A partire dal 10 gennaio 2026, entreranno in vigore in tutta l’Unione Europea (Italia compresa) le nuove regole per la pesca ricreativa e sportiva in mare. La revisione del regolamento di controllo della pesca, adottata a novembre 2023 e pubblicata nel 2024, introduce obblighi di registrazione e tracciamento per i pescatori non professionisti. L’obiettivo, dovrebbe essere quello di proteggere gli stock ittici e migliorare la raccolta dei dati sulle catture.
Questa nuova regolamentazione è stata discussa per anni tra le istituzioni europee e le associazioni di pescatori. In questo momento infatti esistono molte differenze fra i vari paesi: alcune nazioni richiedevano una licenza di pesca in mare, altre solo una comunicazione non obbligatoria.
Inoltre mancano dati affidabili su quante e quali specie venissero effettivamente pescate a livello non professionale. Il risultato attuale, a detta dell’UE, sono politiche di conservazione che si basano su stime spesso imprecise o non comparabili tra i paesi, con il rischio di fissare quote o limiti inadeguati. Con la digitalizzazione delle dichiarazioni, l’UE vorrebbe creare un database completo e uniforme su scala europea.
Contesto e percorso legislativo
Il regolamento che riforma il sistema dei controlli della pesca è stato approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio a novembre 2023 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’UE il 20 dicembre 2023.
È entrato in vigore il 9 gennaio 2024, ma prevede un periodo transitorio per consentire a amministrazioni e pescatori di adeguarsi. La maggior parte delle disposizioni, compresi gli obblighi per la pesca ricreativa, si applicherà due anni dopo, ossia dal 10 gennaio 2026. Altre misure riguardanti la tracciabilità dei prodotti della pesca entreranno in vigore più tardi: alcune nel 2028, altre nel 2029, come l’obbligo di tracciabilità digitale per i prodotti trasformati.
Oltre al regolamento principale (UE 2023/2842), la Commissione ha pubblicato a febbraio 2025 un regolamento di esecuzione (UE 2025/274) che dettaglia le modalità pratiche di registrazione e marcatura degli attrezzi e conferma la data del 10 gennaio 2026 per l’entrata in vigore delle norme sulla pesca ricreativa.
| Voce | Descrizione |
|---|---|
| Data di entrata in vigore | 10 gennaio 2026 |
| Obbligo di registrazione | Per pescatori ricreativi che catturano specie regolamentate (spigola, merluzzi, pollack, tonno rosso, ecc.) |
| App RecFishing | Applicazione mobile per registrare le catture, in arrivo entro dicembre 2025 |
| Attrezzatura passiva marcata | Reti, palangari, nasse, trappole devono essere identificabili con etichetta o targhetta |
| Registrazione delle catture | Dichiarazione giornaliera tramite app: specie, quantità, luogo, rilasci |
| Limiti di cattura | Rimane valida la normativa nazionale su taglie e quantità |
| Dati trasmessi alla Commissione | Gli Stati dovranno inviare dati aggregati mensili dal 2026 e annuali dal 2027 |
| Sanzioni | Saranno armonizzate a livello UE per infrazioni gravi |
Perché una nuova regolamentazione?
La pesca ricreativa non è solo svago: secondo l’UE, milioni di persone pescano regolarmente nelle acque costiere europee. Finora la sua incidenza sulle risorse marine non era monitorata in modo uniforme. La Commissione europea ha evidenziato che per gestire gli stock in maniera sostenibile, serve conoscere cosa viene pescato, in che quantità, dove e con quali attrezzi. Con le nuove regole, l’UE vuole che:
tutti i pescatori di specie soggette a quote o misure di conservazione dovranno registrarsi;
le catture saranno dichiarate in tempo reale tramite un’applicazione mobile (RecFishing);
le autorità potranno gestire e proteggere meglio gli stock.
In altre parole, l’intento dell’UE è uniformare la raccolta dei dati per poter definire limiti e quote basati su evidenze.
Sempre secondo l’UE, i principali vantaggi saranno:
- Semplicità: non serviranno documenti cartacei, tutto si farà dallo smartphone.
- Precisione dei dati: informazioni standardizzate in tutta l’UE.
- Sostenibilità: conoscere le catture reali aiuta a stabilire quote e limiti corretti.
Specie interessate e possibili evoluzioni
L’elenco delle specie soggette a registrazione viene definito annualmente dalla Commissione in base allo stato degli stock e alle raccomandazioni scientifiche.
Per il 2026, gli obblighi di registrazione riguarderanno specie di grande interesse ricreativo: pollack (merluzzo giallo), spigola, tonno rosso, orata e lampuga.
