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Carpfishing in Francia – Lac Chartreuse

CARPFISHING IN FRANCIA: LAC CHARTREUSE

Al Chartreuse “allacciate le cinture”…ne vale veramente la pena! Nel Sud-Est francese, appena varcato il confine italiano, si trovano innumerevoli specchi d’acqua, molti dei quali d’incantevole bellezza, che spesso rivelano potenziali piscatori di prim’ordine. Nella regione Rhone-Alpes, a pochi chilometri dalla città di Grenoble, più precisamente nel cuore della foresta alluvionale “Grèvisaudan”, tra i comuni di Saint-Ismier e Versoud, troviamo la “Base de loisirs du Bois Francais”. Trattasi di un meraviglioso parco, di circa 75 ettari, che si dipana per la maggior parte lungo la riva destra dell’Isère. Proprio dall’antico corso di questo fiume hanno avuto origine, per intervento dell’uomo, quattro bacini, oggi completamente distinti ed indipendenti che, uniti, assumono una forma a “ferro di cavallo” e rappresentato il cuore pulsante delle attività ricreative del “Bois Francais”. I laghi in questione sono il Belledone (adibito alla pesca e all’osservazione di flora e fauna), il Vercors (dedicato ad attività nautiche come canoa e kajak), il Taillefer (riservato alla balneazione) e il Chartreuse. Quest’ultimo, dalla forma allungata, è quello più importante ed anche l’unico dove è possibile pescare di notte; si presenta fra l’altro come un sito omologato dalla Federazione Francese per lo sky nautico. Risulta un ameno ambiente acquatico di non vaste dimensioni, nonostante questo gode di un potenziale ittico straordinario. Fa da cornice al Chartreuse una lussureggiante vegetazione, costituita per lo più da alberi ad alto fusto. Tutt’intorno le alte montagne rocciose completano il quadro paesaggistico che caratterizza anche l’intero parco. Come accennato in precedenza, i quattro bacini hanno avuto origine dal vecchio corso del vicino Isère, che fu deviato nel 1968; dunque, il fondale del Chartreuse si presenta a tutti gli effetti come il letto di un fiume, con parecchi “scalini” più o meno accentuati, qualche “buca” (con una profondità massima di 6 metri nella parte iniziale del lago) ed innumerevoli ostacoli disseminati un po’ dappertutto. Questa peculiarità del lago è determinante e condizionerà sin dall’inizio il nostro approccio di pesca. Prima di addentrarci nel vivo dell’azione, analizziamo però la popolazione ittica locale: a farla da padrone qui sono sicuramente i numerosi amur, che si muovono in branchi e che raggiungono taglie veramente “forti”. Al loro fianco troviamo le nostre beneamate, presenti in buon numero, sia regine che specchi, dalle forme e dai colori più variegati, con molti esemplari di tutto rispetto e qualche pezzo “over” (record del lago intorno ai 30 kg). Inoltre, sono presenti pure i siluri; si tratta di una specie ittica ancora limitata a livello numerico e, in genere, questi baffuti non raggiungono pesi ragguardevoli, anche se ultimamente ne sono stati pescati alcuni intorno ai 50 kg. A completare il quadro ittico troviamo il Black Bass, il Luccio ed il Persico Sole. Questa abbondanza di predatori ovviamente rende la vita difficile al pesce bianco, il quale è stato ridotto all’osso e non esercita un’attività di disturbo rilevante, anche se potrà capitare l’incontro con qualche breme di taglia XL. Nel lago Chartreuse troveremo poi con relativa facilità gamberi di fiume; purtroppo però queste prelibatezze (in particolare per le carpe) costituiscono una risorsa alimentare limitata in rapporto al numero dei pesci presenti. Questi possono contare su altre fonti di nutrimento come grossi lombrichi che si trovano sotto i sassi nelle zone umide, i quali diventano “leccornie” disponibili quando piccole porzioni delle sponde si vanno a disgregare e quando il livello del lago si innalza per effetto della pioggia. L’ambiente acquatico in questione non riesce a produrre una quantità tale di alimento naturale capace di soddisfare il fabbisogno dei tanti pesci e, per giunta, la maggior parte di taglia considerevole.

