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PESCA AL LUCCIO: Nelle piccole acque

PESCA AL LUCCIO NELLE PICCOLE ACQUE

PESCA AL LUCCIO NELLE PICCOLE ACQUE

Dai piccoli canali di bonifica alle risorgive pedemontane, passando per i piccoli affluenti dei canali principali alle rogge di pianura. Il comprensorio dei corsi d’acqua cosiddetti “secondari” racchiude una buona fetta delle acque italiane. Parliamo quindi di corsi d’acqua larghi non più di 6/7 mt, con profondità che raramente superano il metro e mezzo (fatta eccezione per qualche buca, solitamente a ridosso di mulini o opere idrauliche) con caratteristiche morfologiche che spaziano dai tratti a carattere torrentizio a zone con forte presenza di vegetazione acquatica.

Realtà ancora molto ricche di vita dove la presenza di esocidi è ben affermata. Ed è proprio il luccio, il re delle acque dolci, l’argomento di questo articolo. Vediamo quindi come approcciare questa tipologia di acque, dimensionando a dovere tecnica ed attrezzature.

APPROCCIO

Pensare di affrontare ambienti facili e scontati solo perché di piccole dimensioni è quanto di più sbagliato si possa pensare. Sostanzialmente più è ridotto il corso d’acqua, più è influenzato da fattori esterni come temperatura, pioggia, variazioni del livello, disturbi di varia entità ecc. Ed è quindi importante saper interpretare i fattori indice di buona attività predatoria o comunque della presenza di lucci (cosa non affatto scontata).

Innanzi tutto partiamo dal presupposto che, a differenza di ambienti più vasti come possono essere fiumi o grandi laghi dove è possibile ricercare il pesce attivo in ogni situazione, difficilmente si potranno ottenere buoni risultati se le condizioni non sono favorevoli. Nella maggior parte delle realtà, si tratta di una pesca stagionale e relegata a fasce orarie di attività ben delimitate per ogni stagione.

Principalmente sono ambienti da affrontare dal primo periodo autunnale fino ad i primi freddi invernali, per poi riprendere da inizio primavera fino al primo periodo estivo. Andremo a sfruttare i cambi di luce o le situazioni di bassa pressione. Vento e pioggia inoltre sono altri due fattori che influiscono l’attività predatoria, anche se è molto soggettivo al tipo di corso d’acqua. Gli ambienti ristretti richiedono presentazioni millimetriche e movimenti cauti: un lancio sbagliato o un passo azzardato possono bruciarci lo spot.

Il nostro primo strumento di pesca saranno gli occhi, quindi un buon paio di occhiali polarizzati sono d’obbligo per individuare pesci e conformazione del fondale. Passiamo ora ad una breve descrizione dell’attrezzatura:

SET UP:

La parola d’ordine è versatilità. Abbiamo bisogno di una combo che ci permetta di gestire diverse tipologie di artificiali e soprattutto che sia estremamente maneggevole, rapida in ferrata e con schiena a sufficienza per contrastare anche i grossi esemplari nel minor tempo possibile. Un attrezzo quindi di lunghezza compresa tra i 7 ‘ e 8’, con un casting weight attorno le 3 o 4 oz.

Ben si presta allo scopo la bloody Hartcore C EVO di casa Hart Fishing: 7.5′ per 150 gr di lancio, veloce, potente e maneggevole. Abbinata ad un low profile come il PHANTOM sempre di Hart Fishing, un mulinello da pesi massimi ma dalle dimensioni ridotte e soprattutto molto palmabile e maneggevole. Mulinello caricato con un buon trecciato compreso tra 60 e 70 lb come il MASARU ROUND 60 lb di ASARI. Parliamo di un 8 capi veramente setoso al tatto ma comunque molto resistente e soprattutto duraturo nel tempo.

Completiamo il set up con un finale in acciaio rapportato al libraggio della treccia o in FC (in questo caso mai al di sotto 1 mm di diametro onde evitare che i denti del luccio taglino di netto il finale). Ovviamente la minuteria sarà rapportata di conseguenza ai carichi di treccia e finale. Abbiamo parlato fin ora di attrezzatura da bait casting assolutamente più indicata per questo scopo, ma per i nostalgici dello spinning le caratteristiche restano le stesse.

