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Il Tevere a Roma

CAMPO GARA PESCA – FIUME TEVERE A ROMA

Dal momento in cui è stata assegnata all’Italia l’edizione 2014 dei campionati mondiali di pesca al colpo per le categorie veterani e disabili, la FIPSAS ha dovuto mettersi in moto per trovare un campo gara adatto ad ospitare tale evento. La scelta è stata quella di adoperarsi per ripristinare, praticamente da zero, un campo gara nel tratto cittadino del Tevere a Roma utilizzato molti anni fa per alcune gare nazionali con un limitatissimo numero di concorrenti. Un campo gara che ha iniziato a riprendere vita a fine 2013 e che nel 2014 è risultato completamente operativo per ospitare alcune piccole manifestazioni. Questo nuovo impianto, non ancora sotto l’egida della Fipsas ma di proprietà del Comune di Roma, è situato nella parte nord – ovest della Capitale, a pochi passi dal Foro Italico, teatro delle principali manifestazioni sportive. In grado di ospitare oltre un centinaio di concorrenti, presenta la sponda molto comoda per il posizionamento dell’attrezzatura essendo completamente cementificata. La pesca si effettua ad un’altezza dall’acqua variabile tra 50 centimetri ed un metro e mezzo a seconda delle condizioni del Tevere. Il fiume in questo tratto cittadino presenta due ampi curvoni, i quali determinano condizioni differenti all’interno dei vari settori. Nel tratto a monte situato sopra il pedonale Ponte della Musica, la corrente risulta molto sostenuta, con solo alcuni picchetti delle zone centrali a presentare dei giri d’acqua determinati dal cambiamento di direzione della linea di flusso. Spostandosi nel tratto a valle del ponte, coincidente con la seconda zona a circa 500 metri dalla prima, il campo risulta più lineare e la corrente è decisamente sostenuta. Nelle ultime due zone, situate dopo la discesa che porta all’accesso del campo gara, la corrente è sempre sostenuta e tende ad aumentare la propria velocità man mano che si raggiungono le ultime postazioni, con solamente pochissimi picchetti in cui è possibile effettuare la pesca con grammature più leggere. Condizioni, queste, che obbligano il pescatore ad avere a disposizione sia la roubaisienne, sia la bolognese. In occasione del campionato del mondo, la canna ad innesti l’ha fatta da padrona, con lenze che variavano dai classici galleggianti a goccia da tre grammi per pescare sollevati dal fondo, fino ai diversi tipi di galleggianti a vela oltre i cinquanta grammi di peso per la pesca appoggiata sul fondale con almeno quaranta centimetri di lenza. Il fondale è compatto, presenta una profondità media attorno ai tre metri e mezzo senza particolari gradini di dislivello e offre numerosi ostacoli che in alcuni picchetti rendono difficile la pescata. Ciò è dettato dal semplice fatto che il Tevere è un fiume a doppio regime. Il primo di puro stampo appenninico che quando va in piena porta a valle ogni tipo di detrito naturale caratteristico dei grandi torrenti, il secondo cittadino ovvero tende a ricevere ogni tipo di rifiuto urbano e industriale. E’ estremamente importante sondare bene tutto il picchetto per evitare gli attacchi sul fondo. Una tecnica che ben si adatta a questo campo gara è il feeder, utilizzando canne di potenza medium – light a seconda delle condizioni del fiume e pasturatori per lo più a saponetta fino ad 80 grammi. In questo tratto del Tevere la presenza ittica è molto varia con i barbi europei e le breme che costituiscono la maggior parte delle catture; non mancano anche cavedani, gardon, carpe, carassi, anguille e cefali che risalgono dal mare. Considerando il fatto che la pesca si effettua con grammature importanti e su una sponda completamente cementata, è obbligatorio avere a disposizione attrezzatura molto robusta come roubaisienne dedicate alla pesca alla carpa, in modo da poter utilizzare elastici di dimensioni oltre i due millimetri, magari anche cavi all’interno. Un fattore che implica anche dimensioni di fili importanti oltre gli 0.16 – 0.18 millimetri. Le esche più utilizzate sono i classici bigattini, i vermi ed il mais. Mentre per quel che riguarda la pasturazione, il rapporto tra bigattini e ghiaia è di almeno 3 chili di ghiaia per incollare ogni chilogrammo di larve. La pastura deve essere ben legante, a grana grossa e di colorazione chiara, preferibilmente all’aroma di formaggio vista la presenza di barbi e cavedani. Il campo gara non è permanente ed al momento non è possibile accedervi con le automobili, le quali devono essere lasciate sulla rampa di discesa, il che obbliga il pescatore all’utilizzo di un carrellino porta tutto.

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