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Maurizio Teodoro ci racconta la "Vita Mondiale"

INTERVISTA A MAURIZIO TEODORO SULLA VITA DA CT

Da diverso tempo insieme a Maurizio Teodoro stavamo pensando di realizzare un articolo intervista con lo scopo di presentare ai tanti utenti che ci seguono come si vive una settimana iridata. Maurizio in veste di commissario tecnico può essere ormai considerato un veterano in quanto con quello di quest’anno dovrebbe essere arrivato a circa una decina di campionati vissuti da capitano, senza poi dimenticare le annate in veste di vice capitano con Franco Bisi nei giovani e Giampiero Barbetta con le donne.

La settimana del campionato del mondo è molto dura per gli atleti, ma ancora di più per chi fa parte di tutto lo staff. Da sempre la FIPSAS appoggia in tutto e per tutto ed anche di più le nostre selezioni in ogni specialità e categoria, ma la bravura di uno staff sta anche nel riuscire a programmare perfettamente ogni istante della giornata della squadra, dal riposo ai pasti, passando naturalmente per gli orari di “lavoro”.

Quest’anno Maurizio Teodoro ha avuto un agosto davvero impegnativo sotto tutti i punti di vista visto che ha iniziato con gli under 18 in Portogallo per poi finire con le donne in Spagna. Un agosto vissuto ad oltre 35 gradi di media durante il giorno, per le cocenti temperature estive della penisola iberica.

Ecco il racconto di Maurizio Teodoro.

Personalmente è già da un anno che stavo pensando di proporre questo articolo a Matteo perché ci terrei davvero molto a far capire a tutti voi utenti di Fishingmania ed in generale i pescatori italiani, come viene passata una settimana mondiale.

Molta gente potrebbe pensare che non sia niente di particolarmente difficile in quanto per noi è come una vacanza dove andiamo a pescare. Questo è assolutamente sbagliato. Ci sono molte difficoltà ed un grande impegno da parte di tutti.

In particolare la FIPSAS è la prima ad impegnarsi più di tutti. La federazione è una costante davvero importante per la nostra trasferta, perché ci aiuta in ogni modo possibile. Tra l’altro questa è anche l’occasione per ringraziare tutti i vertici della nostra federazione italiana di pesca sportiva per tutto quello che fanno per le nostre nazionali.

Ma naturalmente anche la federazione ha bisogno di partire da alcune basi che io e gli altri capitani dobbiamo fornire per riuscire ad orchestrare al meglio tutto.

I mondiali portano via moltissime energie a noi ed agli atleti. Fortunatamente, se così vogliamo dire, quelli della mia generazione sono un po’ più abituati in quanto in passato il numero delle competizioni nazionali a cui partecipavamo era di gran lunga più alto.

Campionati individuali, a squadre, club azzurri, superselezioni e tutte le gare di contorno. A partire da febbraio fino a novembre ogni domenica eravamo in giro per l’Italia in qualche competizione agonistica.

Potrei dire che abituati a tutto ciò, ora non siamo assolutamente appesantiti dalle fatiche iridate. Sbaglierei di grosso. L’abitudine c’è, ma il fisico ne risente.

In particolare quando poi tocca una trasferta di una settimana in un Paese come il Portogallo il cui problema principale non è il posto, bellissimo, ma la temperatura. A Santa Justa nel mese di agosto le temperature raggiungono i trenta gradi fin dalle prime ore del mattino, per poi toccare anche i quaranta gradi nel primo pomeriggio.

Il vantaggio sta nella sera, con la temperatura che cala di una quindicina di gradi o più grazie alla mitigazione dei venti atlantici. Un vantaggio, che però è allo stesso tempo uno svantaggio perché uno sbalzo termico di questa entità influisce negativamente sul corpo, rischiando a volte di creare problemi ad addormentarsi.

Riuscire a dormire regolarmente per un certo numero di ore tutte le notti per una settimana è molto importante per poter affrontare al meglio la giornata successiva. Personalmente nella veste di capitano la media di ore di sonno varia tra quattro e cinque.

Sicuramente non molte, dettate dal fatto che la mattina bisogna essere in piedi alle sei per organizzare il tutto e la sera c’è il meeting con le squadre e con gli accompagnatori federali fino ad almeno a mezzanotte.

Poi, durante le giornate di gara, le ore di sonno possono anche scendere ulteriormente perché bisogna organizzare i furgoni con l’attrezzatura, le pasture e le esche.

La squadra parte normalmente la domenica precedente al mondiale. Dovrebbero essere cinque giorni di prove, ma in realtà sono molto meno. Lunedì, martedì e mercoledì sono le giornate più importanti in quanto si riesce a provare per tutta la giornata. Poi il giovedì si pesca mezza giornata per la cerimonia di apertura nel pomeriggio ed il venerdì ancora mezza giornata in quanto è il giorno precedente alla prima prova.

Tutto ciò porta sicuramente ad un calo della concentrazione, soprattutto nella giornata del giovedì. Ecco allora che il lunedì diventa il giorno più importante, quello dove bisogna essere freschi mentalmente ed affrontare il primo giorno di prove come se fosse quello di gara.

Inoltre è obbligatorio avere già tutto pronto dall’Italia per poter provare più cose possibile e capire subito quale potrebbe essere la pesca regina, oltre che le possibili alternative. Tutto ciò mi collega al discorso di formare le nazionali un anno prima del mondiale.

Ciò permette di avere il tempo per preparare i ragazzi/e in un certo modo al campo iridato e soprattutto di essere davvero pronti il lunedì delle prove.

