Itinerario Mincio a Pozzolo Lombardia

Il Mincio a Pozzolo


ITINERARIO LOMBARDIA – MINCIO A POZZOLO

Ve lo ricordate Pozzolo? Il campo gara su cui anni fa si tenevano le più importanti competizioni nazionali e che, ancora più indietro nel tempo, ospitò addirittura un mondiale per nazioni di pesca al colpo? Ormai è stato abbandonato e le gare con file interminabili di garisti armati di lunghe roube o maneggevoli bolognesi, non se ne vedono più.Bene, noi ci siamo tornati effettuando una pescata poco a monte del vecchio campo gara, vicino al ponte che esce dall’abitato di Pozzolo e poco prima che il Mincio si divida dal suo corso naturale, andando a formare lo scaricatore Pozzolo Maglio. Il fiume si presenta ancora alto (come avevamo notato anche in una precedente uscita in quel di Peschiera) e carico d’acqua, con correnti che spingono ben oltre le grammature preventivate. Fortunatamente la macchina dietro alle postazioni, permette di abbondare con l’attrezzatura e, consci del fatto che lo avremmo trovato in queste condizioni, i pesi massimi sono pronti nell’apposita borsa.




Descriviamo un’attimo questo spot. L’argine che dà verso l’abitato è adibito a pista ciclabile ed ovviamente non è permesso il transito di nessun veicolo a motore ma, lasciando la macchina nelle stradine che costeggiano il fiume, si può tranquillamente arrivare muniti di carrellino o con poca roba appresso. L’argine opposto al paese, invece, è percorribile tramite strade bianche me ben tenute, sia a destra che a sinistra del ponte, con la macchina a ridosso delle postazioni di pesca. La parte a monte del ponte è più stretta e veloce, con corrente lineare verso la tre quarti fiume fino a metà mentre man mano che ci si allontana dal ponte e si va verso valle il fiume si allarga e la corrente rallenta gradualmente, fino a fermarsi quasi completamente in corrispondenza della sua parte più larga ovvero dove il fiume si divide per formare il canale e proseguire la sua corsa verso Mantova. Le varie zone sono tutte ben fornite di piazzole, con la parte alta più scomoda in quanto costituita da massicciate di sassi piuttosto ripide e qui tradizionalmente si viene a caccia di barbi, cavedani e scardole mentre la zona a valle è storicamente battuta dai carpisti. In tutto il tratto è ancora possibile portare a guadino barbi Italici, cavedani e tinche, insieme ovviamente alle numerose carpe (alcune davvero enormi!), barbi europei, carassi, siluri. Avrete notato che non ho scritto “breme”. Non è stata assolutamente una dimenticanza. In questo tratto di Mincio le abramidi sono davvero una rarità (per fortuna!), ben sostituite dai vecchi e originari abitanti di questo splendido fiume. Proseguendo ancora più a valle, e dopo aver attraversato il secondo ponte, si arriva sullo scaricatore vero e proprio, con sponde cementate e fondo costituito da terra (il vecchio campo gara appunto), con ampie e comode postazioni ancora frequentate, con ottimi bottini, dai pescatori locali. Purtroppo nelle due uscite in Mincio a distanza di pochi giorni l’una dall’altra, non abbiamo fatto stragi di pesce, anzi, ma questo è un momento particolare per il fiume in quanto le vecchie alghe in marcescenza provenienti dal lago e dalla prima parte del fiume si stanno staccando e viaggiano in sospensione, costringendo i pesci a stare piuttosto staccati dal fondo ed alimentandosi a mezz’acqua, favorendo la pesca con le bolo che ora la fa da padrona come tecnica. Aggiungiamo la frega in pieno svolgimento per parecchie delle specie citate ed il gioco è fatto! Ma conoscendo bene questo bellissimo corso d’acqua, sappiamo che ritroverà la sua splendida forma entro la fine del mese di Maggio, con la scomparsa di queste vecchie alghe maleodoranti e la rinascita di quelle nuove, che caratterizzano da sempre questo corso d’acqua e che riporteranno i pesci ad alimentarsi anche sul fondo o nelle sue immediate vicinanze.