Alcuni Stati hanno già annunciato che includeranno anche il salmone, il pesce spada e l’anguilla europea, come riportato dai siti nazionali.
La lista potrà espandersi fino al 2030, includendo magari altre specie come merluzzi, cod e alalunga se gli stock richiederanno maggiore protezione. È importante quindi controllare ogni anno gli aggiornamenti pubblicati dalla Commissione: l’app RecFishing mostrerà sempre l’elenco valido.
Pesca sportiva o ricreativa? La confusione nei testi europei
Un punto che sta creando non poca incertezza è la terminologia usata dall’Unione Europea. Nei regolamenti viene utilizzata l’espressione “pesca ricreativa”, che non corrisponde esattamente a ciò che in Italia intendiamo come pesca sportiva.
In Italia, la pesca sportiva ricreativa è quella praticata con la canna, da riva o da barca, spesso anche in ambito agonistico.
Nei testi UE, invece, la pesca ricreativa include qualsiasi attività di pesca non commerciale: quindi non solo canna e lenza, ma anche l’uso amatoriale di attrezzi passivi (nasse, palangari, trappole, piccole reti da posta).
Questa differenza genera un vero e proprio “buco normativo”: il regolamento europeo cita pratiche che in Italia sono già vietate o molto limitate, ma che altrove fanno parte delle tradizioni locali o rientrano nel regolamento della pesca professionale.
Catch & Release: obbligo di registrazione anche se il pesce viene liberato
Un aspetto che ha fatto discutere molto i pescatori è che, secondo la Commissione Europea, anche le catture rilasciate dovranno essere registrate nell’app RecFishing.
Non conta quindi solo il pesce trattenuto: ogni cattura di specie soggette a regolamentazione va dichiarata, specificando se è stata “kept” (trattenuta) oppure “released” (rilasciata).
La logica dell’UE è che, anche se il pesce torna in acqua, il catch & release non è privo di conseguenze: esiste una percentuale di mortalità post-rilascio, oltre a effetti di stress e possibili danni dovuti alla cattura. Per questo l’Unione vuole avere dati completi e non solo sulle catture effettivamente portate a casa.
Molti pescatori però sottolineano che questo obbligo rischia di trasformarsi in un ulteriore peso burocratico, soprattutto perché è quasi impossibile verificare se una cattura rilasciata è stata davvero registrata o meno.
Contolli, verifiche, multe: Cosa prevede il regolamento UE?
1. Controlli diretti in mare o a terra
La Capitaneria di Porto o la Guardia Costiera possono fare verifiche in mare o nei porti.
Se trovano pesci trattenuti, possono confrontare le quantità con quanto dichiarato nell’app.
Per il catch & release, invece, non c’è “prova materiale” del pesce rilasciato, quindi il controllo è praticamente impossibile.
2. Verifiche sull’app
L’UE punta a rendere obbligatoria la dichiarazione di tutte le catture nell’app RecFishing.
In caso di mancata dichiarazione, l’unico modo per scoprirlo è un controllo sul momento (ad esempio: il guardiacoste vede una cattura e il pescatore non la registra).
3. Sanzioni
Formalmente, il regolamento prevede sanzioni armonizzate (non abbiamo idea di cosa può essere questa armonizzazione) per chi non rispetta gli obblighi.
Ma per il rilascio la questione è delicata: senza pesce in possesso, l’accertamento è quasi impraticabile.
Le perplessità dei pescatori
L’UE ha presentato le nuove regole mettendo in evidenza tre vantaggi: semplicità, precisione, sostenibilità.
Molti pescatori però sollevano obiezioni pratiche:
- Semplicità: Secondo Bruxelles, niente più documenti cartacei: tutto si farà dallo smartphone.Ma i pescatori fanno notare che “semplicità” è un mantra spesso abusato per giustificare la digitalizzazione a tutti i costi. In realtà, i problemi possono essere diversi: zone di pesca senza copertura telefonica, dove l’app in tempo reale diventa inutile; possibili crash o malfunzionamenti legati a dispositivi e aggiornamenti diversi; errori di registrazione dovuti a connessione instabile o bug.Con un registro cartaceo questi problemi non si sarebbero posti.
- Precisione: La Commissione sottolinea che avere dati centralizzati e uniformi significa maggiore precisione.Ma i pescatori ribattono: come si può garantire la precisione se sul catch & release non esiste alcun controllo? Un utente potrebbe non registrare nulla, oppure inserire numeri a caso: nessuno può verificarlo davvero.
- Sostenibilità: Lo stesso vale per la sostenibilità: il principio è condivisibile, ma se i dati non sono sempre attendibili, il rischio è di basare decisioni di gestione su numeri distorti.
