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Un'Adda da sogno

 

Ve la ricordate la pesca in acqua, quella con gli stivaloni alti, che si praticava fino ad una quindicina di anni fa in fiumi come Ticino e Adda? Ecco, proprio su quest’ultimo abbiamo pensato di tornare a rifarla insieme a Maurizio Teodoro. Una pesca che lui ben conosce e che predilige a quelle che è obbligato a fare durante le gare di livello nazionale. Posto prescelto….Adda. Non posso dire altro. Mi è stato chiesto di non svelare lo spot in cui siamo andati a pescare e non posso infrangere una promessa fatta. Vi posso però dire che qualunque posto andiate sul fiume lombardo, ben si adatta per questo tipo di pesca. La tecnica è a senso unico, con la bolognese. E’ stata l’occasione per vedere all’opera le stupende canne bolognesi della Fly, Exclusive Power. Una canna robusta che ben si adatta alla pesca in acqua corrente con grammature sia leggere che pesanti e che nei prossimi giorni potrete trovare sul sito con una recensione più dettagliata. In questo caso i “tre moschettieri” presenti per questa uscita ovvero Maurizio, Paolo e Cristian, hanno preferito pescare con galleggianti leggeri tra il grammo e mezzo e i due grammi. Il fiume si è presentato in condizioni perfette, con acqua lenta, naturalmente limpida, come è solito trovarla quando si pesca su questo magnifico fiume e tanto pesce ad infrangere la superficie. Un posto veramente stupendo in cui la pesca con gli waders è ottimale, specialmente a giugno con le temperature di non poco superiori ai trenta gradi centigradi. Dire che si prende è dire poco. Cavedani, breme, pighi, barbi. E’ mancata solo la savetta che ancora è presente su tutta l’Adda, anche se in quantità molto minore rispetto agli anni precedenti. Quando si pratica questo tipo di pesca in fiume, il quantitativo di materiale da portare con sé è naturalmente ridotto: due bolognesi, una da utilizzare e una di scorta perché non si sa mai quello che può capitare, una pedana naturalmente, due secchi per la pastura e per i cagnotti incollati, la colla o una fionda a seconda dell’impostazione di pesca, 10 galleggianti, piombini, ami, fili, nassa. Guadino? Nemmeno a parlarne. Il pesce si stanca, si porta verso di sé e, tenendolo sempre in acqua, si prende con la mano bagnata per non rovinarlo. Foto di rito se voluto e poi nassa. Se vogliamo essere ancora più rispettosi dell’ambiente la nassa non la portiamo nemmeno. In questo caso abbiamo fatto un’eccezione solo perché dovevamo fare questo servizio. Diventa quasi inutile parlare di come abbiamo pescato in quanto abbiamo fatto la classica pesca in bolognese in trattenuta, appoggiando metà finale, pescando a filo di corrente sulla scia della pastura. Il pesce ha risposto benissimo come potete dalle foto. Alla fine la breme è stata la padrona assoluta della giornata, con esemplari tra il chilo e i due chili di peso. In quattro è stato faticoso tirare su la nassa. Prima di chiudere, lo stesso Maurizio Teodoro, commissario tecnico della nazionale giovanile under 14 ha invitato tutti i ragazzi sotto i 18 anni ad andare a fare queste pesche perché sono le più belle da fare, quelle che portano più soddisfazioni e soprattutto permettono di imparare nuove tecniche, diversa dalla solita roubaisienne.

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