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Scolmatore in versione Method Feeder

METHOD FEEDER SULLO SCOLMATORE DELL’ARNO

A distanza di circa un anno dall’ultima prova dello scorso Regionale Toscana Feeder a coppie ho deciso di tornare sulle rive del Canale Scolmatore dell’Arno al campo gara di Vicarello, diventato negli ultimi anni il più importante campo gara del panorama regionale, sia per la pesca al colpo che per il feeder fishing.

Lo spot
In compagnia di Luca Carmignani abbiamo programmato un’uscita a method cercando di insidiare carpe e channel catfish, che qui sembra abbiano trovato l’habitat ideale per alcuni fattori: le particolari condizioni che si vengono a creare, quali un continuo ricambio di acqua sia dall’Arno che dal mare (distante pochissimi chilometri), la presenza di vegetazione in continuo su entrambe le sponde, il continuo apporto di cibo da entrambi i componenti (marino e fluviale) ed un ambiente curato e tutelato dalle amministrazioni locali. Grazie a tutto ciò i pesci in questo canale hanno livree perfette, bocche integre ed una forza incredibile. Il tratto scelto per la pescata è quello denominato “Mortaiolo”, a pochi chilometri dalla cittadina di Vicarello. Lo Scolmatore è un canale artificiale scavato per bypassare le piene dell’Arno verso il mare e presenta perciò una profondità uniforme (massimo un metro e mezzo), e larghezza costante. Nel tratto scelto la larghezza si attesta intorno ai 35 metri, mentre a monte è leggermente minore.

Tecniche ed attrezzature
Lontani da competizioni e regole internazionali abbiamo optato, come detto, per la tecnica del Method Feeder. La pesca si svolgerà a circa mezzo metro dalla sponda opposta, a ridosso delle cannette. Per pescare in questo canale non si deve assolutamente guardare al sottile: servono canne potenti da 13/14 piedi e capacità almeno pari a 100 grammi, montate con mulinelli 5000 a corpo grande, perché dobbiamo essere in grado di governare pesci di estrema potenza in tutte le fasi del combattimento ed impedire che questi, soprattutto sulle partenze e nelle fasi finali, rompano la lenza rifugiandosi nelle cannette. Un’alternativa, soprattutto in gara, può essere costituita dall’impiego di mulinelli derivanti dal surf casting leggero, sicuramente più potenti ed affidabili: è una tendenza questa che nasce in Inghilterra e che sta prendendo piede in tutta Europa, soprattutto per quel che riguarda i set up da long casting, anche se in Italia fatica ancora ad essere digerita. In bobina abbiamo montato monofili dello 0.26 mm affondanti e fortemente resistenti all’abrasione, ma non è sbagliato utilizzare diametri più sostenuti, fino allo 0.30 mm. Un method large da almeno 45 grammi, un finale in fluorocarbon dello 0.25 e un amo ad occhiello e filo robusto nelle misure 12 e 10 con hair rig completano il set up di questa sessione.

Ho iniziato ad utilizzare da qualche tempo i “flying backleads”, dei piccoli piombi da 1-2 gr che si posizionano a circa un metro e mezzo dal method, montati sulla lenza madre: hanno l’importante funzione di stendere il filo sul fondale riducendo al massimo false mangiate derivanti da scodate ed urti sul filo, ed aiutano inoltre ad affondarlo in fase post lancio. Li considero accessori insostituibili soprattutto quando si pesca marginal.

Pasture ed esche
Poiché si ha a che fare con pesci di taglia importante, e poiché il pesce si trova in piena attività alimentare, abbiamo optato per una pastura da method all’halibut, mescolata con una pastura al krill, che oltre a dare un impronta ancora più salata al mix garantisce una colorazione rossa, elemento molto importante in questo canale e in generale in tutto il tratto pisano: dove l’acqua è spesso torbida e comunque mai limpida creare un contrasto sul fondo è buona norma, ed il colore rosso è quello che nel tempo ha reso di più, e che viene regolarmente utilizzato anche dai pescatori a roubaisienne. Abbiamo innescato su quick stop un chicco di mais duro, sia al naturale che alla fragola; in alternativa pellet da 8 mm e boiles da 10 mm, in ordine di importanza. Quando il pesce è più apatico, soprattutto nei mesi autunnali, si può utilizzare anche il bigattino morto, o il verme di terra.

La sessione
In circa 4 ore abbiamo portato a guadino quasi 20 carpe, un muggine e molti carassi. Quando le mangiate calavano passavo dal mais duro ad una pellet morbida, e così fino a circa 3 /4 della pescata. Dopodichè ho dovuto pescare più corto, poco oltre metà canale, perché il pesce si era allontanato dalle cannette. Partenze franche e decise e combattimenti abbastanza impegnativi, con esemplari di taglia media 2 kg ma dotati di una grandissima forza; in questo tratto non è cosa rara fare l’incontro con channel di taglia spropositata, anche oltre 6 kg, insidiabili prevalentemente con bigattini incollati all’interno di un feeder classico; noi ne abbiamo catturati alcuni intorno al chilo, ma non siamo riusciti a catturare esemplari “over size”. Una bellissima pescata, ed un canale che grazie alla continua manutenzione e alla presenza assidua di pescatori sta crescendo in numero e quantità di pescato. Con l’augurio di continuare su questa strada, gli diamo un saluto all’autunno prossimo, quando andrà di scena l’ultima prova del regionale toscano a coppie.

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