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AMBIENTE

Tusciano scuro a Battipaglia: sospetti sversamenti e richieste di controlli per tutelare il fiume

2 Novembre 2026 fishingmania 5 min di lettura
Copertina con ricostruzione del fiume Tusciano a Battipaglia e titolo sulle acque scure e la richiesta di controlli.

Le segnalazioni dei cittadini e l’intervento di Francesco Emilio Borrelli riaccendono l’attenzione sul corso d’acqua. Tra le ipotesi ci sono scarichi legati alla lavorazione delle olive, ma origine e conseguenze devono essere accertate. Per la fauna acquatica, il rischio può andare oltre il cambiamento di colore.

Le acque scure del fiume Tusciano, nel tratto di Battipaglia, hanno suscitato nuove richieste di verifiche ambientali. Le immagini raccolte dai cittadini hanno alimentato il sospetto di possibili sversamenti, con particolare attenzione ai residui della lavorazione delle olive.

Secondo quanto riportato da L’Occhio di Salerno il 29 ottobre 2026, il deputato Francesco Emilio Borrelli ha raccolto le segnalazioni e sollecitato campionamenti e controlli da parte di Arpac e delle forze dell’ordine. Il collegamento con eventuali scarichi dei frantoi rimane però un’ipotesi da verificare. Fonte: L’Occhio di Salerno, 29 ottobre 2026.

Per chi frequenta fiumi e ambienti di pesca, il caso pone una questione concreta: capire che cosa stia attraversando il corso d’acqua e quali effetti possa avere sull’ecosistema.

Le segnalazioni precedono l’ultimo allarme

La vicenda era già emersa nelle settimane precedenti. Il 17 ottobre 2026, la stessa testata aveva riferito una segnalazione formale del movimento Civica Mente all’Arpac, con richiesta di verificare possibili immissioni di residui oleari.

Le richieste riguardavano l’identificazione delle sostanze, la loro provenienza e le eventuali conseguenze ambientali. Fonte: L’Occhio di Salerno, 17 ottobre 2026.

La successione delle denunce documenta una preoccupazione persistente. Non consente invece, da sola, di stabilire se tutte le osservazioni riguardino lo stesso fenomeno o una medesima fonte.

Che cosa sappiamo e che cosa resta da verificare

Dalle fonti consultate emergono segnalazioni di una colorazione anomala e richieste di intervento. Non sono stati reperiti risultati di analisi riferiti a questi episodi che permettano di indicare sostanze, concentrazioni e origine degli eventuali scarichi.

Non è quindi corretto attribuire responsabilità a singole attività o all’intero settore oleario. Allo stesso modo, non vi sono elementi sufficienti, nelle informazioni raccolte, per descrivere una moria di pesci collegata alle segnalazioni di ottobre.

La distinzione è essenziale: una denuncia richiede attenzione e verifiche, mentre l’accertamento di una contaminazione necessita di riscontri tecnici.

Perché i reflui della lavorazione delle olive meritano attenzione

L’estrazione dell’olio produce anche acque di vegetazione e sanse umide. Arpac spiega che la loro gestione costituisce una questione ambientale rilevante e che l’utilizzazione agronomica deve rispettare condizioni tecniche poste a protezione di suolo, acque superficiali e falde.

L’Agenzia effettua controlli sui frantoi e sulle operazioni di spandimento, affiancandoli a monitoraggi ambientali. Questa attività riguarda la gestione del settore nel suo complesso e non costituisce una conferma dell’ipotesi formulata per il Tusciano. Fonte: Arpac, gestione agronomica dei reflui oleari.

Il fatto che un residuo derivi da una lavorazione agricola non significa che possa essere immesso senza conseguenze in un corso d’acqua. Sono quantità, composizione e modalità di gestione a determinarne il possibile impatto.

