Dal26 settembre 2025entra in vigore il divieto di utilizzare illive sonarnella pesca sul Lago Maggiore. La decisione, contenuta nelle nuove ordinanze CISPP 2025 (pag. 34), è stata firmata dal Commissario Marco Zacchera, che ha motivato la scelta con ragioni di “buon senso” e tutela della sportività: secondo lui, questa tecnologia rende la pesca “troppo facile”, permettendo di individuare e catturare in modo selettivo pesci di grandi dimensioni, fondamentali per il ripopolamento del lago.
Sonda Live e dibattito tecnologico
Tra le novità più discusse c’è la questione dellesonde Live (ecoscandaglio in tempo reale). In Svizzera la Commissione di pesca del Lago dei Quattro Cantoni ha recentementevietato l’uso dei sonar con tecnologia Live Sonara partire dal 1° settembre 2023. Secondo il comunicato ufficiale, questi dispositivi consentono di “vedere in tempo reale” i pesci e di catturare in modo molto selettivo grandi predatori, con possibili “conseguenze dannose sulla fauna lacustre”. La decisione elenca infatti motivi di conservazione: ridurre la pressione sulle specie ittiche favorendo la riproduzione. In Ticino e nei Cantoni centrali (Uri, Svitto, Lucerna, Obvaldo, Nidvaldo) la maggioranza delle associazioni e dei club di pesca interpellati si era dichiarata favorevole al divieto.
Diversamente, nelle acque italo-svizzere l’uso dell’ecoscandaglio era già stato liberalizzato dalla Convenzione del 2015. In passato le normative italiane vietavano in generale gli ecoscandagli nelle acque interne (ad esempio la legge regionale del Veneto proibisce espressamente l’uso di sonar nelle zone A, B e C), ma dal 2015 la pesca sul Maggiore ha potuto avvalersene.
Il Commissario pesca italiano ha affermato che, se dovesse arrivare un divieto, sarebbe motivato dalla protezione dell’ambiente lacustre.
Tuttavia, molti pescatori contestano questa linea: sostengono infatti che il LiveScope permette proprio dievitare di pescare accidentalmente specie non consentite o protettee di essere più selettivi nelle catture.
Come evidenziato in un’analisi tecnica, con la sonda è possibile“decidere di lasciare stare un determinato pesce”(ad esempio pesci a profondità maggiori di 10 metri), riducendo in realtà l’impatto sull’ecosistema rispetto alla pesca tradizionale.
Molti appassionati pescatori lamentano che vietare lo strumento non migliora la tutela se, ad esempio, al contempo in Svizzera non è nemmeno consentito rilasciare i pesci intenzionalmente.
In sostanza, la stessa finalità ecologica invocata contro le sonde (conservazione delle specie) cozza con il quadro normativo elvetico che vieta ilcatch & releasecome pratica sportiva.
Cosa dicono pescatori e associazioni
Le nuove norme hanno suscitato pareri contrastanti nel mondo della pesca sportiva.I pescatori dilettantiin gran parte considerano le nuove limitazioni (in particolare sul sonar) un eccesso burocratico: ricordano, ad esempio, che nelle regioni italiane come l’Emilia-Romagna il rilascio dei pesci è incoraggiato – chi libera subito i pesci non deve più compilare il tesserino segnacatture – quindi un divieto di ecoscandaglio sembra andare nella direzione opposta.
Alcuni ribadiscono che la tecnologia è già una realtà condivisa (costosa e alla portata di pochi) e che disabilitarla non eliminerà i pescatori. Al contrario, osservano che le sonde possono addiritturaagevolare il catch & release: ad esempio, evitando di sollevare in superficie esemplari che stazionano troppo in profondità o selezionando obiettivi mirati anziché insidiare specie non volute.
Anche leassociazioni di categoriasi sono mosse. Nel 2025, in Umbria un decreto regionale ha vietato l’ecoscandaglio sul lago di Piediluco, scatenando reazioni immediate: l’associazione Carp Fishing Italia (con altre ASD di spinning e carpfishing) ha definito la decisione «senza senso» e dannosa per la pesca sportiva moderna, raccogliendo circa 500 firme a favore dell’uso regolare della sonda.