La vera responsabilità di un capitano è quella di gestire i ragazzi e le ragazze a livello fisico. A seconda delle situazioni bisogna decidere se far staccare gli atleti dal panchetto per farli andare al fresco, mangiare qualcosa in pochi minuti lontano dal caldo e poi ricominciare.

A volte invece mangiamo velocemente un panino perché vogliamo tornare a prepararci. Aprendo una parentesi, non so quanti litri di acqua la federazione ha dovuto acquistare per queste due trasferte.

In Portogallo e Spagna, a mio avviso, nel mese di agosto una persona normale beve quattro litri di acqua al giorno, integrando con sali minerali.

Insomma, è una escalation di problemi che bisogna continuamente saper gestire. Non da ultimo ciò che riguarda il comportamento generale dell’atleta: l’abbigliamento con i capi della squadra e la puntualità ai pasti prima di tutto.

Per quanto riguarda il secondo punto è molto importante che la sera siano tutti a tavola all’orario prestabilità perché gli orari sono programmati per poter riposare adeguatamente.

Fortunatamente mi sono sempre avvalso di ottimi co capitani come, in questo caso, Stefano Defendi nelle donne ed Umberto Ballabeni per gli under 18. Due persone, oltre che due eccezionali garisti, che conosco da tempo e con cui non ho bisogno di parlare perché basta uno sguardo per intenderci immediatamente.

Inutile dire che se ci fossero loro al mio posto per questa intervista direbbero esattamente le stesse cose che sto dicendo io.

Perdonami se ti interrompo nel tuo dettagliato racconto, ma il capitano ha degli orari prestabiliti?

Assolutamente no. Se i ragazzi dormono tra le quattro e cinque ore, a volte il capitano ne dorme molto meno.

Diventa fondamentale riuscire a prendere il “ritmo” durante la settimana, senza dimenticare che gli ultimi giorni di estrema tensione si può far fatica a prendere sonno di sera.

Personalmente ho visto persone di ferro faticare a dormire. Io non sono di ferro, quindi mi capita spesso di non riuscire ad addormentarmi. Questo è all’incirca il riassunto di quello che è la settimana.

Ovviamente noi viviamo di pesca e ci sono cose che bisogna fare come la sfilata di inaugurazione e salutare le altre nazionali, averne rispetto, parlare con gli altri capitani ed essere sempre sinceri specialmente in ottica futura per avere qualche indicazione sui campionati mondiali in altre nazioni.

Devo dire che come italiani siamo molto fortunati perché con una federazione così alle spalle abbiamo la strada spianata perché non ci manca niente. La pesca giovanile in Italia è veramente molto apprezzata all’estero.

Non ci manca davvero nulla. E questo si rispecchia poi nei risultati. Per quanto mi riguarda le medaglie non hanno colore. Che siano d’oro, argento o bronzo è uguale, sono sempre medaglie mondiali.

Forse lo dico perché sono un vecchio garista, ma il piazzamento gratifica la squadra. Non si può buttare via una medaglia perché si vuole strafare, non è bello. E questo è il DNA che io, Stefano ed Umberto abbiamo dentro.

Un capitano è felice se la squadra va bene perché tutti sono felici. Personalmente sono rimasto molto colpito dal vedere felici le ragazze che sono salite sul podio due volte in tre anni e soprattutto vedere felice chi ha fatto ben ventitre mondiali come Simona Pollastri.

Un’agonista strepitosa, una vera campionessa che giustamente deve continuamente essere valorizzata perché può dare sempre quel qualcosa in più dettato dall’esperienza. Ed i risultati durante il capitano Teodoro/Defendi sono sempre arrivati.

E soprattutto è arrivata una crescita generale del gruppo che ha visto prima di tutto la vittoria del campionato del mondo individuale da parte di Silvina Turrini, una rivalorizzazione di Simona Pollastri ed abbiamo valorizzato delle giovani come Valentina Borsari, Anna Sgobbo, Federica Brilli e abbiamo portato allo stesso livello anche Claudia Marchiodi.

Questo è il lavoro che abbiamo fatto e che molte persone non sanno.

Per chiudere questa lunga intervista, che poi continuerà con la seconda parte sui due campionati del mondo in dettaglio e sulla nazionale giovanile appena formata, volevo chiederti una cosa a riguarda di una tua frase di prima sui capitani delle altre nazionali.

C’è qualche capitano di altre squadre con cui ti trovi particolarmente bene e con cui hai un particolare rapporto di conoscenza/amicizia?

Ci sono dei capitani con cui ho degli ottimi rapporti. C’è moltissimo rispetto con gli inglesi e soprattutto grande trasparenza. Proprio con gli inglesi è molto importante non fare doppi giochi in quanto loro sono sempre molto corretti.

Con tutti i capitani francesi ed il capo dei capitani della Francia sono tutte persone con cui ci vediamo, ci stimiamo e c’è un ottimo rapporto.

Con Walter Tamas dell’Ungheria c’è molto dialogo. Se ci serve del ver de vase spesso aiutano nel trovarcelo.

In particolare c’è il capitano dell’under 14 della Francia con cui ci siamo sempre trovati molto bene. Dai francesi abbiamo una grande stima, che forse si è rafforzata ultimamente anche grazie ai rapporti col marchio Milo.

Proprio grazie al mondo Milo ho avuto anche molte informazioni per il mondiale donne di Merida. Tutti rapporti che mi sono serviti moltissimi anche per la mia crescita come capitano. Sono davvero contento perché mi sono completato anche grazie all’organizzazione di un marchio importante come Milo.

Poi comunque sono in ottimi rapporti con tutti

A seguire la seconda parte sui due campionati del mondo che hanno visto le squadre di Maurizio Teodoro vincere il mondiale negli under 18 e conquistare il bronzo nelle donne, con alcuni interessanti aneddoti su determinate scelte.

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