Il rischio per i pesci: il ruolo dell’ossigeno

Nel rapporto sui reflui oleari pubblicato nell’ottobre 2022, relativo al periodo 2014–2021, Arpac individua tra i possibili problemi dell’immissione nelle acque:

  • l’elevato contenuto organico, associato a consumo di ossigeno;
  • la presenza di polifenoli, capaci di inibire microrganismi ed enzimi;
  • l’eventuale presenza di sostanze idrosolubili provenienti dai trattamenti agricoli.

Sono rischi generali descritti dall’Agenzia, non risultati analitici dell’episodio di Battipaglia. Fonte: rapporto Arpac, ottobre 2022.

Per comprendere il primo meccanismo bisogna considerare che la decomposizione della materia organica può consumare ossigeno disciolto. La concentrazione disponibile dipende anche dagli scambi con l’atmosfera, dalla fotosintesi e dalla respirazione degli organismi acquatici. Fonte: Regione Lombardia, approfondimento sull’ossigeno nelle acque.

Un aumento del carico organico può quindi diventare una pressione sull’ambiente. L’entità dell’effetto deve però essere valutata nelle condizioni reali del fiume: non si può dedurre dalla sola fotografia.

Il colore dell’acqua non misura il danno ecologico

La colorazione è un segnale utile per attivare una verifica, ma non identifica automaticamente una sostanza e non quantifica il danno.

Anche un’acqua tornata apparentemente limpida non dimostra, da sola, che ogni criticità sia risolta. La valutazione dei fiumi considera diversi elementi: parametri chimico-fisici, sostanze inquinanti e componenti biologiche.

Tra i parametri generali rientrano nutrienti e ossigeno disciolto; lo stato ecologico comprende inoltre indicatori legati agli organismi presenti. Fonte: ARPA Lombardia, qualità dei fiumi.

Per il Tusciano, una risposta utile dovrebbe quindi chiarire non soltanto perché l’acqua appaia scura, ma anche se siano state rilevate alterazioni significative e quale tratto risulti interessato.

Utilizzazione agronomica e tutela dei corsi d’acqua

Il riferimento nazionale specifico comprende la legge 11 novembre 1996, n. 574, dedicata all’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e agli scarichi dei frantoi oleari. Il decreto ministeriale 6 luglio 2005 definisce criteri tecnici per la gestione del ciclo che comprende produzione, raccolta, stoccaggio, trasporto e spandimento.

Il decreto richiede che lo spandimento tenga conto delle caratteristiche dei siti e rispetti le esigenze di tutela ambientale. L’utilizzo agricolo regolato va quindi distinto da un’immissione nel fiume: la possibilità di recuperare sostanze utili sui terreni non equivale a una libera facoltà di scarico. Fonti: legge n. 574/1996, DM 6 luglio 2005.

L’eventuale qualificazione delle condotte segnalate sul Tusciano spetta alle autorità competenti sulla base degli accertamenti.

Che cosa servirebbe per fare chiarezza

Per trasformare l’allarme in una ricostruzione verificabile servono informazioni precise:

  • luogo e momento dei campionamenti, rapportati alle segnalazioni;
  • parametri analizzati e risultati;
  • eventuali punti di immissione individuati;
  • valutazione dell’estensione del fenomeno;
  • misure adottate, qualora siano accertate irregolarità.

Sono gli elementi che permetterebbero anche ai cittadini di comprendere l’evoluzione del caso. La pubblicazione di esiti e interventi aiuterebbe a distinguere episodi diversi e a valutare l’efficacia delle risposte.

Il contributo dei pescatori e di chi frequenta il fiume

Chi osserva regolarmente un corso d’acqua può contribuire con segnalazioni circostanziate. Fotografie, posizione, giorno, orario e descrizione della durata del fenomeno rendono più utile la documentazione.

È importante riferire ciò che si vede senza trasformare un sospetto in un’identificazione certa dello scarico. Anche pesci in difficoltà o altri animali coinvolti vanno descritti con precisione, lasciando agli operatori incaricati recuperi e campionamenti.

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