Passiamo finalmente ad analizzare gli artificiali che non devono mai mancare in queste situazioni.

ARTIFICIALI

Partiamo dal presupposto che ambienti ristretti non significa piccoli artificiali. Ovviamente andranno selezionati a dovere artificiali specifici, ma non facciamoci problemi con le taglie. Artificiali da 30 cm sono all’ordine del giorno anche per lucci di 50 cm. Gli unici vincoli che abbiamo nella scelta della taglia sono relativi al tipo di foraggio presente, al periodo dell’anno e da quanto invasivi possono essere artificiali troppo grossi in determinate situazioni. Detto ciò, ecco una breve carrellata di alcuni artificiali che non possono mancare quanto battiamo canali, canaletti e rogge:

– SHAD

Mille modelli e mille colori per queste gomme molto versatili. Ottime per approcciare una pesca di ricerca per capire come risponde il pesce. Gran versatilità in ogni condizione di acqua e corrente. Consiglio sempre di partire con colori più imitativi possibili al foraggio presente. 3 modelli in particolare che uso molto spesso in queste acque sono hering Shad di savage gear nella misura 19 cm, shad teez di westin nella misura 22 cm ed infine fox rage pro shad nella misura 18 o 23 cm.

– SWIMBAIT:

Sia soft che hard, artificiali che puntano tutto sul realismo dei colori e del movimento. Da utilizzare in acque calme su pesce apatico tipico del periodo freddo. Sicuramente un approccio più lento dove spesso è necessario fare diversi lanci nello stesso spot per ottenere qualche riscontro.

Artik Touch di HART è la mia prima scelta in questi casi. Si tratta di una swimbait suspending dai colori molto naturali e dal nuoto realistico che (e questo è un gran punto di forza) entra in azione al primo accenno di recupero. Seguono a ruota altre swimbait come 4d trout di Savage Gear da 20 cm o soft 4 play sempre di Savage Gear, quest’ultima da usare recuperata a brevi scatti per poi farla scendere sul fondo come un pesce morente

SPINNERBAIT:

Si alza il vento ed arriva il momento di sfoderare la ferraglia. Si tratta di una pesca molto veloce, dove è tutto incentrato nel battere più acqua possibile ma che permette comunque una pesca di precisione in spot. Il primo spinner che uso è sempre il Diamond di HART nella versione da 1 oz che mi permette di variare la velocità di recupero a piacimento pur mantenendo le pale in perfetta rotazione (tutto ciò grazie alle due palette, una willow ed una Colorado).

A seguire uso il big shot di Black Flagg in forte corrente o acque più profonde, oppure Da’bush di savage gear che grazie alle due grosse pale colorado permette recuperi lentissimi. Consigliato in acque calme e ricche di vegetazione.

– TOP WATER:

Anfibi, roditori e piccoli uccelli acquatici fanno parte della dieta del luccio ed è quindi una buona mossa offrire anche questo tipo di prede. Usiamo quindi imitazioni sia weedless come basirisky 70 di Deps o field mouse di Live Target, sia hard come SPRO bbz rat o suicide duck di Savage Gear. Scegliamo piccoli canali ricchi di vegetazione e con acqua calma e sfruttiamo il cambio luce serale fino a sera inoltrata. Sangue freddo e attacchi da cardiopalma per questa tecnica non adatta ai deboli di cuore!

CONCLUSIONI

In conclusione, questo è l ABC per la Pesca al luccio in questi piccoli ambienti che, se affrontati con cognizione di causa, possono portare grandi risultati. Ci tengo a ricordare come il luccio sia una specie fortemente a rischio e dove è fortunatamente ancora presente, va tutelato e trattato con cura. Quindi rispettiamo questo pesce ed usiamo sempre tutte le accortezze del caso: presa opercolare eseguita a dovere, pinze a becchi lunghi, tronchese e guadino in gomma.

Per il resto, buona fortuna ed in bocca al luccio!

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