentemente nel sottosponda, a tiro di roubasienne: in questo tratto infatti il pesce è abituato a nutrirsi e a stazionare in corrispondenza delle ninfee, dove i pochi pescatori che si affacciano sulle sponde tendono a gettare le proprie esche e i residui di pastura. La scelta della linea di pesca è quindi obbligata, per cui io e il mio amico e compagno Leonardo Scarlatti decidiamo di impostare la pesca intorno ai 15 metri, montando per l’occasione una morbida canna commercial da 11 piedi abbinata a mulinelli di taglia 4000, caricati come di consueto con del nylon dello 0.22 specifico per la pesca a feeder. Come spesso faccio in presenza di acque libere mai sondate, inizio la pescata con un piccolo cage – feeder, dopo aver fatto un piccolo fondo iniziale di pasturazione, caricato in maniera molto semplice con bigattino incollato; per terminale uno spezzone di 60 cm di nylon dello 0.18, mentre per esca mi affido come di consuetudine e a due bigattini bianchi su un amo del 14.

Il sistema iniziale mi consente di capire, come del resto mi aspettavo e mi era stato annunciato, che la pesca a bigattino, e in generale con esche evidenti e esterne alla pastura, risulta praticamente impossibile per via della grandissima quantità di alborelle, così decido di puntare esclusivamente alle carpe usando un approccio più mirato: sostituisco il feeder classico con un piccolo methodfeeder da 25 grammi, e cambio decisamente alimentazione. Quando si pesca in presenza massiccia di pesciolame, sia a feeder che a method, non v’è cosa migliore che puntare senza indugi su delle pellet di piccolo diametro, in questo caso al pesce, piuttosto scariche, di 2 mm di diametro: le pellet infatti non provocano quell’effetto “nuvola” tipico della pastura, per quanto ben bagnata, e una volta giunte sul fondo tendono a saziare molto più velocemente i piccoli pesci, consentendo ai pesci più grandi di entrare in pastura. Per tutta la pescata alternerò su hair rig una boiles da 8 mm semi affondante ad una boiles/pellet dello stesso diametro, entrambe di colori piuttosto sgargianti e facilmente individuabili: sono esche ormai collaudate e che risultano graditissime a tutti i tipi di ciprinidi, carpe in primis, sulle quali ripongo estrema fiducia quando decido di pescare a method, sia in carpodromo che in acque libere. I risultati della pescata andranno ben oltre le più rosee previsioni, con circa 15 “mini carpe” sui 600 grammi portate a guadino in quattro ore, tra cui anche un bell’esemplare rasente il chilo, e qualche piccolo pesce gatto americano: pesci in salute, con partenze fulminee e piuttosto violente per la stazza.

Nel complesso quindi una sessione piuttosto piacevole, certo ancora ben lontana dalle prestazioni offerte dall’Arno d’argento di fine anni ’80, ma certo un segnale di ripresa del tratto cittadino ancora infestato dai siluri e dai lucioperca e soggetto a non pochi problemi, primo fra tutti il raffreddamento delle acque ad opera dell’invaso di bilancino.

Un ringraziamento doveroso va a Francesco Casini, che mi ha consigliato nei giorni precedenti la sessione circa i metodi da utilizzare: non capita tutti i giorni l’onore di parlare di pesca con un campione del mondo, cui solo circostanze lavorative hanno impedito di partecipare alla pescata.

Appuntamento quindi alla prossima uscita, risalendo le acque di questo splendido fiume verso Pontassieve, alla riscoperta degli altri spot storici della cittadina toscana.

Testo e foto di Matteo Pampaloni