Dall’altro lato, va ricordato che sul fronte svizzero ambientalisti e pescatori ticinesi (ad es. la FTAP) hanno visto di buon occhio il divieto sul Lago dei Quattro Cantoni, confermando che la netta maggioranza delle realtà locali era favorevole.
In sintesi,le associazioni di pesca italianechiedono regole più coerenti con la pratica sportiva moderna, mentre alcune istituzioni e gruppi ambientalisti ne sottolineano la necessità sul piano conservativo.
| Aspetto | Italia (CISPP) | Svizzera (Cantoni) |
|---|---|---|
| Catch & Release | Consentito e in molte realtà incentivato come pratica di tutela; nessun divieto generale. | Spesso vietato o limitato: in diverse giurisdizioni è obbligatorio sopprimere il pesce catturato. |
| Ecoscandaglio tradizionale | Consentito sulle acque italo-svizzere dal 2015; possibili limiti locali/regionali. | Generalmente consentito secondo regolamenti cantonali. |
| Live sonar (sonda “Live”) | **Vietato** con moratoria (Ordinanze 2025 – Lago Maggiore) per finalità di tutela e “sportività”. | **Vietato** su vari laghi (es. Lago dei Quattro Cantoni dal 2023) per ragioni conservazionistiche. |
| Pesca con reti (professionale) | Consentita con limiti su tipologie, maglie e periodi di fermo; restrizioni stagionali specifiche. | Consentita con limiti locali su attrezzi, periodi e aree; gestione cantonale. |
| Principio guida dichiarato | “Sportività” e precauzione: ridurre la pressione sui grandi esemplari e semplificare i controlli. | Benessere animale e conservazione: ridurre selettività estrema e catture mirate di grandi riproduttori. |
Chi decide cosa è “sportivo”?
Il vero nodo di fondo riguarda la definizione stessa di “sportività”. Oggi il live sonar viene bollato come “troppo facile”, ma questo apre un vaso di Pandora fatto di incoerenze. Se davvero il problema fosse la tecnologia, allora bisognerebbe rimettere in discussione tante altre pratiche ormai considerate normali:
Ecoscandaglio e reti professionali: perché vietare il sonar ai pescatori sportivi e non a chi posa le reti? Anche i professionisti usano strumenti elettronici per localizzare i banchi di pesce: se si contesta la tecnologia, allora si dovrebbe vietarla a tutti, non solo a chi pratica pesca ricreativa.
Verricelli e sistemi di salpaggio: per la stessa logica, i pescatori di mestiere dovrebbero rinunciare al verricello e tirare le reti a mano, così da ridurre i danni ai pesci eventualmente da rilasciare. Ma nessuno proporrebbe mai una simile restrizione.
GPS, motori elettrici, mappe digitali: se il criterio è “troppo facile così”, allora anche l’uso del GPS per ritrovare spot di pesca o dei motori elettrici per avvicinarsi silenziosamente dovrebbe essere messo in discussione.
Un paragone con la caccia: in modo ironico, si potrebbe persino dire che anche il cane da caccia “facilita troppo” il cacciatore nello stanare la selvaggina. Eppure nessuno vieta l’utilizzo del cane.
Il rischio è che il concetto di sportività venga piegato a seconda delle circostanze, senza una base scientifica o gestionale solida. In questo modo, invece di creare regole coerenti e condivise, si finisce per colpire solo ciò che fa notizia, lasciando intatti i veri nodi della gestione delle acque interne.
L’assurdo della “detenzione vietata”
Un dettaglio dell’ordinanza che ha fatto discutere è la norma chevieterebbe non solo l’uso, ma persino la detenzione della sonda live a bordo della barca. In pratica, non si potrebbe nemmeno avere il dispositivo montato, indipendentemente dal fatto che venga utilizzato o meno.
Il problema è che le tecnologie più moderne, a volte, non sono strumenti “separati” ma veri e propri sistemi multifunzione: molte sonde live integrano ancheecoscandaglio tradizionale, GPS con mappe per la navigazione e moduli di controllo del motore elettrico. In diversi casi l’hardware è fissato direttamente alla strumentazione della barca o montato sul motore elettrico anteriore.
Questo significa che, per rispettare la norma alla lettera, i pescatori dovrebberosmontare interi apparati elettronici, con conseguenze pratiche e costi enormi. Non solo: anche una barcaferma in porto o rimessatarischierebbe sanzioni se a bordo fosse presente una sonda live non disinstallata.