L’UE sostiene che l’obiettivo principale sia quello di gestire meglio gli stock ittici su scala europea. Tuttavia, già dal primo anno alcuni Stati membri hanno annunciato di voler includere specie diverse (ad esempio salmone, pesce spada, anguilla europea), mentre altri ne monitoreranno solo alcune.
Dal punto di vista dei pescatori, questa mancanza di uniformità crea una contraddizione di fondo:
-
se davvero si vuole avere un quadro comune e paragonabile, come è possibile che ogni Paese aggiunga o tolga specie diverse?
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si rischia di ottenere dati “a macchia di leopardo”, difficili da confrontare e poco utili per una gestione condivisa degli stock;
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inoltre, i pescatori italiani si chiedono: “Perché noi dovremmo registrare certe specie se in altri Paesi non lo fanno?”.
In sintesi, le perplessità riguardano il fatto che la visione europea unitaria rischia di frammentarsi già in partenza, riducendo l’efficacia stessa del sistema.
L’impatto economico e culturale in Italia
L’Italia è un Paese marittimo per eccellenza: con oltre 7.000 chilometri di coste e una lunga tradizione marinara, la pesca sportiva e ricreativa non è solo un hobby, ma un fenomeno che muove cultura, turismo e indotto economico. Secondo le associazioni di settore, il comparto genera ogni anno miliardi di euro, grazie alla vendita di attrezzature (canne, mulinelli, esche), imbarcazioni da diporto, carburante, pernottamenti, ristorazione e servizi collegati.
Per molte comunità costiere italiane la pesca sportiva rappresenta anche una forma di turismo esperienziale, capace di attrarre praticanti dall’estero e di sostenere l’economia locale.
Le nuove norme UE, rischiano però di avere un effetto controproducente per un chiaro aumento eccessivo delle procedure burocratiche.
Un calo di praticanti dovuto a obblighi complessi di registrazione o all’eventuale introduzione futura di tasse potrebbe tradursi in minori vendite per il settore e in una perdita di valore culturale e sociale per l’Italia.
Cosa significa per i pescatori italiani?
L’Italia ha già un sistema di censimento nazionale per la pesca sportiva (registro del MASAF). Dal 2026, chi cattura specie regolamentate dovrà anche iscriversi al sistema europeo RecFishing e utilizzare l’app per registrare le catture. Le due procedure convivranno: la registrazione nazionale potrebbe restare obbligatoria per tutte le altre specie e per l’uso di attrezzi come la canna.
Prepararsi alle nuove norme
Verificare periodicamente l’elenco delle specie soggette a registrazione (varia di anno in anno). Esempi per il 2026: spigola, tonno rosso, orata, lampuga.
Aggiornare l’attrezzatura passiva: se usi nasse o reti, procurati targhette o etichette resistenti con il tuo codice di registrazione.
Tenere traccia delle catture anche prima del 2026. Abituarsi a registrare specie, dimensioni e quantità.
Controllare regolamenti locali: quote giornaliere, periodi di chiusura e taglie minime restano gestiti dai singoli Stati.
Conclusioni: tra buone intenzioni e nuove zavorre
Sulla carta, le nuove norme UE per la pesca ricreativa nascono con uno scopo nobile: proteggere gli stock ittici e garantire un futuro sostenibile per mare e pescatori. Ma, al di là degli slogan, restano molte ombre e contraddizioni.
Da un lato, si chiede ai pescatori sportivi di registrare tutto, persino i pesci rilasciati, affidandosi a un’app che potrebbe non funzionare ovunque. Dall’altro, si lascia spazio agli Stati membri di scegliere specie diverse da monitorare, creando un quadro frammentato e poco uniforme.
Il rischio è che la “semplicità” promessa si trasformi in ulteriore burocrazia, che la “precisione” dei dati venga vanificata da registrazioni poco verificabili, e che la “sostenibilità” diventi l’ennesimo pretesto per introdurre domani nuove tasse o restrizioni.
Intanto, i grandi problemi della pesca commerciale (sopratutto straniera) – che resta la principale responsabile del depauperamento degli stock – non sembrano ricevere la stessa attenzione. Così, mentre i pescherecci industriali continuano a solcare i mari, i pescatori sportivi italiani ed europei, si ritrovano ancora una volta ad essere il bersaglio più facile: controllati, schedati e potenzialmente tassati.
In un Paese come l’Italia, dove la pesca sportiva è cultura, tradizione ed economia, non sorprende che tanti vedano queste regole non come una soluzione, ma come l’ennesima zavorra calata dall’alto.
