Maurizio Teodoro svela alcuni segreti sulla pesca in Muzza Lombardia

La Muzza: i consigli di Maurizio Teodoro – 1° Parte


MAURIZIO TEODORO SPIEGA LA MUZZA

Della Muzza già abbiamo parlato all’inizio della scorsa stagione agonistica, quando pubblicai un articolo di una pescata nei pressi di Paullo sul canale più antico d’Italia, essendo stato realizzato all’epoca dei romani.




Un canale che come ho già scritto mesi fa, è molto importante per l’agricoltura lombarda dando acqua alla campagna orientale della provincia di Milano e l’intera provincia di Lodi. Prende vita all’altezza di Cassano d’Adda e dopo sessanta chilometri ritorna nell’Adda con una portata notevolmente ridotta, specialmente nel periodo tra aprile e agosto. La Muzza è il canale artificiale italiano che presenta la maggiore portata d’acqua al punto che la forte velocità della corrente può portare alla creazione di mulinelli d’acqua. Il corso della Muzza è all’incirca uguale dappertutto, con alcuni tratti in cui la profondità è minore e di conseguenza la velocità della corrente più forte e altri in cui si possono trovare fino a sei metri di acqua. Non esistono posti migliori e posti peggiori. Il pesce è presente in buona quantità e di specie differenti; il problema è solo uno ovvero saperlo pescare. Bella ma tecnica e difficile, molto difficile. Per questo motivo ogni volta che devo andare a pescarci chiedo l’aiuto di Maurizio Teodoro, un vero e proprio guru della Muzza essendo un assiduo frequentatore e conoscendo ogni singola postazione di pesca. Bolognese e roubaisienne sono le tecniche più utilizzate, anche se la preferita del “Teo” è sicuramente la seconda. Motivo questo per cui ho deciso di lasciare direttamente a lui la parola per avere un commento più tecnico:

“La Muzza non è solo un canale che irriga i campi, ma viene utilizzato anche per raffreddare le centrali elettriche realizzate sul suo corso; motivo questo che spiega perché durante l’arco della giornata la corrente possa subire continue variazioni di velocità e portata, portando alla presenza di due correnti, superficiale e di fondo. Quando l’acqua scorre a velocità costante la lenza verrà realizzata completamente a pallini: una montatura realizzata in almeno cinquanta centimetri, abbastanza aperta e morbida con i primi 4-5 piombini distanti tra di loro intorno ai 10 – 15 centimetri e gli ultimi in cima sempre più vicini fino a formare un bulk. Seguendo uno schema ben preciso, bisogna considerare tre pallini per ogni misura, che aumentano di peso fino a tarare il galleggiante. Una montatura perfetta per la ricerca di pesci di taglia medio – piccola. Quando invece l’obiettivo si sposta su pesci di taglia maggiore, per forza di cose bisogna essere consapevoli che si va incontro ad una pescata con molte meno mangiate. Il trucco è quello di cambiare completamente modo di pescare, passando dall’utilizzo del classico galleggiante a goccia ai galleggianti a vela. Perché la vela? E’ presto detto. Questa tipologia di galleggiante è più efficace in quanto taglia la corrente in superficie, riducendo l’attrito, attenuando le turbolenze laterali dell’acqua e permettendo alla lenza di procedere la propria alla stessa velocità della corrente che c’è sul fondo. A seconda del peso del galleggiante è possibile pescare sia in leggera trattenuta, sia pescando completamente fermi. In più essendo a filo passante è impossibile che il corpo si tagli o si danneggi in fase di afferrata. Infine avendo il filo adiacente alla deriva e all’antenna, garantisce un’ottima sensibilità.

