Bait Tech sul Liri in cerca di savette PESCA A FEEDER

Un’estate di savette ad Isoletta d’Arce con Bait-Tech


A SAVETTE CON BAIT TECH

Con questa calura che sembra non voler mollare nemmeno un grado per il nostro refrigerio, niente di più malsano poteva venirci in mente se non presentarvi un nuovo itinerario, trascorrendo qualche ora in riva ad un afoso fiume Liri, alla ricerca delle “frecce d’argento”, le combattive savette estive.Teatro della nostra giornata di pesca, questa volta, è un luogo poco conosciuto dai più, ma tenuto in ottima considerazione daipochi. Siamo nell’abitato di Isoletta, nel Comune di Arce, il posto si raggiunge entrando nel piccolo Borgo e percorrendo, fino in fondo, una stradina interna che si infila subito alla destra del monumento, che padroneggia la piazzetta del luogo.Si parcheggia l’auto e ci si immette a piedi e carichi dell’attrezzatura, per una ripida stradina sterrata. Qui le postazioni ce ne sono in abbondanza, ma la più gettonata e più comoda è quella che si incontra non appena si finisce di scendere la via. Il fiume in questo tratto presenta una buona portata tutto l’anno, con corrente non troppo sostenuta e profondità sui 5-6 metri. Il fondale è costellato da una serie di incagli costituiti da tronchi e ramaglie, che dopo un po’ di rodaggio inquadriamo presto in una mappa mentale, che ci permette di pescare e lanciare in tutta sicurezza. In estate il sottoriva è drappeggiato da una buona quantità di piante acquatiche. Il tratto in questione è ben popolato da carpe di tutte le taglie (a mio avviso in modo infestante), tanti cavedani di buona pezzatura, barbi di tutto rispetto e le immancabili savette che qui raggiungono pesi e misure quasi esagerate. Non manca il pesciolame con triotti, rovelle, scardole e sporadiche alborelle. L’azione di pesca a feeder può essere interpretata in due modi totalmente opposti tra loro. Se il nostro intento è quello di pescare carpe si va con una robusta feeder rod munita di lenza non troppo sottile, pasturatore generoso e terminale sostenuto. Set up, questo, che deve permetterci di domare e bloccare le fughe delle nostre forzute amiche in direzione degli incagli. Se, invece, si è orientati verso il pesce bianco dobbiamo armarci con una bella canna leggera ad azione medium-light, lenza sottile e terminali esili, in modo da avere la meglio sui difficili cavedani e le isteriche savette. La lunghezza della canna, in entrambi i casi, deve essere sui 12 piedi, per controllare al meglio le sfuriate dei pesci. Per questa occasione abbiamo utilizzato un mix direi strepitoso targato Bait Tech per il target preposto, costituito dalla Special G Green e Envy Green in parti uguali. La Special G, versione Green, è una pastura contenente il fish-meal più conosciuto al mondo per le sue caratteristiche di solubilità e attrattività, il GPS-90. Di colore verde e granulometria molto sottile, una volta impastata si presenta molto densa e pesante, molto legante, quasi un “cemento”. Ottima a mio giudizio per essere miscelata ad altre pasture più leggere e di granulometria maggiore meno leganti, proprio per aumentarne questa caratteristica e arrivare su fondali importanti integra, evitando una grande dispersione. La EnvyGreen è un mix per un uso più generico, che ben si presta ad essere integrata con altre pasture, proprio come abbiamo fatto in questo caso. Composta prevalentemente da Halibut pellets e farine di pesce altamente solubili a cui viene aggiunta betaina, le conferiscono un’azione attrattiva medio-veloce. Entrambe le pasture sono commercializzate dalla Bait-Tech di Ipswich e distribuite in Italia da Milo. La prima cosa a cui ci dedichiamo non appena arrivati sul posto è la preparazione della pastura, che deve avere tutto il tempo necessario per assorbire la giusta quantità di acqua. Il mix preparato è di semplice miscelazione: versiamo in un secchio le due pasture in parti uguali, le mescoliamo e le bagniamo pian piano fino a che non si raggiunge la consistenza voluta, che consiglio sempre abbastanza morbida. Dopo di ché lasciamo riposare il mix mentre prepariamo l’attrezzatura. Entrambi optiamo per le 12 piedi con vettini morbidi da 0,75 o 1 oncia, che permettono di segnalare anche le tocche più lievi, lenza da 0,18 su cui montare un open-end tra 20 e 30 gr, terminale lungo e sottile su cui legare un amo del 18, per esca bigattini colorati e si è pronti per dannarsi non poco la giornata, cercando di avere la meglio sulle nostre “elettriche” savette. Lenza clippata sui 15-20 mt, stile “kamikaze” a causa delle tante carpe, si fanno tre o quattro lanci per preparare il fondo con il nostro mix. Nell’attesa di far svuotare i pasturatori, già i vettini segnalano l’attività dei pesci sulla pastura. Tempo dieci minuti, trascorsa questa fase, si legano i terminali, si innesca e si inizia. Subito le prime mangiate ci lasciano con un pugno di mosche, le savette ci beffeggiano, non vogliono lasciarsi “acchiappare”. Corriamo ai ripari, la loro reattività mi convince a passare la canna dal picchetto direttamente impugnata in mano. I primi miglioramenti si iniziano a vedere e riesco a ferrare e portare a riva una bella savettona tipica del nostro Liri. Le mangiate però ancora non sono convinte e “loro” ancora si prendono gioco di noi. La mattinata è lunga e noi siamo agguerritissimi, non demordiamo e velocemente troviamo la chiave del rebus. Il bigattino colorato fa la sua parte, ma la sua presentazione è l’arma vincente. Scendendo ad uno 0,12 di terminale e innescando la larva nel mezzo riusciamo a vincere la diffidenza delle frenetiche savette e non solo, poiché le carpe sono sempre in agguato.Sembrano divertirsi nel vederci soffrire sotto le loro possenti sfuriate, ogni volta che abboccano ai nostri inneschi. Tutta la mattinata è adrenalinica, un po’ cercando di avere la meglio sulle mangiate delle savette, che non ti fanno mai abbassare la guardia, un po’ a combattere contro le carpe, che con attrezzature così leggere è una vera prova di nervi e una soddisfazione impareggiabile quando arrivano a guadino, e un po’ ad inveire contro gli incagli del fondo, che i pesci allamati sembrano conoscere molto bene. Nonostante ciò giornate così intense ripagano di tutto, anche della faticata che ci aspetta per riportare l’attrezzatura alle macchine!




Un saluto a tutti Voi cari lettori

Per Fishingmania Rocco Calcagni e Stefano Fratangeli