Un’assurdità evidente, soprattutto per chi non vive stabilmente sul lago e non può correre a smontare tutto in pochi giorni. Una norma che, invece di regolamentare in modo chiaro l’utilizzo, rischia di trasformarsi in una vera e propria trappola burocratica.
La live è il vero problema?
C’è poi un punto che molti pescatori sottolineano: ildrastico calo della fauna itticanon è iniziato certo con l’arrivo della tecnologialive sonar. Già da decenni si registra una diminuzione costante delle popolazioni di specie simbolo come persico reale, trota, coregone e luccio. Le cause principali sono ben note:
Inquinamento:che ha alterato la qualità dell’acqua e le zone di frega.
- Sfruttamento eccessivo delle acque:L’eccessivo uso delle acque, sopratutto dei grandi bacini, per migliorare le coltivazioni in pianura che spesso coincide con in momenti di frega di molte specie autoctone.
Specie aliene invasive: che squilibrano l’ecosistema. L’eccessiva quantità di cormorani, per portare solo un esempio.
Pesca professionale con reti, ancora consentita, che ha avuto un impatto significativo sulla selettività e sulla disponibilità delle risorse ittiche.
- Bracconaggio
Gestione frammentata, con regole diverse tra Italia e Svizzera e piani di ripopolamento non sempre basati su dati scientifici e, molto spesso assenti.
Alla luce di questi fattori, molti si chiedono se abbia senso concentrare l’attenzione su una tecnologia usata da una minoranza di pescatori sportivi, invece di affrontare con decisione i problemi strutturali che da anni minacciano la biodiversità dei laghi.
L’accusa sui pesci morti di grossa taglia
Un altro punto che sta emergendo riguarda la presuntamortalità di pesci di grossa taglia, attribuita da alcuni enti proprio all’uso della sonda live. Si parla genericamente di “molti grossi pesci trovati morti”, senza però specificarespecie, numeri o contesto.
La domanda è inevitabile: davvero i pesci di grandi dimensioni – quelli considerati i principali riproduttori – sarebbero insidiati solo da chi utilizza la sonda live sonar? Non finiscono forse anch’essi nellereti professionali, che continuano a essere autorizzate? Non vengono catturati anche con le tecniche tradizionali ad esempio la tirlindana , cavedanera o simili, da sempre praticate sul lago?
Attribuire la responsabilità di una presunta moria esclusivamente a una tecnologia usata da una minoranza di pescatori appare quantomenouna semplificazione eccessiva.
Senza dati scientifici trasparenti su quali specie siano coinvolte, quanti esemplari siano stati trovati e in quali condizioni, il rischio è che si tratti più diun’accusa di comodoche di un’analisi fondata.
Conclusione
Il divieto del live sonar sul Lago Maggiore rischia di trasformarsi nell’ennesima“guerra tra poveri”. Da una parte i pescatori sportivi divisi tra chi accetta la moratoria e chi la considera inutile; dall’altra un sistema di gestione che sembra preferire soluzioni facili e di effetto, piuttosto che affrontare i veri nodi della crisi ittica.
In fondo, parlare di “sportività” e vietare la tecnologia assomiglia più aun capro espiatorioche a una strategia di tutela. È come se ci si accontentasse di dare in pasto all’opinione pubblica un provvedimento d’impatto, senza però incidere davvero sui fattori che da anni logorano la biodiversità del lago: inquinamento, reti professionali, specie invasive, e mancanza di regole condivise.
Il rischio è sempre lo stesso: creare il solitodibattito da bar, pescatori contro pescatori, mentre i problemi strutturali restano. Un classico schema dadividi et impera: alimentare contrapposizioni sterili invece di promuovere un confronto serio e soluzioni concrete.
Alla luce dei dibattiti online e delle reazioni emerse, viene da chiedersi se chi ha approvato questa ordinanza abbia davvero valutato con attenzione l’insieme delle problematiche del lago. La sensazione è che si sia scelta la strada più semplice e di maggior effetto mediatico, piuttosto che una gestione complessiva e scientifica.
La verità è che il Lago Maggiore non ha bisogno di slogan né di divieti simbolici, ma digestione seria e non politica, coerenza normativa e scelte coraggiose. Solo così si potrà davvero parlare di tutela dell’ecosistema, e non di semplice “aria fritta”.