Ogni pesce catturato nella Muzza non è mai casuale; rispetto ad altri luoghi le difficoltà sono maggiori ed è ciò che rende il canale unico ed affascinante. Per riuscire a vedere delle mangiate è estremamente importante seguire la scia della pastura. Il consiglio è quello di lanciare le palle di pasture davanti alla propria postazione o al massimo mezzo metro più a valle. Il motivo sta nel fatto che a volte i pesci, per spirito di competizione alla ricerca di cibo, si inseguono e risalgono la corrente fino a trovarsi al di sopra della zona pasturata. Inutile dire che la lenza va lanciata a monte, per far si che l’amo entri in pesca esattamente davanti a noi. La logica vorrebbe che il filo non tocchi mai l’acqua durante la passata; ebbene io preferisco lasciare sempre un po’ di filo sulla superficie dell’acqua. Il trucco è quello di non trattenere la corsa della lenza nel tratto finale della passata, per far viaggiare il galleggiante al contrario. Allentando la trattenuta e lasciandolo alla deriva si otterrà un cambio di posizione della lenza che potrebbe ingannare un pesce come il cavedano a fine passata. Di norma si tratta di un’acqua limpida, che si sporca solo in casi eccezionali. Naturalmente in queste condizioni il pesce è meno sospettoso e si possono utilizzare dimensioni di ami e fili non troppo sottili, anche fino a 0.12 – 0.14 mm e ami fino al n.16. Di norma però la limpidezza e trasparenza dell’acqua non permette l’uso di monofili superiori agli 0.10 mm, quando il pesce è in frenesia alimentare, obbligando a scendere fino alo 0.07 e ami del n.22. Cagnotti, vermi o camole? Sicuramente meglio i cagnotti, bianchi o ben colorati, anche se un bel verme potrebbe non dispiacere a cavedani e carpe, specialmente dopo un forte temporale.

LA PASTURA
Premettendo che in queste condizioni è consigliato l’utilizzo della retina, come si bagna la pastura per rallentare il più possibile la fuoriuscita delle esche dalla stessa retina? Due sono le vie: la prima è quella di rendere la pastura collosa bagnandola di più e la seconda prevede l’aggiunta di erba e foglie nella retina per ridurre i tempi d’uscita dei cagnotti. Se invece l’intenzione è quella di aumentare la velocità di uscita di pastura e cagnotti basta fare degli ulteriori buchi nella retina con l’ausilio delle forbici. In un periodo freddo come questo il mio consiglio è quello di usare delle retine a maglie larghe, specialmente per i cagnotti che tendono a bloccarsi con il freddo e a non fuoriuscire. La tipologia di pastura è quella che già è stata recensita qualche giorno fa su questo sito. Le pasture della Fly per Cavedano, Barbo, Scardola e Savetta (CLICCA QUA PER LA ANDARE ALL’ARTICOLO SULLE PASTURE), sia di colore rosso che bianco, mischiate con una bassa percentuale di pasture Marukyu sono le ottimali per farsi qualche ora di pesca con catture interessanti. Di seguito vi propongo le mie regole per una perfetta pescata su questo stupendo canale.”

Le 7 Regole della Muzza

1 – Se pescate in compagnia state ben distanziati.

2 – Usate buone quantità di pastura rossa al formaggio

3 – Mettete i bigattini in retina con sassi come zavorra

4 – Preparate una bolognese da 7 metri per pescare in leggera trattenuta…

5 – …ed una 8 metri per pescare sotto la punta della canna con un galleggiante a vela

6 – La parte bassa della lenza deve essere morbida con pallini distanziati ma non piccoli

7 – Il finale della lenza deve sempre radere il fondo

QUALI PESCI SONO PRESENTI

E’ alta la presenza di specie ittiche nella Muzza. In passato era possibile trovare tanta minutaglia tra alborelle, triotti e vaironi. Purtroppo ora non è più così anche se non ci si può lamentar tra cavedani, barbi, carpe, siluri, gardon, pighi e scardole. Tutti pesci di taglia, specialmente carpe (come già raccontato in un PRECEDENTE ARTICOLO) e siluri. I barbi comuni sono presenti in buona quantità con esemplari, dicono, fino a cinque chilogrammi; anche i nostri pesci nobili si difendono però, in particolar modo i cavedani, con esemplari da un paio di chili.

In sintesi, è una pesca veramente difficile che però, se affrontata nella giusta maniera, può portare ad enormi soddisfazioni. Purtroppo non tutte le sessioni di pesca sono uguali e il pesce può rispondere in maniera più o meno positiva a seconda delle condizioni atmosferiche o della temperatura dell’acqua. Quando ci sono sbalzi di temperatura significativi da un giorno con l’altro o quando capita che vengono scaricati degli inquinanti nella Muzza (cosa che purtroppo accade), il pesce ne risente diventando molto apatico. In situazioni ottimali invece è possibile quasi riempire una nassa tra cavedani, barbi, pighi e, come abbiamo visto lo scorso anno, anche carpe. Ho pensato di dividere l’articolo in più di una parte visto che le condizioni che si possono trovare sulla Muzza sono simili a quelle che si possono incontrare in altri fiumi o canali con forte corrente. In questo articolo ci sono le nozioni di base su come affrontare al meglio canale. Nella prossime puntate parleremo della lenza da bolognese e di quella da roubaisienne, oltre a qualche consiglio sulla pesca a feeder.