Itinerario Toscana - Lago del Mulinvecchio Toscana

Itinerario Toscana – Lago del Mulinvecchio a Feeder


FEEDER FISHING AL LAGO DEL MULINVECCHIO

Insieme al campione regionale di feeder a coppie, Luca Camignani e con l’accompagnamento di un tester come Gabriele Ciampalini, abbiamo deciso di sfruttare le temperature quasi primaverili di metà gennaio per impostare una sessione di pesca a feeder in uno degli spot più belli della Toscana, il Lago del Mulinvecchio in località Bargino (FI).




SPOT

Il lago, un piccolo bacino naturale gestito egregiamente dalla Fipsas, costituisce di fatto un piccolo paradiso a pochi chilometri dalla città, completamente naturale e imbottito di ogni specie ittica possibile: brème, carassi, carpe, lucci e black-bass sono solo alcune delle specie che possiamo incrociare nei nostri strike. La nostra attenzione si è focalizzata in particolare sulle meravigliose carpe che popolano questo specchio d’acqua, degli esemplari selvatici di taglia medio piccola dotati di grande forza e di una livrea perfetta. La conformazione ovale del lago si presta a qualsiasi tipo di pesca: roubasienne, pesca all’inglese e a feeder in sponda opposta (distante circa 40 metri) sono solo alcune delle tecniche che possiamo additare, senza accantonare la tecnica del feeder fishing marginal che fornisce ottimi risultati sopratutto all’imbrunire. Per quanto riguarda il fondale abbiamo trovato una profondità di circa 1.5 m a un paio di metri dalla sponda opposta, ma in generale è possibile riscontrare mediante la tecnica del plumbing che il lago si attesta su una profondità media modesta, attorno ai due metri, con un fondale costituito prevalentemente da limo e argilla.

TECNICHE ED ESCHE

In questa sessione io e il mio compagno abbiamo deciso di impostare la pesca in due modi: per 2/3 della pescata sulla linea lunga a ridosso della sponda opposta, e marginal a fine giornata, avendo cura di mantenere questa linea ben alimentata durante tutto il giorno. Per la linea lunga abbiamo montato delle canne da 12 e 13 piedi ad azione media, mentre per la linea corta ci siamo affidati a delle tipiche canne commercial da 11 piedi; personalmente ho abbinato alla prima canna un mulinello di taglia 5000 caricato con un trecciato da 0.10 mm e corredato da uno shock leader dello 0.24, mentre alla seconda canna ho abbinato un mulinello più piccolo, caricato con nylon diretto dello 0.26, complice la maggiore taglia delle carpe sotto sponda. Non molto lunga la lista delle esche: bigattini sfusi vivi (sfusi e incollati) e morti, di colore naturale e rosso, veri sovrani del periodo invernale, accompagnati da mais e lombrichi; pochissima la pastura utilizzata stanti le regole del lago che ne consentono un utilizzo minimo. Per quanto riguarda le tecniche e i rig, abbiamo deciso di impostarne tre, in ordine di importanza: pellet feeder da 30 gr caricato con bigattini incollati abbinato ad un finale di 10 cm dello 0.18 (amo ad occhiello del n. 16), montatura paternoster con cage feeder e block end per la pesca a feeder fishing classica abbinata a finali di 60 cm dello 0.16 (amo del n. 14 e 16), flat method feeder abbinato allo stesso finale utilizzato per la pesca a pellet feeder.

SESSIONE

Fatto un fondo iniziale a circa 40 m con un open end medio, di carnet costituito da bigattini, mais e lombrichi chiusi tra due piccoli tappi di pastura veicolante, ho iniziato la pescata come mio solito a feeder fishing classico, montando per i primi lanci un cage feeder di taglia media, ma passando quasi subito ad uno di taglia piccola: siamo in inverno e il pesce è apatico, diffidente e facilmente saziabile, per cui la parsimonia diventa la regola principale da seguire. Mi sono affidato quasi esclusivamente al bigattino vivo, sia come innesco che come pasturazione, variando di tanto in tanto la presentazione ed il colore, ed alterandolo solo quando strettamente necessario a mais e lombrichi; per quanto riguarda la tecnica del method ho utilizzato come esche bigattini morti e mais giallo, esca micidiale per questa tecnica applicata ai laghi naturali e poco pressati.

Molto più decisiva si è rivelata la scelta di variare continuamente tecnica di pesca tra le tre citate: questo fatto ci ha permesso di ottenere oltre dieci carpe di peso compreso tra un chilo e i 3 chili nell’arco di tutta la pescata a “lunga distanza”.

Come detto, abbiamo impostato l’ultima ora di luce disponibile “marginal”, nell’immediato sottosponda precedentemente pasturato; sembrerà impossibile ma anche in questo periodo dell’anno abbiamo ottenuto le maggiori soddisfazioni proprio da questa tecnica e questa linea, portando a guadino alcuni splendidi esemplari che sfioravano i 4 chilogrammi, sanissimi e dalla forza incredibile, segno inequivocabile della salute generale del lago.

Testo e foto di Matteo Pampaloni