Il caso arriva in Consiglio comunale. Sellaro propone un coordinamento con i pescatori per organizzare i recuperi della fauna ittica prima delle manovre sull’acqua.
Una moria di pesci nella roggia vicina alla centralina elettrica di Crescentino, in provincia di Vercelli, ha portato alla presentazione di un’interpellanza del capogruppo di minoranza Salvatore Sellaro. Secondo la ricostruzione riportata da Prima Chivasso il 25 ottobre 2026, il mancato preavviso sulle operazioni di riduzione dell’acqua avrebbe impedito di organizzare il recupero degli animali.
Il blog locale Mauro at Large ne aveva dato notizia il 20 ottobre, identificando il corso d’acqua come roggia Camera e segnalando l’interpellanza per la successiva discussione in Consiglio comunale.
La proposta: almeno 48 ore per organizzare i recuperi
La richiesta è di concordare con Ovest Sesia un protocollo che preveda almeno 48 ore di preavviso alle associazioni dei pescatori e alle realtà locali coinvolte. L’obiettivo indicato dal consigliere è permettere un intervento prima che i pesci rimangano intrappolati nei tratti prosciugati. Fonte: Prima Chivasso.
Asciutte e fauna ittica: le procedure della Provincia
Il tema delle asciutte è già oggetto di procedure provinciali. Nella pagina istituzionale dedicata alla messa in secca, aggiornata al 25 settembre 2025, la Provincia di Vercelli richiama la deliberazione n. 2569 del 24 maggio 2007.
La procedura descritta prevede una richiesta di autorizzazione preventiva che consenta di valutare l’eventuale recupero della fauna ittica con un anticipo di almeno 15 giorni lavorativi rispetto all’intervento. Fonte: Provincia di Vercelli.
Questo termine riguarda il procedimento provinciale; le 48 ore proposte da Sellaro riguardano invece il coordinamento operativo con le realtà locali. Sono due passaggi distinti. Per stabilire quali adempimenti fossero applicabili all’episodio occorrono le informazioni sulle manovre effettivamente eseguite.
I punti ancora da chiarire
Il collegamento tra manovre, comunicazioni e moria resta la ricostruzione esposta nell’interpellanza. Le fonti consultate non consentono di attribuire responsabilità accertate né di quantificare il danno. Restano quindi da verificare le comunicazioni effettuate e gli eventuali interventi di recupero.