SUL CAMPO

Al Chartreuse il natante è d’obbligo, sia per calare le insidie con la massima precisione, sia per effettuare le pasturazioni massicce e sarà il più delle volte indispensabile durante la fase del recupero del pesce. L’utilizzo della barca dovrà però essere quanto mai accorto, data l’intensa attività nautica, praticata sulle acque del lago dalla primavera all’autunno. Inizialmente, dovremo affidarci all’ecoscandaglio e si renderà conveniente anche una verifica a “mano”; utilizzando un piombo (almeno 100 gr) collegato ad un rocchetto di filo. Questo espediente, inoltre, consentirà di verificare ancora più nel dettaglio la compattezza o meno del fondale (prevalentemente molle). Passando all’azione di pesca, bisogna innanzitutto tenere ben presente che andremo ad affrontare perlopiù spots con parecchi intrichi di varia natura e che avremo a che fare con pesci di dimensioni generose ed alquanto “istruiti”. Nel caso in cui optassimo per una delle numerose postazioni che si “affacciano” sul percorso dello sci nautico, ci troveremo a pescare per lo più a ridosso di boe galleggianti, ormeggiate al fondale con grosse catene o fili di acciaio, e in taluni casi collegate tra loro da un ulteriore cavo che scorre parallelo (ma non appoggiato) al fondale. Questi particolari settori, delimitati da “traccianti” metallici e corde rappresentano sicuri punti di interesse per carpe/amur che, oltre a trovarvi risorse di cibo naturale, qui si sentono maggiormente al sicuro. Nella parte bassa del lago poi, troveremo a centro lago un vastissimo plateau che, costituisce un’invidiale punto di mangianza per i grossi amur. La zona centrale (prima della piattaforma) si caratterizza per la presenza di diversi dossi, alcuni di questi alquanto vistosi, che danno vita a dei veri e propri canaloni (ben definiti); va da sé che in un simil habitat sommerso le carpe stazioneranno anche per periodi prolungati. Da non trascurare il sottoriva, dove in linea di massima sono presenti snag di vario genere, il quale viene spesso pattugliato da carpe alla ricerca di alimento naturale. Questi punti dove si registra una minor profondità sono validi anche durante il periodo estivo, oltre il rimescolamento prodotto dal motoscafo-sky bisogna considerare anche l’azione prodotta dell’acqua piovana (intensi acquazzoni si verificano di frequente anche in estate) quando si riversa dentro il lago. Pertanto anche nei periodi più critici dell’anno le acque del Chartreuse godono di buona quantità di ossigeno; questo fattore incide sul comportamento dei pesci che si mostrano attivi anche quando fa particolarmente caldo. Pescando a ridosso della sponda, avremo inoltre il vantaggio di poter svolgere più costantemente la nostra azione, in quanto non saremo disturbati da chi pratica lo sky; così riusciremo comunque a pasturare e, soprattutto, a recuperare il pesce con maggiore tranquillità.

MATERIALI ADEGUATI

Indipendentemente da dove caleremo i nostri inganni, occorre tenere in debita considerazione quanto detto prima: difficilmente avremo la fortuna di poter svolgere un combattimento senza incorrere in ostacoli, siano essi naturali o artificiali, per cui robustezza ed affidabilità dovranno rappresentare i “must” nella costruzione delle nostre montature. Sicuramente, si renderà opportuno l’impiego di un lungo shock leader dalle dimensioni generose ed una madre lenza di buon diametro (almeno 0,40 mm). Indispensabile poi sarà far aderire il più possibile tutta la lenza al fondale, ricorrendo spesso sia a leadcore che a tendifilo, in modo da non insospettire le già “vigili” carpe/amur, ma soprattutto per evitare “inconvenienti” al passaggio frequente dell’imbarcazione-sky. I concetti sin qui espressi di robustezza ed affidabilità dovranno riflettersi naturalmente anche sulla montatura: meglio adoperare una buona safety, in modo da perdere agevolmente la zavorra ed avere un contatto più diretto con il pesce durante il combattimento. A proposito di piombi, questi dovranno essere pesanti ed alquanto stabili per non risentire del moto ondoso creato dal citato motoscafo; potrebbe rivelarsi utile sostituirli con sassi reperibili (senza difficoltà) in loco. Così facendo avremo una serie di vantaggi non indifferenti: presenteremo un elemento ben noto alle nostre prede che quindi non le insospettirà, avremo la certezza di liberarcene al più presto dato che verrà legato alla clip per mezzo di un sottile monofilo e, non ultimo, risparmieremo non poco sia in termini economici che di impatto ambientale. Sotto la clip porta piombo meglio legare un robusto spezzone di buon nylon (0,50-0,60 mm) per garantirci una sufficiente resistenza all’abrasione; la sua naturale rigidità, inoltre, ci assicurerà una presentazione discreta, con l’esca ben distante dal piombo e tutto il terminale perfettamente adagiato sul fondale. L’amo, considerando in primis la fortissima presenza di grossi amur, non potrà essere inferiore alla misura del 2, con una buona apertura e perfettamente affilato. Data l’oramai elevata diffidenza delle possibili prede potrebbe risultare vincente utilizzare una sottile e morbida treccia come capello, sul quale effettuare inneschi bilanciati dal peso dell’amo, non molto distanti dallo stesso per agevolare la penetrazione in caso di abboccata di un’erbivora; l’impiego di esche dalla dimensione non eccesiva consente di registrare un numero maggiore di abboccate. Le bocche alla ricerca di cibo sono davvero innumerevoli, è ovvio che diventi di estrema importanza tutto quello che piove dal cielo in termini di pastura. Le pasturazioni fatte usando in combinazione i semi piccoli come la canapa e granaglie maxi come mais, tiger nuts, risultano quelle che più si addicono. Con sfarinati (method) e pellets si riuscirà a creare una zona di interesse: l’importante è non utilizzare troppe boilies. Le esche non devono essere ammollate altrimenti rischieremmo di bruciare lo spot di pesca portandoci sotto i siluri; per lo stesso motivo consiglio di non utilizzare “palline” a base di farine di pesce. Qualora la pescata fosse improntata per insidiare le grosse erbivore, quando la loro attività è a pieno regime si può andare con la mano pesante. E’ veramente il caso di utilizzare parecchio mais, se si vogliono tenere in pastura le grosse erbivore, l’importante che questo sia ben cotto e lasciato fermentare nella sua acqua di cottura, così che una volta rovesciato in acqua faccia un alone “vistoso”. Ad ogni calata sarà nostra cura verificare l’integrità di tutta la nostra presentazione, uncino in modo particolare, in quanto le varie asperità del fondale potrebbero facilmente vanificarne l’efficacia.

