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La Pesca a Mosca, il mare, le mangianze

LA PESCA A MOSCA, IL MARE, LE MANGIANZE

Siamo praticamente arrivati al termine della stagione per la pesca a mosca. Le temperature si sono drasticamente abbassate ed i nostri amici pelagici sono sempre meno attivi nell’area delle Cinque Terre. Anche quest’anno il pesce non è mancato sul Levante Ligure ma, se vogliamo fare un paragone con gli anni precedenti, sembrerebbe essere calato. Ci sono ancora giornate in cui si possono allamare tantissimi pesci. In questi giorni però, con la nostra tecnica della pesca a mosca, sono sempre più rari. Tuttavia il mare regala sempre splendide emozioni.




Arrivare sul pontile la mattina presto. Prendere la barca. E mentre si esce dal porto, vedere i primi raggi di luce che illuminano l’orizzonte. E nel frattempo seguire i gabbiani che si apprestano ad uscire verso il mare aperto. Attimi che ci regalano un piacevole inizio di giornata. Una volta in mare aperto cominciamo a vedere i nostri amici pennuti che da subito segnalano le prime mangianze di sgombri e sugarelli. Un buon inizio per un discreto riscaldamento, aiutandoci a scegliere le mosche ed impostare la pesca durante le prossime ore.

Ci spostiamo più al largo trovando subito delle palamite attive su un grosso branco d’acciughe. L’attività in superficie dura pochi minuti spostandosi di continuo. Tuttavia quando riusciamo a presentare gli artificiali correttamente l’incannata è garantita. L’abbondanza di questi pesci spinge numerosi pescatori ad arrivare in massa, così quando la situazione diventa troppo affollata, ci si sposta altrove.

Girando troviamo piccoli gruppi d’acciughe compattate a palla che vengono attaccate da Tombarelli e piccoli Tonni Rossi. Alletterati che riescono costantemente a tenere le povere acciughe a galla ma spostandosi rapidamente e continuamente, ci costringono quindi a pescarli in continuo movimento. Con un po’ di fatica riusciamo a portare in barca qualche bel pesce, che viene immediatamente rimesso in libertà. Quindi soddisfatti della mattinata decidiamo di fare una pausa.

Siamo circa a metà giornata. Mentre mangiamo fa la sua comparsa tra le onde una pinna scura. Si tratta di un grosso pesce luna che fa capolino allietando la pausa. Ripartiamo alla ricerca di nuovi pesci ma durante il pomeriggio notiamo che l’attività superficiale è drasticamente calata. Ad un certo punto, in lontananza, vediamo saltare fuori dall’acqua dei grossi tonni. Giusto il tempo di arrivare e vediamo un paio di questi giganti saltar fuori a circa una quarantina di metri da noi. E’ un fuoco di paglia. Basta. Tutto quello che rimane sono le scaglie fluttuanti delle acciughe appena sotto il pelo dell’acqua.

La giornata prosegue senza ulteriori catture così decidiamo di tornare in laguna. Qui troviamo numerose imbarcazioni di pescatori ammassati che rincorrono delle piccole mangianze. Decidiamo quindi di fermarci e di guardarci in giro. Ad un certo tratto, non lontano da noi, comincia a sguazzare qualche pesce. Ci avviciniamo mettendoci in posizione fin che l’acqua davanti a noi comincia a ribollire, trovandoci difronte la più grossa mangianza di giornata. Questa dura per diversi minuti consentendoci di catturare ancora qualche bel pesce.




A questo punto ci sentiamo soddisfatti e decidiamo di rientrare in porto. Che dire anche quest’anno ci sono stati momenti migliori di altri ma come accennato all’inizio il pesce sembrerebbe esser calato. Non si vedono più le mangianze gigantesche stracolme di gabbiani e quando ci sono durano veramente poco. Una cosa che abbiamo notato negli ultimi tempi è che i pescatori in generale non leggono più il mare per trovare i pesci ma semplicemente rincorrono le altre barche ammassandosi, oppure dando troppa importanza all’ecoscandaglio senza tener conto di molti altri fattori.

Tutto sommato il mare rimane unico, con la sua bellezza non delude mai ed è sempre pronto a regalarci forti emozioni che con la pesca a mosca possiamo vivere al massimo

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