Veniamo ora alle scelte tecniche per affrontare questo spot, tenendo ben presente che man mano che si procede verso valle e la parte più larga dell’alveo, i pesi delle nostre zavorre andranno via via diminuendo ed i lanci per cercare il filo di corrente si allungheranno notevolmente. Gli approcci possono essere diversi pescando con il pasturatore ma, normalmente, mi affido ad un paio di potenti specialist per puntare alle carpe e grossi barbi, oppure ad una feeder rod heavy per la pesca a scarroccio, quando preferiscono esche in movimento. Metteremo in pratica entrambi gli approcci ma, come detto in precedenza, la presenza di pesce a mezz’acqua favorirà la seconda opzione, con lunghi terminali (fino anche a 2 mt) ed esca che corre tra i flutti. Mettiamo sui pod Specialist da 2,25 lb munite di mulinelli taglia 5000 e nylon 0,28/0,30 mm. A tal proposito apro una parentesi. Io sono un’amante delle trecce in bobina, ma in questo tratto di fiume (a dire il vero in quasi tutto in suo corso) la continua discesa di alghe ed erbe, non permette di pescare agevolmente con questo prodotto, quindi consiglio di sostituirlo con un buon nylon o fluorocarbon. Quando però le carpe torneranno in attività ed il divieto sarà terminato, si potrà pescare anche molto corti, sottraendosi quindi alla spinta della corrente e le trecce potranno tornare sui mulinelli. Le canne saranno armate con open e cage da almeno 120/150 gr per contrastare la corrente veramente forte, e la “pancia” da lasciare una volta toccato il fondo, dovrà essere abbondante ed adeguata alla massa d’acqua in movimento. Terminali almeno 0,28 mm in fluorocarbon o treccia 15 lb, con lunghezze comprese tra i 20 e i 40 cm, maggot clip con generosi fiocchi di bigatti od orsetti oppure pellet, mais, boiles tutti rigorosamente riggati. Gli ami dovranno essere sempre di dimensioni e filo adeguato agli incontri con taglie over size, quindi mi affido ai robusti Fox Arma Point dal numero 10 a salire. Questo per quanto riguarda le specialist, mentre le feeder rod saranno equipaggiate con mulinelli 4000, nylon madre 0,22/0,25 mm, montature anche scorrevoli, con predilezione per il paternoster o comunque con lunghi braccioli che permettano la miglior presentazione possibile dell’esca durante la sua corsa verso valle. I terminali difficilmente saliranno sopra lo 0,14, lunghi almeno 1,5 mt e terminanti con piccoli ma robusti ami del numero 18. Su questi le esche da far ruotare sono principalmente 3: caster, bigatti e orsetti, innescati singoli od accoppiati a formare diverse presentazioni. Possono tornare molto utili caster e bigattini galleggianti (sia veri che finti) per sollevare ulteriormente la nostra esca e renderla ancora più visibile. I pesi per lo scarroccio saranno compresi tra gli 80 ed i 110 gr ma ripeto, a costo di diventare noioso, che in questo periodo il fiume è veramente carico d’acqua e con l’avanzare della stagione i pesi da utilizzare saranno via via più leggeri andandosi ad attestare intorno ai 100/110 per stare ben ancorati e i 60/80 per avanzare a scarroccio nei punti con maggior corrente, dandoci anche la possibilità di pescare a method nella parte più larga e lenta del fiume. La pasturazione sarà la stessa che si usa da decenni in Mincio: pastura sapida a base di formaggio, crisalide e pane e bigatti sia incollati che “sciolti”. I caster sono un’aggiunta quasi obbligatoria in alcuni periodi, dandoci la possibilità di vedere parecchie mangiate soprattutto da parte delle numerose scardole. Si possono usare sia affondanti che galleggianti, con innesco anche doppio ma che deve essere sempre accurato. Io sono solito far ruotare diverse presentazioni accostando caster, orsetti, casteroni e biga fino a trovare quella che mi fà ottenere maggiori tocche, anche se spesso risulta vincente continuare a modificare la tipologia d’innesco per fregare anche i pesci più sospettosi. Per l’aggiunta in pastura delle preziose crisalidi, consiglio di inserirle nei pasturatori o nelle porzioni di pastura, solo una volta che saremo pronti a lanciare la nostra scatoletta. Questo per evitare che all’interno della pastura durante la giornata, queste si possano asciugare e cambiare le loro caratteristiche passando ad esempio da galleggianti ad affondanti, mandando a monte le nostre strategie di pesca. Infatti per la conservazione durante la giornata, sempre meglio lasciarle all’interno di una magic box riempita d’acqua, esattamente come si fà per la canapa, per mantenerne il giusto grado di umidità e conservazione. Altro discorso per la crisalide del baco da seta, che anni fà era usata in quantità incredibili, tanto da farne l’esca principe per la pesca nel Fiume Azzurro e quando si parlava di Mincio si parlava obbligatoriamente di “bigattone”. Poi, l’alto costo e la difficile reperibiltà di prodotti freschi e di buona qualità ha fatto via via scemare l’utilizzo massiccio di questa esca a favore delle larve della mosca carnaria. Ma per chi conosce bene il fiume sa che quest’esca rimane micidiale e quindi sono solito arricchire le mie groundbait con concentrati a base di crisalide sia a grana fine che media, aggiungendo un 5/8% di Marukyu SFA 440 o SFA 441 e 50 ml per kg di SFA 430, proprio per arricchire al massimo il mio composto che, una volta bagnato, assumerà un colore nocciola con una fortissima impronta odorosa tipica della grossa pupa. I bigatti verranno in parte incollati per contrastare la loro dispersione vista la forte corrente ed il fondale piuttosto accentuato. Consiglio un’incollaggio piuttosto tenace se si pesca nella parte alta, che andrà lasciato più “morbido” nella parte bassa, fino ad utilizzarli sfusi quando il fiume rallenterà ed abbasserà i livelli delle sue acque. In questo periodo è vietato utilizzare esche preposte alla cattura delle carpe, tipo il mais, ma quando il divieto cessa e le carpe escono dalla frega, vi consiglio di portarvene una buona scorta, in quanto le baffone locali adorano abbuffarsi di questa succulenta granaglia.

Ora avete tutte le indicazioni utili per poter affrontare questo splendido tratto di fiume e spero quanto prima di vedere le vostre foto proprio da questo spot in compagnia dei suoi splendidi abitanti. Vi lascio però con una riflessione personale ma che sò essere condivisa da molti di voi…perchè non riaprire questo magnifico campo gara e magari destinarlo proprio alla pesca a feeder? Sarebbe un patrimonio non solo per gli agonisti, ma per tutti gli amanti della pesca!