CONSIDERAZIONI e RISPETTO

Ricordiamoci, nella pianificazione di una sessione sul Chartreuse, la vicinanza al bacino di imponenti montagne, che creano repentini abbassamenti delle temperature i quali si riflettono immediatamente in un deciso calo di attività da parte delle erbivore. Il lago Charteuse negli ultimi anni è stato soggetto ad una pressione piscatoria sempre più costante; oltre che dai locali le sponde vengono occupate da carpisti provenienti da ogni parte d’Europa: Oalnda, Belgio, Inghilterra e naturalmente Italia. Le regole vigenti sono protese alla salvaguardia di questo meraviglioso ambiente acquatico e alla pacifica convivenza fra i tanti fruitori. Un sentiero sterrato costeggia l’intero “perimetro” del lago, dove vengono svolte regolarmente altre attività ricreative come jogging, equitazione, ecc. Infine, segnalo che è vietato l’utilizzo del carp sack; la cattura dopo le foto di rito deve essere rilasciata il prima possibile. Adottiamo quindi il buon senso e ricordiamoci di essere ospiti come tanti altri: rispettiamo dunque le regole locali, le persone del posto che traggono fonte di sostentamento da questi meravigliosi ambienti e rispettiamo la natura, ancora quasi incontaminata. Entriamo in punta di piedi in questo delicato ecosistema e facciamo sì che chi verrà dopo di noi possa continuare a godere della sua bellezza ancora per molto tempo. Chapeau!

Accesso al Lago/Permesso

Per raggiungere le sponde del Lago c’è solo un passaggio che però risulta sbarrato da una stanga in ferro provvista di un apposito congegno/chiusura a chiave. Per entrare in possesso della chiave occorre contattare M. Jean Cristian Dauphin al numero telefonico 04 76920191 presso il negozio di pesca “Avenire Peche 38” situato a Crolles (38920). L’intero perimetro del Lago Chartreuse è costeggiato da una strada sterrata, pertanto tutte le postazioni di pesca sono facilmente raggiungibili, sebbene siano immerse nel verde. Trattandosi di un’acqua libera per poter pescare occorre essere in possesso di una carta di pesca valida che si può acquistare presso “Avenire Peche 38”, Rue du Pré Blanc 86, Crolles (l’esercizio rimane chiuso il lunedì a partire dal mese di Settembre fino a quello di Febbraio).

Viabilità

Una volta passato il traforo del Frejus ci si troverà sull’autostrada A32/E70 in direzione Lione. Continuate sulla N543 e poi sulla A43; una volta giunti al bivio tenete la sinistra, seguendo le indicazioni A43/Lyon/Grenoble/Chamberry. Dopo circa 18 km ci si troverà a un altro bivio; qui si prenderà la destra in direzione A41/E712/Grenoble e dopo 26 km si uscirà a Crolles. Passate le prime due rotonde e, alla terza, prendete la terza uscita. Poi svoltate subito a sinistra in Rue De Pre Blanc: qui troverete il negozio Avenir Pêche 38 dove potrete fare il permesso. Per arrivare al lago rientrate in autostrada in direzione Grenoble, prendete l’uscita Montbonnot/Domène, seguite le indicazioni per Domène. Passato il ponte sull’A41, girare a sinistra e seguite la strada. Andando avanti per circa 1 km e mezzo (prima del cavalcavia ) imboccate la strada sulla destra.

a cura di Glauco GRANA

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