12 commenti
Io non so usare il telefono per usare le app..
Non ho mai fatto nessuna tessera e mai né farò. Il tesseramento serve per contare in quanti siamo. Quindi per quanto voi darete il vostro consenso loro continueranno nel loro progetto. Si arriverà al punto che se vuoi trascorrere un paio d’ore di pesca dovrai pagare.
L’articolo mette in luce quali sono le reali complessità attuali del mondo della pesca e le leggi che le regolamentano, sempre più assurde, impossibili da attuare e soprattutto con secondi fini che nulla hanno a che fare con la politica recensione e la tutela del mare.
Accende appieno i riflettori, su ciò che veramente è il problema reale nel mondo della pesca sportiva, accendendo i riflettori in maniera chiara ma educata, su chi scrive le leggi mostrando la loro incapacità, disarmante ignoranza del territorio ed immensa inettitudine di quello che realmente è il mondo della pesca sportiva nelle coste italiane con l’intento celato di chi non si preoccupa realmente del mare e di chi lo vive ma principalmente solo per fare cassa.
Una BISCHERATÀ,tipo curvatura delle banane etc. Ma non hanno nulla da fare oltre che rompere?
Più volto sono citate le reti come strumento di pesca anche da marcare con apposita targhetta. Ma stiamo parlando di pesca ricreativa le reti non sono strumenti ammessi. A meno che in qualche paese europeo non siano ammesse, ma questo suona molto strano.
Già mi vedo con le mani occupate con la canna il guadino lo slamatore tra i denti il cellulare traballante che cade sulla sabbia o tra gli scogli con la prima onda anomala che se lo porta via .ma rompete solo le scatole a chi fa catch & release .
Non controllavate prima e ora pensate che obbligando a segnare sul cellulare si controlli di più ?tanto più che rilascio il 99.9% di ciò che pesco soprattutto al mare
Se un pescatore sportivo da riva,si reca in una nazione vicina ,che cosa deve fare x essere in regola? Basta la registrazione fatta in Italia? E se un pescatore anziano che non e pratico di Smart phone come fa?
Belle parole a cui non potranno seguire i fatti per ovvi motivi pratici, solo chiacchere, settore in cui l’Europa è il re incontrastato.
Rendiamoci di conto che cosa arzigogolano i nostri profumatamente pagati politici europei..ogni cosa che fanno è un bordello..non ci capiscono nulla e nn fanno nulla per il mare e la sua vera salute,anzi..da me nel parco della Meloria i professionisti fanno cosa gli pare, i lavori della Darsena Europa distruggeranno l’area..ma se ti scordi di fare click sulla App ( che già a 4 miglia nn va più perché non c’è copertura) ti fanno migliaia di euro di multa..
Siamo alle solite!!! Commissione europea che sembra di ragionare con i piedi ed invece si dimostra molto più subdola…. E noi?!?!?! ,Abbocchiamo come al solito , senza possibilità di release… Una legge senza capo nè coda, se non penalizzare il settore speci in alcune nazioni che potrebbero avere un riscontro economico e turistico dall’incremento e dal favorire la pesca sportiva… Tanto per i crucchi del c…o che vogliono pescare è più facile raggiungere paradisi tropicali che venire nella povera e bistrattata Italia… che già ci mette del suo a rendere difficile tirare fuori dall’acqua un pesciolino, ma che poi permette a imbarcazioni professionali di fare stragi di tonni, pesci spada, ed altro…. di qualsiasi misura….
Poi ci si lamenta se molte imbarcazioni italiane si trovano in Croazia, Albania, Montenegro, Grecia e via dicendo, dove non esistono le stesse assurde restrizioni, forse magari ce ne sono troppo poche, però dove la maggior parte degli appassionati italiani non può permettersi di andare, lasciando il piacere solo a pochi fortunati.
Anche solo a guardare l’ammontare delle sanzioni per infrazioni che alla fine sono solo delle formalità e non dei danni effettivi all’ambiente ci si spaventa.
Limiti, divieti, la maggior parte delle volte assurdi e senza motivazioni tecniche, scientifiche o ambientali fanno scoraggiare molti di noi….
Certo, favorire l’uso dello smartfone anche a pesca rende più facile il lavoro a chi ci vuole pecore….
Tutto fa parte dell agenda 2030 40 50….han cominciato col covidiota…poi le scie che avvelenano cielo aria acqua e quello che mangiamo….han distrutto l agricoltura sostituendola con pannelli solari pale eoliche….distruggono parchi tagliano alberi secolari piantando cartelloni mega pubblicitari….bisogna dire NO. Han rotto i coglioni.. ci portan in guerra….e noi paghiamo